Le Vie dei Tesori fanno il pieno con 365mila visite

Tutti i numeri della dodicesima edizione del festival. A Palermo si sono registrati 265mila accessi, a cui si aggiungono i 100mila delle altre nove città siciliane. Il sito più visitato nel capoluogo è stato il rifugio antiaereo di piazza Pretoria, seguito dall’aeroporto di Boccadifalco e da Palazzo Alliata di Villafranca

di Redazione

Numeri da record per la dodicesima edizione de Le Vie dei Tesori. Sono stati complessivamente 365mila i visitatori che hanno preso d’assalto chiese, palazzi, musei e monumenti in tutta la Sicilia. Il festival che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, non solo ha consolidato i numeri su Palermo – nonostante il maltempo, sono stati 265mila i visitatori in 130 siti in tutta la città – ma ha aggiunto altre 100mila presenze nelle altre nove città siciliane coinvolte, e un progetto pilota in Nord Italia, piccolo ma che ha riscontrato l’interesse del pubblico. Le cifre raccontano un Festival che è ormai tra i maggiori d’Italia, per numeri di partecipanti, per ricaduta economica, per coinvolgimento di partner, per la risonanza in termini mediatici a corredo della città Capitale Italiana della Cultura.

Un festival, costruito da un gruppo di giornalisti e operatori culturali in collaborazione con centinaia di partner pubblici e privati, che viaggia su un avanzato portale web: da fine agosto a fine ottobre il portale ha ricevuto quasi 700 mila visitatori unici per circa 5 milioni di pagine viste. Ma quella che risulta molto interessante è la radiografia “sociale” ed “economica”: un indice di gradimento che sfiora il cento per cento, i turisti che non soltanto vogliono tornare ma chiedono che il festival venga ripetuto durante l’anno.

Tra i siti inediti di quest’anno, il carcere Ucciardone dove i detenuti hanno condotto una visita teatralizzata diretta da Lollo Franco, sempre sold out, ha riscosso anche l’interesse dell’ammiraglia Rai. E proprio nella casa circondariale stamattina sono stati presentati i dati finali de Le Vie dei Tesori, alla presenza dell’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, del sindaco Leoluca Orlando, del presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus, Laura Anello, padrona di casa il direttore del carcere Rita Barbera: una scelta importante che sottolinea la valenza positiva di un festival che non soltanto “apre” e racconta i luoghi, suscita interesse e senso di appartenenza nel pubblico, ma innesca anche processi permanenti: un esempio per tutti, la chiesa di Sant’Antonio Abate, serrata da vent’anni, visitata da 3454 persone e, dopo il festival, definitivamente aperta, ultimo caso di una serie in questi anni.

Ed eccoci ai numeri: 265mila visitatori nei 5 weekend di Palermo (l’ultimo in parte rovinato dai nubifragi e dall’allerta mete+o rosso) cui si aggiungono i partecipanti alle passeggiate, ai laboratori (2020 bambini) e agli spettacoli; che, sommati ai partecipanti alla Notte Bianca dell’Unesco (12.700 visitatori), alle 16.150 presenze di Catania e alle 70.765 nei tre weekend di settembre nelle altre otto città siciliane, portano a 365 mila visitatori i visitatori del festival in Sicilia. Con una ricaduta economica, sulla sola Palermo, di oltre tre milioni e mezzo di euro in termini di spesa turistica (viaggi, alberghi, shopping), secondo le stime dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee che da anni studia il festival.

I numeri palermitani confermano un trend in netta crescita nei primi quattro weekend, interrotto dai violenti nubifragi che nell’ultimo fine settimana ha comportato la chiusura di numerosi luoghi perché allagati o inaccessibili. Si stima una perdita in termini di visitatori, tra le dieci e le quindicimila presenze. I numeri: 265 mila ingressi, cui si sommano i circa 12.700 utenti che hanno visitato gratuitamente i nove monumenti del sito seriale arabo normanno (a Palermo, Monreale e Cefalù), durante l’ormai consueta Notte Bianca dell’Unesco, che quest’anno ha di fatto aggiunto un weekend alla normale programmazione del festival; i 3 mila visitatori che hanno scoperto palazzi storici e gallerie private dell’Itinerario Contemporaneo: lunghe code per accedere alle mostre e ai luoghi che le ospitavano, raccontando sacche creative di artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti; i quasi 5 mila partecipanti alle passeggiate, guidate da storici, botanici, giornalisti; e al Festival KIDS, manifestazione nella manifestazione, tra gazebo, laboratori e luoghi aperti e pensati proprio per le famiglie alle quali è stata dedicata anche una family card (ne sono state acquistate 307).

Ed eccoci ai luoghi: che già dal sito più visitato, raccontano un trend che si va diversificando e consolidando. Primo per visitatori il rifugio antiaereo di piazza Pretoria (aperto già da due anni) che ha fatto rivivere a diversi nonni i ricordi della guerra, quando su Palermo piovevano le bombe degli americani, ha registrato 7834 visitatori. Al secondo posto lo straordinario aeroporto di Boccadifalco, una delle grandi novità di quest’anno: sommando i due percorsi disponibili (il primo ha totalizzato 3235 visitatori e il secondo, solo su prenotazione, 2418) e gli 800 partecipanti ai voli in piper sulla città, si raggiunge un totale di 6453 visitatori. Terzo Palazzo Alliata di Villafranca con i suoi splendidi saloni (6288 visitatori).

Al quarto posto si sistema comodamente un altro grande must, la Casina Cinese (5437 visitatori) amata dai reali Borboni Ferdinando e Carolina, tallonato dal Villino Florio all’Olivuzza che quest’anno ha aperto il giardino (5340), e dal settecentesco Palazzo Zingone (5269). Il pubblico non ha dimenticato l’amato oratorio di San Lorenzo (complice il film appena usciti di Roberto Andò) che raccoglie 5233 visitatori e neanche la Palazzina ai Quattro Pizzi (boom dello scorso anno) che ha messo insieme 5146 presenze.

La cupola del Santissimo Salvatore affacciata sulla città ha raccolto 4784 visitatori (ma se si aggiunge la chiesa, eccolo toccare quota 8500); in 4741 hanno ammirato il tesoro dei re normanni conservato in Cattedrale e in 4621 hanno invece (ri)scoperto i saloni di Palazzo di Città; sono stati 4403 tra turisti e cittadini, a sbirciare la cattedrale dai balconi di Palazzo Asmundo che – tra i primi 40 siti presi in esame – è quello che ha registrato il maggiore incremento rispetto allo scorso anno: + 70 per cento. Chiude questo gruppo di vincitori, la ex manifattura Tabacchi, novità di quest’anno, dove tra i 3906 visitatori si sono ritrovati molti degli ex operai. Straordinario, ancora una volta, il risultato del Teatro Massimo, che ha totalizzato oltre 2900 visitatori sul suo palcoscenico in poche ore di apertura.

Amatissimi in generale i palazzi nobiliari, soprattutto se conservano ancora arredi e decorazioni originali: ad Alliata di Villafranca, Zingone, i Quattro Pizzi, ma anche la Casina Cinese e il Villino Florio, si aggiungono gli ottimi numeri di Palazzo Comitini con i suoi saloni settecenteschi (3811 visitatori), Villa Pottino (3803, accolti dalla padrona di casa che ne ha raccontato la storia), Villa Whitaker con il suo giardino (3725, ma era aperta soltanto la domenica); poi palazzo Bonocore con l’alcova identica a quella di Palazzo Zingone (3649) e Palazzo Sant’Elia (2682) dove era in corso la mostra sui tesori degli imperatori russi. Sono risultati sold out sin dalle primissime settimane, le visite al carcere Ucciardone, il “battesimo del volo”, gli ingressi alla Banca d’Italia, all’Hotel Piazza Borsa, alla chiesa di Santa Caterina (aperta un solo fine settimana); e negli ultimi weekend anche le naturalistiche sorgenti del Gabriele.

A differenza degli anni passati, in questa edizione non c’e stato un luogo trainante, “scoperto” e visitato in maniera eclatante più degli altri, ma si è assistito ad una distribuzione equa delle visite spalmate sia nel centro storico che nelle borgate: di certo il comprensorio che ruota attorno ai Quattro Canti è in assoluto il più visitato: tra rifugio antiaereo, palazzo di Città, palazzo Bonocore e chiesa di Santa Caterina, oltrepassa le 18mila presenze. E se si estende attorno piazza Bellini, c’è un incremento di altre 5 mila unità. Di fatto è facile ipotizzare una “preparazione” più approfondita a monte: il pubblico inizia a studiare itinerari personali mirati, cerca di visitare luoghi vicini in maniera da guadagnare tempo per scoprire altri siti.

C’è stata poi la Notte Unesco. A tutti questi si aggiungono i 12.700 visitatori nei nove monumenti del percorso arabo-normanno, aperti gratuitamente per la Notte Bianca: in 5500 sono accorsi anche quest’anno alla Cappella Palatina e a Palazzo Reale dove si entrava per la prima volta varcando il portone monumentale e si potevano visitare anche i giardini reali; buone performance alla Cattedrale e a San Giovanni degli Eremiti, ottimi ingressi alla Chiesa della Martorana e nella spoglia e bellissima San Cataldo; circa un migliaio al Palazzo della Zisa, in tanti fuori porta al Ponte dell’Ammiraglio; e in tanti hanno deciso di passare il sabato sera a Monreale e la domenica a Cefalù.

Protagoniste anche le altre città siciliane. Ai visitatori su Palermo vanno aggiunti i 70mila che hanno riempito i luoghi delle altre otto città negli ultimi tre weekend di settembre: a Siracusa, Messina, Caltanissetta ed Agrigento – già protagoniste lo scorso anno – si sono infatti aggiunte Trapani, Ragusa, Modica e Scicli, oltre a Catania che ha partecipato negli ultimi weekend di ottobre in cui era in corso anche Palermo; e ha messo insieme 16.150 visitatori che hanno scoperto diversi siti inediti all’interno dei conventi o reperti sconosciuti dalle collezioni universitarie. Oltre settantamila (70.765 per l’esattezza) presenze, quindi, a settembre in sei province siciliane. Con una bella sorpresa ottenuta da Trapani che (trascinata dalla Torre della Colombaia sempre esaurita) raccoglie 15.627 visitatori e supera Messina che si ferma a 14.365, ma registra un exploit bellissimo del Museo regionale con 500 visitatori nell’unico giorno di apertura. Segue inaspettatamente Ragusa (altra sorpresa) che somma i suoi 10.594 visitatori ai 6195 di Scicli e ai 4676 di Modica, portando il Val di Noto a superare le 21 mila presenze in 48 luoghi aperti. Caltanissetta registra 7241 presenze e supera Siracusa che si ferma a 7068 ingressi in 23 siti; chiude Agrigento con 5000 visitatori in 17 siti aperti.

Tutti i numeri della dodicesima edizione del festival. A Palermo si sono registrati 265mila accessi, a cui si aggiungono i 100mila delle altre nove città siciliane. Il sito più visitato nel capoluogo è stato il rifugio antiaereo di piazza Pretoria, seguito dall’aeroporto di Boccadifalco e da Palazzo Alliata di Villafranca

di Redazione

Numeri da record per la dodicesima edizione de Le Vie dei Tesori. Sono stati complessivamente 365mila i visitatori che hanno preso d’assalto chiese, palazzi, musei e monumenti in tutta la Sicilia. Il festival che ogni anno trasforma le città in musei diffusi, non solo ha consolidato i numeri su Palermo – nonostante il maltempo, sono stati 265mila i visitatori in 130 siti in tutta la città – ma ha aggiunto altre 100mila presenze nelle altre nove città siciliane coinvolte, e un progetto pilota in Nord Italia, piccolo ma che ha riscontrato l’interesse del pubblico. Le cifre raccontano un Festival che è ormai tra i maggiori d’Italia, per numeri di partecipanti, per ricaduta economica, per coinvolgimento di partner, per la risonanza in termini mediatici a corredo della città Capitale Italiana della Cultura.

Un festival, costruito da un gruppo di giornalisti e operatori culturali in collaborazione con centinaia di partner pubblici e privati, che viaggia su un avanzato portale web: da fine agosto a fine ottobre il portale ha ricevuto quasi 700 mila visitatori unici per circa 5 milioni di pagine viste. Ma quella che risulta molto interessante è la radiografia “sociale” ed “economica”: un indice di gradimento che sfiora il cento per cento, i turisti che non soltanto vogliono tornare ma chiedono che il festival venga ripetuto durante l’anno.

Tra i siti inediti di quest’anno, il carcere Ucciardone dove i detenuti hanno condotto una visita teatralizzata diretta da Lollo Franco, sempre sold out, ha riscosso anche l’interesse dell’ammiraglia Rai. E proprio nella casa circondariale stamattina sono stati presentati i dati finali de Le Vie dei Tesori, alla presenza dell’assessore regionale al Turismo, Sandro Pappalardo, del sindaco Leoluca Orlando, del presidente dell’associazione Le Vie dei Tesori Onlus, Laura Anello, padrona di casa il direttore del carcere Rita Barbera: una scelta importante che sottolinea la valenza positiva di un festival che non soltanto “apre” e racconta i luoghi, suscita interesse e senso di appartenenza nel pubblico, ma innesca anche processi permanenti: un esempio per tutti, la chiesa di Sant’Antonio Abate, serrata da vent’anni, visitata da 3454 persone e, dopo il festival, definitivamente aperta, ultimo caso di una serie in questi anni.

Ed eccoci ai numeri: 265mila visitatori nei 5 weekend di Palermo (l’ultimo in parte rovinato dai nubifragi e dall’allerta mete+o rosso) cui si aggiungono i partecipanti alle passeggiate, ai laboratori (2020 bambini) e agli spettacoli; che, sommati ai partecipanti alla Notte Bianca dell’Unesco (12.700 visitatori), alle 16.150 presenze di Catania e alle 70.765 nei tre weekend di settembre nelle altre otto città siciliane, portano a 365 mila visitatori i visitatori del festival in Sicilia. Con una ricaduta economica, sulla sola Palermo, di oltre tre milioni e mezzo di euro in termini di spesa turistica (viaggi, alberghi, shopping), secondo le stime dell’Otie, l’Osservatorio turistico delle isole europee che da anni studia il festival.

I numeri palermitani confermano un trend in netta crescita nei primi quattro weekend, interrotto dai violenti nubifragi che nell’ultimo fine settimana ha comportato la chiusura di numerosi luoghi perché allagati o inaccessibili. Si stima una perdita in termini di visitatori, tra le dieci e le quindicimila presenze. I numeri: 265 mila ingressi, cui si sommano i circa 12.700 utenti che hanno visitato gratuitamente i nove monumenti del sito seriale arabo normanno (a Palermo, Monreale e Cefalù), durante l’ormai consueta Notte Bianca dell’Unesco, che quest’anno ha di fatto aggiunto un weekend alla normale programmazione del festival; i 3 mila visitatori che hanno scoperto palazzi storici e gallerie private dell’Itinerario Contemporaneo: lunghe code per accedere alle mostre e ai luoghi che le ospitavano, raccontando sacche creative di artisti e studenti dell’Accademia di Belle Arti; i quasi 5 mila partecipanti alle passeggiate, guidate da storici, botanici, giornalisti; e al Festival KIDS, manifestazione nella manifestazione, tra gazebo, laboratori e luoghi aperti e pensati proprio per le famiglie alle quali è stata dedicata anche una family card (ne sono state acquistate 307).

Ed eccoci ai luoghi: che già dal sito più visitato, raccontano un trend che si va diversificando e consolidando. Primo per visitatori il rifugio antiaereo di piazza Pretoria (aperto già da due anni) che ha fatto rivivere a diversi nonni i ricordi della guerra, quando su Palermo piovevano le bombe degli americani, ha registrato 7834 visitatori. Al secondo posto lo straordinario aeroporto di Boccadifalco, una delle grandi novità di quest’anno: sommando i due percorsi disponibili (il primo ha totalizzato 3235 visitatori e il secondo, solo su prenotazione, 2418) e gli 800 partecipanti ai voli in piper sulla città, si raggiunge un totale di 6453 visitatori. Terzo Palazzo Alliata di Villafranca con i suoi splendidi saloni (6288 visitatori).

Al quarto posto si sistema comodamente un altro grande must, la Casina Cinese (5437 visitatori) amata dai reali Borboni Ferdinando e Carolina, tallonato dal Villino Florio all’Olivuzza che quest’anno ha aperto il giardino (5340), e dal settecentesco Palazzo Zingone (5269). Il pubblico non ha dimenticato l’amato oratorio di San Lorenzo (complice il film appena usciti di Roberto Andò) che raccoglie 5233 visitatori e neanche la Palazzina ai Quattro Pizzi (boom dello scorso anno) che ha messo insieme 5146 presenze.

La cupola del Santissimo Salvatore affacciata sulla città ha raccolto 4784 visitatori (ma se si aggiunge la chiesa, eccolo toccare quota 8500); in 4741 hanno ammirato il tesoro dei re normanni conservato in Cattedrale e in 4621 hanno invece (ri)scoperto i saloni di Palazzo di Città; sono stati 4403 tra turisti e cittadini, a sbirciare la cattedrale dai balconi di Palazzo Asmundo che – tra i primi 40 siti presi in esame – è quello che ha registrato il maggiore incremento rispetto allo scorso anno: + 70 per cento. Chiude questo gruppo di vincitori, la ex manifattura Tabacchi, novità di quest’anno, dove tra i 3906 visitatori si sono ritrovati molti degli ex operai. Straordinario, ancora una volta, il risultato del Teatro Massimo, che ha totalizzato oltre 2900 visitatori sul suo palcoscenico in poche ore di apertura.

Amatissimi in generale i palazzi nobiliari, soprattutto se conservano ancora arredi e decorazioni originali: ad Alliata di Villafranca, Zingone, i Quattro Pizzi, ma anche la Casina Cinese e il Villino Florio, si aggiungono gli ottimi numeri di Palazzo Comitini con i suoi saloni settecenteschi (3811 visitatori), Villa Pottino (3803, accolti dalla padrona di casa che ne ha raccontato la storia), Villa Whitaker con il suo giardino (3725, ma era aperta soltanto la domenica); poi palazzo Bonocore con l’alcova identica a quella di Palazzo Zingone (3649) e Palazzo Sant’Elia (2682) dove era in corso la mostra sui tesori degli imperatori russi. Sono risultati sold out sin dalle primissime settimane, le visite al carcere Ucciardone, il “battesimo del volo”, gli ingressi alla Banca d’Italia, all’Hotel Piazza Borsa, alla chiesa di Santa Caterina (aperta un solo fine settimana); e negli ultimi weekend anche le naturalistiche sorgenti del Gabriele.

A differenza degli anni passati, in questa edizione non c’e stato un luogo trainante, “scoperto” e visitato in maniera eclatante più degli altri, ma si è assistito ad una distribuzione equa delle visite spalmate sia nel centro storico che nelle borgate: di certo il comprensorio che ruota attorno ai Quattro Canti è in assoluto il più visitato: tra rifugio antiaereo, palazzo di Città, palazzo Bonocore e chiesa di Santa Caterina, oltrepassa le 18mila presenze. E se si estende attorno piazza Bellini, c’è un incremento di altre 5 mila unità. Di fatto è facile ipotizzare una “preparazione” più approfondita a monte: il pubblico inizia a studiare itinerari personali mirati, cerca di visitare luoghi vicini in maniera da guadagnare tempo per scoprire altri siti.

C’è stata poi la Notte Unesco. A tutti questi si aggiungono i 12.700 visitatori nei nove monumenti del percorso arabo-normanno, aperti gratuitamente per la Notte Bianca: in 5500 sono accorsi anche quest’anno alla Cappella Palatina e a Palazzo Reale dove si entrava per la prima volta varcando il portone monumentale e si potevano visitare anche i giardini reali; buone performance alla Cattedrale e a San Giovanni degli Eremiti, ottimi ingressi alla Chiesa della Martorana e nella spoglia e bellissima San Cataldo; circa un migliaio al Palazzo della Zisa, in tanti fuori porta al Ponte dell’Ammiraglio; e in tanti hanno deciso di passare il sabato sera a Monreale e la domenica a Cefalù.

Protagoniste anche le altre città siciliane. Ai visitatori su Palermo vanno aggiunti i 70mila che hanno riempito i luoghi delle altre otto città negli ultimi tre weekend di settembre: a Siracusa, Messina, Caltanissetta ed Agrigento – già protagoniste lo scorso anno – si sono infatti aggiunte Trapani, Ragusa, Modica e Scicli, oltre a Catania che ha partecipato negli ultimi weekend di ottobre in cui era in corso anche Palermo; e ha messo insieme 16.150 visitatori che hanno scoperto diversi siti inediti all’interno dei conventi o reperti sconosciuti dalle collezioni universitarie. Oltre settantamila (70.765 per l’esattezza) presenze, quindi, a settembre in sei province siciliane. Con una bella sorpresa ottenuta da Trapani che (trascinata dalla Torre della Colombaia sempre esaurita) raccoglie 15.627 visitatori e supera Messina che si ferma a 14.365, ma registra un exploit bellissimo del Museo regionale con 500 visitatori nell’unico giorno di apertura. Segue inaspettatamente Ragusa (altra sorpresa) che somma i suoi 10.594 visitatori ai 6195 di Scicli e ai 4676 di Modica, portando il Val di Noto a superare le 21 mila presenze in 48 luoghi aperti. Caltanissetta registra 7241 presenze e supera Siracusa che si ferma a 7068 ingressi in 23 siti; chiude Agrigento con 5000 visitatori in 17 siti aperti.

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