Le terme abbandonate che nessuno vuole salvare

Le acque dello stabilimento di Sclafani Bagni hanno proprietà uniche, ma il sito, chiuso da trent’anni, sta crollando giorno dopo giorno

di Giulio Giallombardo

Le terme in Sicilia non hanno fortuna. Da Acireale a Sciacca, passando per Termini Imerese, è un susseguirsi di stabilimenti chiusi in attesa di un rilancio annunciato, che stenta ad arrivare. C’è, però, una storia che fa meno clamore, ma è forse più eclatante. È il caso di Sclafani Bagni, piccolo borgo di 400 anime sulle Madonie, che con il suo ottocentesco stabilimento, ridotto ormai quasi un rudere, potrebbe diventare meta d’eccellenza del turismo termale siciliano. Una risorsa per il territorio che si spreca giorno dopo giorno, senza che nessuno sembri interessato al suo recupero.

Portone d’ingresso dello stabilimento

L’acqua calda che scorre a Sclafani ha proprietà benefiche note sin dall’antichità, tant’è che la sorgente è dedicata al dio della medicina Esculapio, da cui alcuni studiosi hanno pensato derivi il nome del borgo. Le acque solfo-bromo-jodiche sgorgano a una temperatura di 37 gradi centigradi e sono totalmente prive di ammoniaca, nitriti, nitrati e fosfati, denotando la negatività degli indici chimici di inquinamento. Fino agli anni ’80 del secolo scorso, l’acqua veniva convogliata nelle vasche della Masseria Bagni, l’antico stabilimento costruito nel 1846 a spese del conte di Sclafani, distrutto da una frana venuta giù dal monte nel 1851, e poi subito dopo ricostruito.

Lo stabilimento termale un tempo era al centro di una fiorente attività terapeutica. Attorno al suo grande atrio centrale, si affacciavano le camere che ospitavano i bagnanti. In un’altra ala dell’edificio si trovavano le stanze da bagno, dove arrivava l’acqua direttamente dalla sorgente calda e con il contenuto integrale di sali minerali di cui è composta. Un altro settore era adibito a pensionato con camere e cucine destinate anche ai familiari dei pazienti, che arrivavano da ogni angolo della Sicilia per curare malattie dermatologiche, reumatiche e ginecologiche.

Pozza termale

Di tutto questo ora è rimasto soltanto il ricordo. Da più di trent’anni i bagni di Sclafani non esistono più. Lo stabilimento sta crollando e nulla attualmente sembra poter fermare l’agonia. La sola attività termale ancora presente nella zona, si manifesta in una pozza che si trova a due passi dallo stabilimento, dove viene convogliata l’acqua sulfurea e in cui è possibile immergersi. Una beffa se si pensa alle potenzialità non sfruttate del territorio.

Eppure una decina di anni fa, due società leader nel settore idraulico e termale – una altoatesina, l’altra tedesca – dopo aver costituito una società, avevano presentato domanda di finanziamento agevolato a “Sviluppo Italia”, per un progetto da 59 milioni di euro, con l’ulteriore coinvolgimento di un gruppo alberghiero austriaco. Il progetto si arenò tra pastoie burocratiche e da allora nessuno si è più fatto avanti. Adesso lo stabilimento appartiene alla società Imt, Immobiliare mediterranea turistica, di cui il Comune di Sclafani detiene il 99 per cento delle quote. L’intenzione dell’amministrazione è quella di vendere tutto ai privati, ma di potenziali acquirenti non c’è traccia. “L’unica strada percorribile è mettere in vendita le nostre quote – spiega il sindaco di Sclafani, Giuseppe Solazzo a Le Vie dei Tesori News – trovando qualcuno disposto a investire. Un Comune piccolo come il nostro non è in grado di poter gestire un bene del genere”.

Sclafani Bagni

Ma uno degli impedimenti burocratici era stato superato, dopo l’approvazione del piano particolareggiato per la zona C estesa delle terme di Sclafani Bagni, strumento che consentirebbe la creazione di una struttura ricettiva termale all’interno di quella specifica zona. Il piano è stato approvato pochi anni fa dal Parco delle Madonie e dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente, ma purtroppo è servito a ben poco. Adesso per salvare le terme servirebbe un miracolo.

Le acque dello stabilimento di Sclafani Bagni hanno proprietà uniche, ma il sito, chiuso da trent’anni, sta crollando giorno dopo giorno

di Giulio Giallombardo

Le terme in Sicilia non hanno fortuna. Da Acireale a Sciacca, passando per Termini Imerese, è un susseguirsi di stabilimenti chiusi in attesa di un rilancio annunciato, che stenta ad arrivare. C’è, però, una storia che fa meno clamore, ma è forse più eclatante. È il caso di Sclafani Bagni, piccolo borgo di 400 anime sulle Madonie, che con il suo ottocentesco stabilimento, ridotto ormai quasi un rudere, potrebbe diventare meta d’eccellenza del turismo termale siciliano. Una risorsa per il territorio che si spreca giorno dopo giorno, senza che nessuno sembri interessato al suo recupero.

Portone d’ingresso dello stabilimento

L’acqua calda che scorre a Sclafani ha proprietà benefiche note sin dall’antichità, tant’è che la sorgente è dedicata al dio della medicina Esculapio, da cui alcuni studiosi hanno pensato derivi il nome del borgo. Le acque solfo-bromo-jodiche sgorgano a una temperatura di 37 gradi centigradi e sono totalmente prive di ammoniaca, nitriti, nitrati e fosfati, denotando la negatività degli indici chimici di inquinamento. Fino agli anni ’80 del secolo scorso, l’acqua veniva convogliata nelle vasche della Masseria Bagni, l’antico stabilimento costruito nel 1846 a spese del conte di Sclafani, distrutto da una frana venuta giù dal monte nel 1851, e poi subito dopo ricostruito.

Lo stabilimento termale un tempo era al centro di una fiorente attività terapeutica. Attorno al suo grande atrio centrale, si affacciavano le camere che ospitavano i bagnanti. In un’altra ala dell’edificio si trovavano le stanze da bagno, dove arrivava l’acqua direttamente dalla sorgente calda e con il contenuto integrale di sali minerali di cui è composta. Un altro settore era adibito a pensionato con camere e cucine destinate anche ai familiari dei pazienti, che arrivavano da ogni angolo della Sicilia per curare malattie dermatologiche, reumatiche e ginecologiche.

Pozza termale

Di tutto questo ora è rimasto soltanto il ricordo. Da più di trent’anni i bagni di Sclafani non esistono più. Lo stabilimento sta crollando e nulla attualmente sembra poter fermare l’agonia. La sola attività termale ancora presente nella zona, si manifesta in una pozza che si trova a due passi dallo stabilimento, dove viene convogliata l’acqua sulfurea e in cui è possibile immergersi. Una beffa se si pensa alle potenzialità non sfruttate del territorio.

Eppure una decina di anni fa, due società leader nel settore idraulico e termale – una altoatesina, l’altra tedesca – dopo aver costituito una società, avevano presentato domanda di finanziamento agevolato a “Sviluppo Italia”, per un progetto da 59 milioni di euro, con l’ulteriore coinvolgimento di un gruppo alberghiero austriaco. Il progetto si arenò tra pastoie burocratiche e da allora nessuno si è più fatto avanti. Adesso lo stabilimento appartiene alla società Imt, Immobiliare mediterranea turistica, di cui il Comune di Sclafani detiene il 99 per cento delle quote. L’intenzione dell’amministrazione è quella di vendere tutto ai privati, ma di potenziali acquirenti non c’è traccia. “L’unica strada percorribile è mettere in vendita le nostre quote – spiega il sindaco di Sclafani, Giuseppe Solazzo a Le Vie dei Tesori News – trovando qualcuno disposto a investire. Un Comune piccolo come il nostro non è in grado di poter gestire un bene del genere”.

Sclafani Bagni

Ma uno degli impedimenti burocratici era stato superato, dopo l’approvazione del piano particolareggiato per la zona C estesa delle terme di Sclafani Bagni, strumento che consentirebbe la creazione di una struttura ricettiva termale all’interno di quella specifica zona. Il piano è stato approvato pochi anni fa dal Parco delle Madonie e dall’assessorato regionale Territorio e Ambiente, ma purtroppo è servito a ben poco. Adesso per salvare le terme servirebbe un miracolo.

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