Le quattro sovrane di Federico II rivivono in una mostra a New York

Si inaugura all’Istituto Italiano di Cultura un’esposizione con reperti provenienti da Palermo e Monreale, legati alle regine dallo stesso nome, legate allo Stupor Mundi

di Redazione

Quattro sovrane con lo stesso nome legate all’imperatore Federico II al centro di una mostra a New York, in occasione della Festa della Donna. Dal 7 marzo all’8 aprile allIstituto Italiano di Cultura si inaugura “Constancia. Donne e potere nell’impero mediterraneo di Federico II”, esposizione per la quale sono partiti da Palermo e Monreale, alla volta degli Stati Uniti (in alcuni casi, per la prima volta in assoluto), opere antiche e di revival romantico ottocentesco: gioielli, icone, monete, sigilli, frammenti di mosaico, antichi codici e documenti pergamenacei, per raccontare le quattro sovrane.

Anelli di Costanza d’Aragona

Si tratta di Costanza d’Altavilla, regina e imperatrice, madre di Federico II; la prima moglie dello Stupor mundi, l’imperatrice Costanza d’Aragona; l’imperatrice Costanza, figlia naturale di Federico II e dell’amata Bianca Lancia, sposa bambina di Giovanni III Ducas Vatatze, imperatore d’Oriente a Nicea; e infine la regina Costanza, figlia di Manfredi, altro figlio naturale di Federico II. Quattro donne – la madre, la moglie, la figlia e la nipote dell’imperatore svevo – che divisero un nome importante e che non rimasero mai in secondo piano; quattro regine, forte carisma e mano gentile, fedeli consigliere e spesso protagoniste delle corti duecentesche del Mediterraneo.

Orecchini di Costanza

La mostra si inaugura alla presenza dell’ambasciatrice italiana negli Stati Uniti, Mariangela Zappia, e del direttore dell’Istituto, Fabio Finotti. Prodotta interamente dall’Istituto italiano di cultura – organo del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per promuovere all’estero l’immagine dell’Italia e la sua cultura umanistica e scientifica – anticiperà di poche ore la Giornata internazionale della donna, dato il tema cruciale del rapporto tra donne e potere. “Federico II e il suo mondo ci spingono a guardare all’Italia e all’Europa in modo nuovo – spiega il direttore dell’Isitituto, Fabio Finotti – ; Federico II è imperatore eletto dai principi tedeschi, e contemporaneamente è re di Sicilia e re di Gerusalemme, e dunque guarda da un lato all’Europa del Nord dall’altro al Mediterraneo. Nella sua persona incarna la varietà dei popoli che in Sicilia si incrociano e convivono”.

Antico volume in mostra

Un’esposizione costruita con rigore filologico e con il coordinamento di un comitato scientifico presieduto dal direttore Fabio Finotti e da Maria Concetta Di Natale, Pierfrancesco Palazzotto e Giovanni Travagliato, docenti dell’Università degli Studi di Palermo, che sono riusciti a riunire i pezzi grazie a una importante sinergia di istituzioni, musei, biblioteche, archivi di Palermo e Monreale, collezioni private, tracciando un filo tra le quattro regine e imperatrici e sottolineando il loro valore in una società – quella del Mediterraneo – profondamente multiculturale; e ritrovandole, intatte, nella fascinazione del revival romantico ottocentesco e nei diari dei viaggiatori del Grand Tour. “È la prima volta che una mostra volge la sua attenzione alle regine e alle imperatrici che hanno svolto un ruolo di primo piano, come reggenti in primo piano o consigliere dietro le quinte – spiegano i tre curatori –, piuttosto che esclusivamente ai re normanni e agli imperatori svevi, finora esclusivi protagonisti nell’immaginario generale”.

La Gemma di Federico II

Tra i pezzi inediti in esposizione, il quarzo taglio cabochon che adornava la fibula del mantello con cui Federico II venne deposto nel sarcofago di porfido rosso nel 1251 nella Cattedrale di Palermo (ve ne abbiamo parlato qui). Ma voleranno a New York anche gli anelli del corredo funebre e la placca con l’iscrizione che identificava il corpo dell’imperatrice Costanza d’Aragona, di cui quest’anno ricorrono gli 800 anni dalla morte; l’antichissimo Martirologio della Cappella Palatina nel quale il 23 giugno di ogni anno si ricordava al clero di pregare per l’imperatrice Costanza, moglie di Federico II, che per la prima volta lascia la Biblioteca Comunale di Palermo, e il rarissimo Typikón (“regolamento”) di una confraternita medievale bizantina in pergamena, anch’esso conservato alla Palatina; due monumentali icone bizantineggianti oggetto di grande devozione, i famosi “orecchini di Costanza” dal Museo Abatellis e il ricchissimo Paliotto Carondelet, parte del Tesoro della Cattedrale, ricamato in oro e seta, con  le sue splendide aquile federiciane applicate.

La Cappella Palatina

La visita virtuale alla mostra, testi, approfondimenti e interviste a corredo, oltre a tutte le video-lezioni dell’Università del Salento, saranno disponibili sulla piattaforma www.stanzeitaliane.it che da un anno costituisce il museo virtuale dell’Istituto: un modo per rendere fruibile l’intero lavoro documentario anche per il pubblico europeo e per i numerosi studiosi della figura dell’imperatore svevo e del Regnum Siciliae.

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