È nata in Sicilia una sede dell’Ismed

L’istituto del Cnr sarà ospitato all’interno del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Lumsa di Palermo. Si occuperà di patrimonio ambientale e culturale, crescita scientifica e tecnologica

di Maria Laura Crescimanno

Il Consiglio nazionale delle ricerche potenzia il suo ruolo sui temi e sulle emergenze socio-economiche che riguardano le sfide future del bacino del Mediterraneo. Presentata a Palermo questa mattina la nuova sede dell’Ismed per la Sicilia, che sarà ospitata all’interno del dipartimento di Giurisprudenza dell’Università Lumsa di Palermo.

Un momento dell’incontro

L’Istituto di Studi per il Mediterraneo con sede a Napoli esiste già da molti anni, ma solo dal 2000 ha unificato i suoi diversi indirizzi di ricerca – ha spiegato la direttrice Paola Avallone – ed ha realizzato lo sforzo di riunire i ricercatori verso un’attività multidisciplinare, che riguardasse tutte le aree di interesse della realtà mediterranea, molto cambiata nel frattempo dal Trattato di Barcellona. Oggi i campi di interesse della ricerca di Ismed vanno dal patrimonio ambientale e culturale, alla mobilità di uomini e di idee e merci, alla crescita scientifica e tecnologica, alle sfide crescenti dell’emigrazione e dello sviluppo sostenibile. Solo la scienza e la ricerca possono fornire le basi per nuove politiche al servizio delle future emergenze sociali ed ambientali. Il nuovo centro di Palermo sarà un think-tank per alimentare nuove sinergie di ricerca, accrescendo le conoscenze e creando nuove opportunità di sviluppo per i giovani”.

Con i suoi circa 200 ricercatori divisi tra le sedi di Napoli e Palermo, il Cnr adesso guarderà ad intercettare nuovi fondi per la ricerca, creando opportunità per gli aspiranti ricercatori dei paesi che si affacciano sul bacino, con progetti e bandi di prossima pubblicazione a regia europea e nazionale, ha spiegato il presidente del Consiglio nazionale delle ricerche, Massimo Inguscio. “Il Cnr è già impegnato in studi avanzati in Sicilia, – ha sottolineato – penso al settore del mare e della blu economy di Capo Granitola, o del patrimonio culturale ed archeologico a Catania. Lo scopo della nuova sinergia tra Napoli, Palermo e l’università Lumsa, sarà quello di potenziare la ricerca e l’alta formazione con progetti di dottorati che riguarderanno gli spetti socio economici del Mediterraneo”.

Il Dipartimento di Giurisprudenza della Lumsa a Palermo

I dati sul futuro che si delinea per i paesi euromediterranei, come illustrato dall’economista di Ismed, Salvatore Capasso di Napoli, non sembrano affatto confortanti: “Le stime ci dicono che tra vent’anni nel Mediterraneo ci saranno 85 milioni di persone in più, a seguito dei nuovi fenomeni di mobilità. Raffrontando la situazione socio-economica degli ultimi vent’anni, l’Italia e la Grecia sono il fanalino di coda. Siamo ultimi o quasi, insieme alla Grecia ed al Libano, per disoccupazione giovanile che si assesta al 31 per cento, per decremento demografico e per crescita del pil. Ormai, la divisione tra paesi della sponda sud e nord, così come era stata delineata sino ad oggi, appare superata. Si profila un nuovo sviluppo dei paesi dell’ est del Mediterraneo, tra cui è l’Albania a fare da capofila nel settore economico, con incrementi del 53 per cento del pil per abitante, mentre Israele e Giordania trainano l’incremento delle nascite, risultando tra i paesi più popolosi. In Italia, su 100 abitanti, solo 13 sono bambini al di sotto dei 10 anni”.

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