Le misteriose grotte nel cuore dei Monti Sicani

Gli anfratti di contrada San Biagio o Cava Grande, vicino a Bisacquino, sono un sito unico in Sicilia. Abitate dall’uomo in epoca preistorica, diventate in seguito rifugio per gli animali, oggi sono tesori nascosti di un territorio da riscoprire

di Lilia Ricca

Un luogo incontaminato e dalla storia millenaria. A pochi passi da Sambuca di Sicilia, gli anfratti di contrada San Biagio o Cava Grande, nel territorio di Bisacquino, sono un sito unico in Sicilia. Un’enclave della provincia di Palermo circondato da quella di Agrigento. Un sito risalente alla preistoria poi divenuto riparo degli armenti.

Il sito rupestre di Cava Grande (foto Michele Termine)

Qui, poco distante dagli anfratti, rimangono i resti dell’antica ferrovia che oltre cinquant’anni fa collegava i comuni di Burgio e San Carlo con Castelvetrano per un tratto ferroviario di circa 80 chilometri che copriva le province di Agrigento, Palermo e Trapani. Realizzato tra il 1910 e il 1931 visibile oggi in quasi tutta la sua estensione, il tratto per lo più viene utilizzato come strada campestre tranne la zona Santa Margherita di Belìce-Salaparuta, cancellata dalla realizzazione della Strada Statale 624 Palermo-Sciacca. L’intera linea venne chiusa il 16 agosto 1972.

Una delle grotte (foto Lilia Ricca)

Già dal Paleolitico le grotte di Cava Grande erano abitate dall’uomo. “Si tratta di un particolare tipo di grotte. Un ottimo riparo naturale perché l’uomo non aveva ancora realizzato le costruzioni epigee, che stanno fuori, diversamente dalle ipogee, che stanno sotto. Questi ripari sono l’ideale per proteggersi dagli eventi atmosferici. Le famiglie avevano un focolare e si organizzavano per dormire. Gli uomini vivevano di caccia mentre le donne si dedicavano alla raccolta delle erbe”, spiega il giornalista Michele Termine, esperto del territorio.

Scorcio dei Sicani (foto Michele Termine)

Passano migliaia di anni fino al periodo del Neolitico con la scoperta dell’agricoltura quando l’uomo diventò stanziale. “In questo periodo alcuni uomini vivevano ancora nelle grotte, mentre altri cominciano a costruire i primi villaggi – prosegue Termine – . È difficile trovare materiale ceramico in questo sito, essendo abitato dagli animali. Qui non è mai stato fatto uno scavo archeologico. In questo tipo di luoghi è facile trovare anche materiale litico, cioè delle pietre tagliate per realizzare punte di frecce e lance. Nel Neolitico essendo in una fase più evoluta, siamo tra il 6.000 e il 7.000 avanti Cristo, quasi 9.000 anni fa, cominciano ad esserci i primi vasi costruiti in terracotta. I primi recipienti utilizzati dall’uomo sia come utensili che per conservare gli alimenti. Questi anfratti vengono poi abbandonati per realizzare le prime abitazioni”.

Gli anfratti di Cava Grande (foto Michele Termine)

Dimore per gli uomini preistoriciche diventano poi delle “mannare” per gli animali. L’intero territorio con le sue montagne intorno è stato casa di una grande quantità di fauna selvatica. Nei cieli fino a una ventina di anni fa volava il capovaccaio, un tipo di rapace della famiglia dei grifoni e simbolo del Parco dei Monti Sicani. Mentre una particolare razza di aquila risiedeva nelle parti più alte e a strapiombo delle rocce: erano le aquile di Bonelli.

Escursionisti a Cava Grande (foto Lilia Ricca)

Al confine con Caltabellotta, San Biagio era il nome di un casale arabo appartenente ad uno di quelli esistenti attorno a Monte Genuardo. Nel periodo medievale, il nome del feudo era Terrusio. “Arrivano i Normanni. Il feudo Terrusio passa nelle mani della chiesa di Monreale, in seguito ad una lite tra il futuro vescovo di Palermo Gualtiero Offamilio e re Guglielmo II. Il re costruirà il Duomo di Monreale mentre il vescovo, sulla vecchia moschea, fece realizzare la Cattedrale di Palermo. Per sostenere i costi del Duomo, il re assegnerà alcuni feudi”, spiega Termine.

Lavori per la greenway (foto Facebook)

Appartenuto per lunghi anni alla chiesa di Monreale, il feudo Terrusio sarà acquisito dal governo nel 1866 dopo l’Unità d’Italia tramite una legge del vecchio regno piemontese che prevedeva l’acquisizione dei beni ecclesiastici, prima di essere venduto ad un privato, come avverrà per l’Abbazia di Santa Maria del Bosco a Contessa Entellina. “Si tratta del Barone Tortorici, di Bisacquino, – spiega ancora Termine – che acquistò un territorio molto esteso. Quando vengono formate le province l’antico feudo Terrusio, che verrà chiamato San Biagio, entrerà nella provincia di Palermo pur essendo circondato dalla provincia agrigentina. Un’enclave tra i pochi in Sicilia”. Con un occhio ai giorni nostri, vicino all’antico tratto ferroviario adiacente agli anfratti sono in corso i lavori per la realizzazione della Greenway Terre Sicane, 18 chilometri di pista ciclabile con scorci eccezionalidi paesaggio come un ponte sotto cui scorre il fiume Rincione che arriva al Lago Arancio.

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