Le ferrovie abbandonate e il sogno delle greenway

La Sicilia è la regione italiana dove sono più presenti strade ferrate dismesse, in attesa di essere trasformate in piste ciclo-pedonali

di Ruggero Altavilla

Passeggiare a piedi, pedalare o addirittura cavalcare dove prima si viaggiava in treno. Centinaia di chilometri di strade ferrate che aspettano di trasformarsi in greenway, lunghi corridoi ecologici che segnano un naturale percorso ciclo-pedonale. La Sicilia è la regione italiana dove l’abbandono delle linee ferroviarie minori è stato più significativo, a tal punto che oggi nell’Isola sono presenti oltre mille chilometri di tracciati ferroviari dismessi, in tutto una trentina. Ma il recupero va avanti a piccoli passi, se si pensa che soltanto un decimo delle vecchie ferrovie siciliane è stato riqualificato. È successo con la greenway sulla ex Palermo-Burgio, che da Godrano, attraversa Ficuzza e arriva fino a San Carlo, e tanti progetti di recupero sono in cantiere – come della greenway Palermo-Monreale – ma procedono lentamente. In Italia ci sono circa 7mila chilometri di ferrovie dismesse fra ex concesse ed ex Ferrovie dello Stato, di cui la metà potenzialmente recuperabili. Ad oggi sono stati recuperati circa 800 chilometri di tracciati, trasformati in greenway, 500 dei quali si trovatno al Nord Italia.

Pista ciclo-pedonale sulla ex Palermo-San Carlo (foto Ramas7, Wikipedia)

Per dare una spinta alla trasformazione dei tracciati abbandonati in percorsi ciclo-pedonali si celebra ogni anno la Giornata nazionale delle Ferrovie dimenticate, per la quale il movimento culturale Co.Mo.Do. (Cooperazione Mobilità Dolce) organizza una serie di iniziative dedicate a vecchi tracciati, opere d’arte ed edifici delle ex ferrovie. La tredicesima edizione della giornata, si celebra quest’anno l’1 marzo e si inserisce nel Mese della mobilità dolce che inizia lo stesso giorno e termina il 30 aprile: in programma in tutta Italia incontri, flash mob, raduni, convegni, con l’obiettivo di sensibilizzare le istituzioni a stanziare le risorse finanziarie necessarie per la conversione in greenway dei tracciati abbandonati. La Giornata è patrocinata dal Ministero dell’Ambiente, dall’Enit, e da Cammini d’Europa.

Stazione di Lercara Bassa (foto Giorgio Stagni, Wikipedia)

In Sicilia, finora sono due gli eventi inseriti in programma, ma altri sono in via di definizione si aggiungeranno al calendario. L’1 marzo a Lercara Friddi prevista una pedalata in mountain-bike lungo un percorso di circa 30 chilometri con un dislivello complessivo di 500 metri. Il tracciato è quello del tratto di ferrovia dismesso tra la ex stazioni di Lercara Alta e Bassa. Costruita agli inizi del 1900, la ferrovia era un importante snodo di collegamento per trasportare lo zolfo prodotto nelle miniere. Venne chiusa e successivamente dismessa nel 1959. All’interno del Mese della mobilità dolce, poi, l’8 marzo riparte il Treno storico da Palermo alla volta di Agrigento Centrale per la 75esima edizione della Festa del Mandorlo in Fiore. Una locomotiva storica degli anni ’60, una carrozza Corbellini e una centoporte anni ’30 e dal bagagliaio a carrelli Ulz, custoditi dalla Fondazione Fs, porteranno i visitatori da Palermo ad Agrigento, andata e ritorno, per un evento che coniuga arte, cultura, musica, folklore e gusto.

Casello ferroviario sulla Lercara-Magazzolo (foto Wikipedia)

“Creare un sistema integrato di linee di comunicazione sostenibili – spiegano gli organizzatori del Co.Mo.Do. – equivale a dare a molte aree del Paese un’opportunità unica di sviluppo. Non solo ne gioverebbe la fruizione turistica, che vedrebbe un incremento in numeri di presenze notevole, ma fattore ancora più importante, rafforzerebbe il tessuto socio economico delle aree in questione”. Insomma, da una parte le comunità locali vedrebbero rafforzato il sistema di vie di comunicazione che le collega, ma il sistema produttivo ne gioverebbe e così il settore turistico. “Tutto ciò – fa sapere l’organizzazione – rafforzerebbe il legame profondo tra gli abitanti, i turisti e il territorio, unico strumento utile per tutelare e conservare il paesaggio che per sua definizione può esistere solo nello scambio incessante tra natura e cultura”.

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