Le due sfingi tornate a risplendere, guardiane dell’Orto Botanico

Le due sculture restaurate dalle Vie dei Tesori sono uno dei simboli dell’edizione natalizia del Festival, in corso fino al 5 gennaio

di Marco Russo

Sono il simbolo delle incognite della scienza e della sfida ambigua che la sua conquista pone al genere umano. Stanno a guardia dell’Orto Botanico di Palermo, un vero e proprio biglietto da visita per chi arriva in questo storico polmone verde aperto sulla città. Le due sfingi in pietra di Billiemi – tornate a risplendere dopo un intervento di restauro promosso dalla Fondazione Le Vie dei Tesori poco più di un anno fa – sono uno dei simboli dell’edizione natalizia del Festival, in corso fino al 5 gennaio (qui il programma). Una rassegna costruita attorno al tema dei restauri portati avanti negli ultimi anni dalla Fondazione (qui per scoprirli tutti) e che contribuirà anche ai prossimi interventi. Infatti, il ricavato della metà dei coupon di questa edizione sarà devoluto ad altri restauri.

Una delle sfingi restaurate

Scolpite da Vitale Tuccio per l’ingresso del Gymnasium, le due sfingi furono realizzate tra il 1789 – quando iniziò la costruzione degli edifici principali dell’Orto Botanico – e il 1795, anno della sua inaugurazione. Rappresentano l’enigma della conoscenza, elemento ricorrente nell’Europa dell’Illuminismo, sia per la moda dell’Egitto dopo le prime scoperte archeologiche, sia per il diffondersi della massoneria con i suoi simboli. Le sfingi sono state oggetto di un delicato restauro – con l’aiuto di IGT – che colma le lacune e riporta la pietra al colore originario. L’intervento che è stato condotto dall’equipe di Giuseppe Inguì, ha riguardato la ripulitura da incrostazioni e danni dovuti soprattutto a agenti atmosferici e proliferare di muffe e licheni; sono state ripristinate e consolidate le parti mancanti. Con la ripulitura sono tornati alla luce anche i fori dei proiettili che colpirono le sfingi durante la guerra.

Restauratrici al lavoro

L’Orto botanico fu voluto da Francesco d’Aquino, principe di Caramanico, viceré di Sicilia, Gran Maestro di una loggia di ascendenza francese. Oltre a offrire 2100 onze come contributo personale, ottenne da re Ferdinando una donazione di ulteriori 9000 onze. L’Orto fu dotato di un Gymnasium e di due corpi laterali, Tepidarium e Calidarium, in stile neoclassico, su progetto dell’architetto francese Léon Dufourny, con Pietro Trombetta, Domenico Marabitti e Venanzio Marvuglia.

Lo scheletro della leonessa

Lo storico polmone verde di Palermo sarà visitabile con Le Vie dei Tesori, martedì 4 e mercoledì 5 gennaio, dalle 10 alle 16,30 (qui per prenotare). La visita comprende anche l’erbario storico e il Gabinetto scientifico, una vera wunderkammer con reperti dal Doderlein e dal Gemmellaro; esposta anche la ricostruzione dello scheletro di una leonessa africana ritrovato nell’800, altro intervento a cui hanno contribuito Le Vie dei Tesori (ve ne abbiamo parlato qui).

Il gabinetto scientifico dell’Orto Botanico

Tra i pezzi più interessanti, le lettere dell’architetto Venanzio Marvuglia e dello scultore Ignazio Marabitti, autore del famoso “Genio”, la fontana della vicina Villa Giulia; poi strumenti degli anni Trenta legati al mondo della botanica, moltissimi volumi ormai introvabili; e persino una poltroncina “Torino” firmata da Ernesto Basile, uno dei primissimi esempi di arredi prodotti in serie dalle famose fabbriche C. Golia & C. che poi diventarono i mobilifici Ducrot. Fu presentata come prototipo all’Esposizione d’Arte Decorativa Moderna di Torino, nel 1902.

Per informazioni sul programma e gli altri luoghi del Festival cliccare qui, oppure scrivere a info@leviedeitesori.it o telefonare allo 091745575 dal lunedì al venerdì, dalle 10 alle 13.

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