Laurea honoris causa a Moni Ovadia, artista in cammino

L’Università di Palermo ha conferito il titolo di dottore in musicologia e scienze dello spettacolo all’eclettico intellettuale molto legato alla Sicilia

di Alessia Franco

Da oggi, il corso di laurea magistrale in musicologia e scienze dello spettacolo ha un nuovo laureato. Si chiama Moni Ovadia, è già cittadino onorario di Palermo, e ha fatto della parola, della musica, del canto e del suono la sua poetica.

Fabrizio Micari e Moni Ovadia

Artista poliedrico, uno dei pochi che spaziano con la disinvoltura della preparazione dal teatro alla scrittura, dal cinema alla musica, a Moni Ovadia si deve anche un grande impegno civile. Per tutti questi motivi, il rettore dell’università di Palermo, Fabrizio Micari, ha parlato della laurea di Ovadia come di opportunità della cultura di commuovere e comprendere, e di farsi inclusiva: unico modo possibile per costruire un’identità collettiva e non violenta.

Un linguaggio, quello dell’artista, in cui, osserva la coordinatrice del corso di laurea magistrale interclasse in musicologia e scienze dello spettacolo, Anna Tedesco, si coniugano ricerca storica ed etnomusicologia, impegno politico e una profonda conoscenza della cultura yiddish e della musica klezmer. A Sergio Bonanzinga, docente di antropologia della musica dell’Ateneo, il compito della laudatio e della motivazione di questa laurea magistrale che, ha detto: “Vuole sancire l’itinerario esemplare di un artista e di un intellettuale ancora in cammino: che ha saputo ascoltare, che ha saputo vedere e che ha saputo maieuticamente restituire quanto ha visto e ascoltato”.

Un momento della cerimonia

Di nascita bulgara ma di famiglia ebraico-sefardita poi approdata a Milano, Moni Ovadia ha insistito molto sui temi dell’esilio, del linguaggio e della musica nella sua lectio magistralis, che ha chiamato significativamente “In cammino per il canto”. Tra i ricordi che affiorano c’è quindi la marea calma di un insieme di lingue che si sedimentano nella sua sensibilità di uomo e di artista, ma anche i ricordi, alcuni dei quali legati alla Sicilia.

“Nei primi tempi in cui ero a Milano – ha ricordato Moni Ovadia – ho fatto amicizia con un altro bambino. Veniva da Messina, ne combinavamo di tutti i colori. E sua nonna ci rimproverava con ogni genere di insulti. Io non li capivo, ma mi sembrava che componessero una melodia fantastica”. Un rapporto, quello con la Sicilia, con Palermo, antico e profondo. In sala delle Capriate non c’erano soltanto accademici ed esponenti della cultura, ma anche studenti, concittadini, musicisti, amici, teatranti: lo stesso panorama umano che l’artista chiama “casa di volti”, possibilità di fare progetti. E a proposito, anche questa laurea honoris causa è il trampolino per un’iniziativa: promuovere all’Unesco le lingue siciliane come patrimonio immateriale dell’umanità. Moni, del resto, è avvantaggiato: il suo siciliano gli consente di parlare per più di dieci minuti della sua lectio nella nostra lingua. Ormai anche la sua.

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