Gulino, colore e materia di un alchimista in cammino

Le opere recenti del pittore di Sciacca sono esposte al Museo Riso di Palermo nella personale “Corde tese e passi”

di Giulio Giallombardo

Un artista in transito. Come uno sciamano che fa da ponte tra l’ignoto, il caos che l’attraversa, e il rassicurante mondo dei vivi. Le opere di Franco Accursio Gulino sono fucine alchemiche, porte aperte verso un universo sconosciuto, ma di cui intuiamo in trasparenza una forma familiare, in continua metamorfosi. La ricerca dell’artista, sempre sospesa tra astrazione e riproduzione del reale, il suo lavoro sulla materia che resuscita a nuova vita ma è sempre pronta a sparire di nuovo, come l’Isola Ferdinandea, sua “musa” ispiratrice, ritorna anche nelle opere recenti, esposte dal 7 dicembre alla Foresteria del Museo Riso di Palermo, fino al prossimo 12 gennaio.

La mostra “Corde tese e passi”

La personale “Corde tese e passi”, curata dalla Fondazione Orestiadi di Gibellina, mette insieme alcune delle produzioni dell’artista di Sciacca realizzate negli ultimi due anni. Oltre all’amata Ferdinandea, isola vulcanica emersa nel 1831 nel mare tra Sciacca e Pantelleria, e sprofondata subito dopo, ci sono barche alate, ponti, cartoni, cartelloni pubblicitari: un magma pulsante ormai cristallizzato, ma che non si sottrae al dinamismo. Frammenti di un’arte in cammino, plasmata anche con supporti di fortuna, recuperati dalla strada, “dal consumismo delirante che riempie le nostre città di immagini e immondizia”, come scrive Valentina Di Miceli, nella nota critica della mostra.

Quelle esposte al Museo Riso, che rafforza la sinergia con la Fondazione Orestiadi e riconferma l’impegno di fare rete con le istituzioni del territorio che si occupano di arte contemporanea, sono opere dalla sintassi stratificata. Quadri in cui il colore a tratti grumoso, a tratti velato, lascia affiorare frammenti di manifesti pubblicitari. Creazioni in cui il supporto stesso su cui il colore si espande si fa materia viva: carta, cartone, legno, vinile, elementi imprescindibili per Gulino, parti integranti della sua opera, non semplici “contenitori”, come i pezzi di imbarcazioni dei migranti del cimitero di barche di Sciacca.

“Ferdinandea”

Ai tanti quadri della serie “Corde tese e passi”, in cui il tema del passaggio è scandito da lunghe pennellate che come ponti attraversano la materia, se ne aggiungono anche due dove torna protagonista l’Isola Ferdinandea, opere su legno in cui il vulcano appare in sezione, quasi come in una radiografia, emerso e sommerso allo stesso tempo. “Critico è il sale per la troppa razionalità del pugno, intriso di forti umori sociali. L’isola vuole recuperare il suo mare e la pittura sostiene l’impegno senza nessuna lapide”. I versi di Gulino che accompagnano alcune delle opere esposte – come in questo caso riferiti alla Ferdinandea – sono il segno di un artista eclettico e multiforme, che nella sua lunga carriera ha inanellato mostre in giro per il mondo. Un’opera “nomade” in cui le declinazioni del viaggio, da quello dei migranti a quello interiore, si fanno metafora della contemporaneità.

La mostra è visitabile fino al 12 gennaio, martedì, mercoledì e domenica, dalle 10 alle 19,30; giovedì, venerdì e sabato dalle 10 alle 23,30. Lunedì chiuso, eccetto i festivi. L’ingresso alla mostra è gratuito.

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