L’antico Castello a mare e la nuova “marina bay”

Un quadrilatero di verde, acqua, sport e tempo libero nascerà nel molo trapezoidale, dove si trovano i resti della storica fortezza

di Emanuele Drago*

Non è la prima volta che ciò che un tempo veniva considerato inutile e obsoleto, possa essere recuperato, disseppellito e trasformato, magari dalle stesse mani di chi aveva deciso di disfarsene. Questo è il caso del Castello a mare di Palermo che, a quasi un secolo dalla distruzione avvenuta tra il 1922 e il 1923 per mezzo della dinamite, oggi, seppur indirettamente, sta per risorgere a nuova vita. E la riqualificazione di ciò che resta non potrà che passare dalla trasformazione del molo trapezoidale, un luogo per lungo tempo precluso a gran parte dei cittadini e che riconnetterà il porto della Cala con il nuovo terminal crociere del molo del Sammuzzo.

Render del progetto di riqualificazione del molo trapezoidale

Grazie a questa opera progettata e finanziata dalla Autorità di sistema portuale del mare della Sicilia occidentale, nascerà una “marina bay”, un quadrilatero di verde, acqua, sport, food e tempo libero, in cui sorgeranno bar, caffetterie, attività commerciali e anche un auditorium e una sala conferenze. Grazie alla creazione del nuovo molo trapezoidale, Palermo potrà riappropriarsi del sito archeologico e di ciò che rimane del suo secondo castello, chiamato in origine castello nuovo o castello inferiore.

Il bastione del Castello a Mare

Il Castello a mare ha origini antichissime. Venne edificato tra XI e XII secolo, se non addirittura alla fine del X secolo, ovvero quando le marinerie di Genova e di Pisa erano in completa ascesa e la città musulmana, non essendo più al sicuro dalle incursioni nemiche, aveva deciso di creare vicino al vecchio porto un grande avamposto difensivo. Un luogo in cui, durante il periodo viceregio, al mastio, alle vecchie mura e all’antica piccola necropoli si aggiunsero la Porta aragonese, il rivellino difensivo, il baluardo di San Giorgio, il bastione di San Pietro e un edificio porticato che si affacciava sul porto della Cala.

Il Castello a mare in una foto d’epoca

Ma va detto anche che, in prossimità del castello, si trovava la chiesa di San Pietro la Bagnara (così denominata perché fin dal Medioevo era divenuta luogo di culto di una nutrita comunità di calabresi) di cui ancora oggi rimane un’epigrafe greca, custodita a Palazzo Abatellis, che ne attesta l’origine normanna al tempo di Roberto il Guiscardo e della moglie Sichelgaita. Un’altra chiesa posta dentro l’area del castello era la chiesa dedicata alla Madonna di Piedigrotta (oggi parte della chiesa si trova sotto il mercato ittico).

Le mura del castello

Ora il Castello a mare, nonostante abbia subito diversi oltraggi e danni, può rappresentare la metafora di una città che vuole disseppellire la sua storia, offrendo il meglio di sé ai turisti, con un ingresso che si preannuncia fin da subito pieno di suggestione. Perché, sebbene in gran parte distrutto e smantellato, prima nel giugno del 1860 per volontà del governo siciliano, ma soprattutto tra il giugno del 1922 e il dicembre 1923 dalla “discutibilissima” politica di riconfigurazione del porto, alcuni giorni fa, durante i lavori nel nuovo molo trapezoidale, sono riemerse parti del tracciato murario che si credevano perdute per sempre.

Il molo trapezoidale

Anche perché si tratta di un luogo che fu testimone di tante vicende che farebbero la fortuna di numerosi romanzi storici. Infatti, il Castello a mare, più dello stesso Palazzo Reale, fu una delle sedi privilegiate di Federico II, ma anche, per un certo periodo, sede della Santa Inquisizione, prigione politica e palazzo del governatore. Inoltre, custodì, sebbene per periodi circoscritti, importanti manufatti: ad esempio, i due arieti bronzei che provenivano dal Castello Maniace di Siracusa (oggi ne rimane una sola copia custodita al Salinas) e la statua di San Giovanni Nepomuceno (che si trova dentro la chiesa di San Giacomo dei Militari).

Resti dei bastioni del Castello a mare

Tante sono le storie che sono legate al castello: dalla disfatta di un grosso pontile che nel 1590 causò la morte di molti nobili del tempo, allo scoppio della polveriera, avvenuta esattamente tre anni dopo la caduta del pontile e che causò la morte di decine di persone, oltre che dei poeti Antonio Veneziano e Argisto Gioffredo. Per non considerare, poi, il fatto che, oltre ad essere uno dei siti privilegiati da cui si poté assistere alla battaglia navale di Palermo, che si svolse il 2 giugno del 1676, fu anche il sito in cui veniva fissata una delle due estremità della catena che chiudeva l’antico porto, così come si evince nel Liber ad honorem Augusti del 1196, la miniatura di Pietro Da Eboli che ancora oggi può essere considerata la più antica rappresentazione del Castello a mare di Palermo in nostro possesso.

*Docente e scrittore

Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le Vie dei Tesori News

Send this to a friend