L’abate Vella e la sua “impostura”: una lettera del 1811 riapre il caso

Dagli archivi dell’Istituto di Storia Patria di Palermo, spunta un documento in cui il monaco maltese ammette il celebre falso. Lo storico Salvatore Savoia racconta e mostra una copia del “Consiglio d’Egitto”

di Ruggero Altavilla

L’impostura sull’impostura. Una storia siciliana affascinante, arricchita da innumerevoli aneddoti, in cui il protagonista è un monaco passato alla storia come uno dei più celebri falsari. Un caso che ha fatto epoca, e che rivive al Museo del Risorgimento di Palermo, sabato 28 maggio alle 18 (qui per prenotare), tra le esperienze del Genio di Palermo, il festival organizzato congiuntamente dalla Fondazione Le Vie dei Tesori e dall’Università di Palermo. A raccontare la celebre “impostura” dell’abate Giuseppe Vella sarà lo storico Salvatore Savoia, appassionato collezionista e delizioso narratore, che mostrerà anche un documento speciale legato a questa vicenda, custodito negli archivi della biblioteca di Storia Patria a Palermo.

L’abate Vella in un dipinto

Siamo alla fine del ‘700 e la “minsogna saracina” (secondo il Meli) o “arabica impostura” (nelle righe di Scinà) stava nascendo: l’abate Vella creò il suo straordinario falso sulle presunte fonti primarie del dominio islamico in Sicilia, un intero codice in (fittizi) caratteri mauro-siculi. Dopo diversi anni, l’abate venne smascherato e condannato, ma della famosa “impostura” parlò tutta l’Europa. Nel corso dell’esperienza lo storico Savoia ripercorrerà tutta la vicenda, mostrando ai partecipanti una lettera del 1811 che l’abate Vella (morto nel 1815) indirizza ad un ignoto interlocutore a Vienna e in cui di fatto conferma l’impostura. Della missiva parla già Pietro Varvaro nel 1905, sembrerebbe autentica, ma da allora è rimasta negli archivi, mai mostrata e custodita con una delle rarissime copie esistenti del “grande falso”, il Consiglio d’Egitto.

La lettera dell’abate Vella

La vicenda del falso creato dall’abate maltese ebbe grande risonanza in tutta Europa, e fece nascere una diatriba erudita che si connotò per importanti implicazioni politiche. Come osserva Giuseppe Giarrizzo, la sua opera falsificatrice, con le sue ricadute politiche, rimane “un documento capitale delle idee correnti allora nella cultura siciliana sulla storia dell’isola, sulla genesi del suo diritto pubblico, sul significato storico politico di istituti ed uffici; e come tale merita di essere letta e studiata”.

Il Museo del Risorgimento

La vicenda di Vella, infine, ha ispirato poeti come Giovanni Meli, romanzieri come Leonardo Sciascia e Andrea Camilleri, e perfino registi cinematografici. Ebbe comunque una ricaduta positiva, riuscendo a stimolare in Sicilia gli studi di orientalistica, fino ad allora del tutto negletti nell’isola, poi elevati al massimo livello scientifico dal palermitano Michele Amari. Una volta scoperta l’impostura, Vella fu arrestato e condannato, il 29 agosto 1796, a 15 anni di prigione da scontare nel Castello a Mare di Palermo. La pena inflitta fu poi commutata in arresti domiciliari, che l’abat trascorse nel casino da lui acquistato a Mezzomorreale, dove rimase fino alla morte.

Il programma del festival Il Genio di Palermo, le schede e gli approfondimenti sono sul sito www.leviedeitesori.com con tutte le info necessarie per partecipare a visite, passeggiate, esperienze.

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