La Vucciria è tornata a risplendere allo Steri di Palermo

La grande tela di Renato Guttuso si può ammirare al centro di un nuovo allestimento museale che ricrea voci e suoni del mercato palermitano

di Redazione

La Vucciria è tornata a casa e, per l’occasione, l’Università di Palermo le ha costruito un involucro nuovo di zecca, immersivo, cuore del nuovo percorso di visita che restituisce lo Steri alla città. La tela che Renato Guttuso dipinse nell’arco di alcuni mesi, nel 1974 – leggenda vuole che il pittore facesse arrivare, nel suo studio di Velate, frutta e verdura di giornata per ricreare e poter così riprodurre, i colori del mercato palermitano – ha ripreso posto nell’antica sala delle Armi del palazzo medievale, a piano terra, dove era stata sistemata nel 2004 su iniziativa dell’allora rettore Giuseppe Silvestri (ve ne abbiamo parlato qui). In seguito fu spostata nella stanza del prorettore vicario e poi nella Sala dei Baroni al primo piano: oggi, dopo una lunga trasferta a Roma, nella Sala della Lupa a Montecitorio, la tela di Guttuso è tornata finalmente nella città che da sempre l’ha riconosciuta come sua opera-simbolo. E ha trovato ad attenderla il nuovo spazio.

Un momento dell’inaugurazione

Inaugurata in anteprima questa mattina e visibile dal 5 giugno, la Vucciria – 3 metri per 3 metri, Guttuso per dipingerla si servì di un elevatore per lavorare in quota – è stata collocata in una nicchia che la accoglie come un abbraccio. Grazie ad un particolare studio sul sistema di illuminazione e adeguati puntamenti, la Vucciria balza fuori in tutta la sua prorompente e unica bellezza: l’effetto è quello di un faro che passa sulle figure sbozzate che appaiono tra pesci, frutta, verdura, quarti di carne “una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra” scrive lo stesso Guttuso. Avvicinandosi al quadro, si ascolteranno le voci del mercato – le tipiche “banniate” – registrate e conservate negli archivi del Cricd, il Centro regionale del Catalogo.

Fabrizio Micari

Ma la musealizzazione della Vucciria è solo il primo passo del nuovo percorso di riappropriazione del complesso monumentale dello Steri che da sabato prossimo ritorna visitabile in tutta la sua integrità. “Quello di oggi è un momento molto atteso – sottolinea il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari – Lo Steri, che in ogni sua pietra custodisce un pezzo della storia di Palermo, e la Vucciria di Guttuso, un’icona rappresentativa della nostra città con i suoi colori e le sue luci ma anche con le sue ombre, tornano visitabili in una veste che ancora maggiormente esalta la realtà di un contesto storico e di un’opera semplicemente straordinari. Per il nostro Ateneo è sicuramente motivo di orgoglio e di forte impegno valorizzare, custodire fare conoscere questi tesori, simboli della Sicilia nel mondo e simboli del valore della cultura come imprescindibile elemento di ripartenza del nostro territorio”.

Soffitto ligneo della Sala dei Baroni

“La Vucciria di Guttuso diventa protagonista a tutto tondo della storia plurisecolare del Palazzo Chiaromonte, con un allestimento molto curato, ricco di suoni, luci, immagini e descrizioni critiche che rendono straordinaria l’esperienza della visita in un contesto, quello della Sala delle Armi dello Steri, assolutamente unico – sottolinea Paolo Inglese, direttore del Simua, Sistema museale di Ateneo – . La Vucciria non è la sola meravigliosa esperienza della visita del complesso dello Steri. Con essa, la Sala dei Baroni, la collezione Chiaromonte proveniente dal Salinas, che tra pochi giorni sarà ospitata nella Sala Terrana, il percorso di Scarpa e il carcere dei Penitenziati, arricchito di una specifica applicazione che guiderà i visitatori e, ancora altre straordinarie sorprese che renderanno questo luogo unico per i visitatori che vorranno vederlo”.

La “Vucciria” di Guttuso

L’allestimento curato da Marco Carapezza, Paolo Inglese e Maria Concetta Di Natale e realizzato dall’architetto Maria Carla Lenzo, è completato da alcuni pannelli con biografia, note critiche, scritti di colleghi e intellettuali, uno schizzo pubblicato dal Villabianca dell’antica Bocceria; sui monitor scorrono contributi video dalle Teche Rai, dal “Diario di Guttuso” realizzato da Giuseppe Tornatore nel 1982 e dal documentario del 1975 “Come nasce un’opera d’arte. Renato Guttuso”, oltre ad una postazione dove ascoltare la voce del grande pittore bagherese.

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