La Vucciria, antico regno dell’aromataio guaritore

Giovanni Luigi Garillo diventò famoso per una serie di preparati che aveva inventato e prodotto, antidoti che vendette in grande quantità all’aristocrazia del tempo

di Emanuele Drago*

Quando Sciascia parlava della Vucciria di Guttuso la descriveva come il sogno di un affamato. Per la verità, anche se il termine deriva dal francese boucherie – luogo in cui si macellava la carne – l’attuale Vucciria era in realtà indicata come la Bocceria della frutta, da distinguersi dalla Bocceria propriamente detta, la quale era ubicata più a nord, in un’area compresa tra le attuali piazza Venezia e piazza Sant’Onofrio.

Eppure, il destino del mercato in cui le balate non si asciugavano mai sembra essere stato scandito da un’altra attività commerciale, che nulla aveva a che fare né con la carne, né col pesce, e neppure con la frutta. L’attività a cui vogliamo riferirci è quella degli aromatai, un mestiere che era assimilabile agli antichi speziali medievali, ma anche ai moderni farmacisti. Un’aromateria che a Palermo divenne celebre fu quella che nel 1793, in via Materassai, impiantarono – dopo essere giunti da giunti da Bagnara in seguito al terribile terremoto che aveva devastato la cittadina calabra – Paolo Florio e il cognato Barbaro.

La chiesa di Sant’Andrea

Ma, come già accennato precedentemente, quando i Florio s’imbatterono in questa nuova attività probabilmente non seppero che in realtà Palermo, appena due secoli prima, aveva avuto in ciò un illustre antesignano, un uomo d’ingegno quale fu appunto Giovanni Luigi Garillo. E d’altronde è la stessa chiesa di Sant’Andrea, detta appunto degli aromatai, sorta ancor prima che nascesse l’attività dei Florio e ubicata a pochi passi da piazza San Domenico che comprova quanto appena affermato.

Da alcune ricerche risulta che Giovanni Luigi Garillo svolgesse la propria attività in via Coltellieri, strada che nel 1543 gli era intitolata per volontà del “Salutifero Collegio della Felice Città di Palermo”, dopo che per ben 47 anni si era distinto nella preparazione di medicamenti e pozioni “salutifere”, che vendeva nella sua bottega della Vucciria. Fu infatti dopo quella fatidica data che la stretta viuzza, che ancora oggi corre quasi parallela alla Discesa dei Maccheronai, fu conosciuta appunto come la “la strada di Garillo”.

Vaso con ritratto di Giovanni Luigi Garillo

Ora, per comprendere l’importanza svolta da questo speziale antesignano dei moderni farmacisti, basterà ricordare le lodi che ad esso riservò il protomedico Gian Filippo Ingrassia. Infatti, secondo quest’ultimo, Garillo diventò famoso in tutta la Penisola per una serie di preparati che aveva inventato e prodotto. Ad esempio, tra i tanti si ricordano soprattutto “l’olio di scorpione” ed alcune particolari “pillole della vita”, antidoti che vendette in grande quantità all’aristocrazia del tempo. Ma la specialità con la quale il Garillo ottenne i massimi riconoscimenti presso gli accademici del tempo fu una sua personale elaborazione della Theriaca o Triaca, farmaco che risale al tempo di Mitridate re del Ponto e che accrebbe nei secoli la propria fama. La Theriaca arrivò ad essere, ancora a metà dell’Ottocento, panacea universale, capace, se sapientemente somministrata, di curare praticamente ogni male. Sembra che Garillo componesse questo contravveleno regolarmente in pubblico, sotto la sorveglianza del citato Collegio Salutifero e col costante supporto dell’Ingrassia.

Oggi è davvero desolante muoversi in mezzo al degrado della zona, senza tra l’altro riuscire a cogliere alcun riferimento né all’antica strada dei Coltellieri, né all’aromateria del Garillo. Sarebbe allora interessante poter scoprire, magari tramite ulteriori studi e approfondimenti, quale fosse l’esatto punto in cui era ubicata l’aromateria. Per adesso, in attesa di un positivo riscontro, non ci resta che accontentarci di scoprire quale fosse il volto del Garillo. Lo si può ammirare dipinto in un vaso che fa parte della collezione della famiglia Scalea.

*Docente e scrittore

Giovanni Luigi Garillo diventò famoso per una serie di preparati che aveva inventato e prodotto, antidoti che vendette in grande quantità all’aristocrazia del tempo

di Emanuele Drago*

Quando Sciascia parlava della Vucciria di Guttuso la descriveva come il sogno di un affamato. Per la verità, anche se il termine deriva dal francese boucherie – luogo in cui si macellava la carne – l’attuale Vucciria era in realtà indicata come la Bocceria della frutta, da distinguersi dalla Bocceria propriamente detta, la quale era ubicata più a nord, in un’area compresa tra le attuali piazza Venezia e piazza Sant’Onofrio.

Eppure, il destino del mercato in cui le balate non si asciugavano mai sembra essere stato scandito da un’altra attività commerciale, che nulla aveva a che fare né con la carne, né col pesce, e neppure con la frutta. L’attività a cui vogliamo riferirci è quella degli aromatai, un mestiere che era assimilabile agli antichi speziali medievali, ma anche ai moderni farmacisti. Un’aromateria che a Palermo divenne celebre fu quella che nel 1793, in via Materassai, impiantarono – dopo essere giunti da giunti da Bagnara in seguito al terribile terremoto che aveva devastato la cittadina calabra – Paolo Florio e il cognato Barbaro.

La chiesa di Sant’Andrea

Ma, come già accennato precedentemente, quando i Florio s’imbatterono in questa nuova attività probabilmente non seppero che in realtà Palermo, appena due secoli prima, aveva avuto in ciò un illustre antesignano, un uomo d’ingegno quale fu appunto Giovanni Luigi Garillo. E d’altronde è la stessa chiesa di Sant’Andrea, detta appunto degli aromatai, sorta ancor prima che nascesse l’attività dei Florio e ubicata a pochi passi da piazza San Domenico che comprova quanto appena affermato.

Da alcune ricerche risulta che Giovanni Luigi Garillo svolgesse la propria attività in via Coltellieri, strada che nel 1543 gli era intitolata per volontà del “Salutifero Collegio della Felice Città di Palermo”, dopo che per ben 47 anni si era distinto nella preparazione di medicamenti e pozioni “salutifere”, che vendeva nella sua bottega della Vucciria. Fu infatti dopo quella fatidica data che la stretta viuzza, che ancora oggi corre quasi parallela alla Discesa dei Maccheronai, fu conosciuta appunto come la “la strada di Garillo”.

Vaso con ritratto di Giovanni Luigi Garillo

Ora, per comprendere l’importanza svolta da questo speziale antesignano dei moderni farmacisti, basterà ricordare le lodi che ad esso riservò il protomedico Gian Filippo Ingrassia. Infatti, secondo quest’ultimo, Garillo diventò famoso in tutta la Penisola per una serie di preparati che aveva inventato e prodotto. Ad esempio, tra i tanti si ricordano soprattutto “l’olio di scorpione” ed alcune particolari “pillole della vita”, antidoti che vendette in grande quantità all’aristocrazia del tempo. Ma la specialità con la quale il Garillo ottenne i massimi riconoscimenti presso gli accademici del tempo fu una sua personale elaborazione della Theriaca o Triaca, farmaco che risale al tempo di Mitridate re del Ponto e che accrebbe nei secoli la propria fama. La Theriaca arrivò ad essere, ancora a metà dell’Ottocento, panacea universale, capace, se sapientemente somministrata, di curare praticamente ogni male. Sembra che Garillo componesse questo contravveleno regolarmente in pubblico, sotto la sorveglianza del citato Collegio Salutifero e col costante supporto dell’Ingrassia.

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