La villa romana sepolta tra le Madonie

Dopo quattro anni si è tornato a scavare nell’area archeologica di contrada Santa Marina, a Petralia Soprana, dove si trova un grande complesso di età imperiale

di Giulio Giallombardo

Un enorme edificio che duemila anni fa era cuore nevralgico delle Madonie. Dopo quattro anni si è tornato a scavare nell’area archeologica di contrada Santa Marina, a Petralia Soprana, dove tempo fa è stata scoperta una grande villa rustica di età imperiale. Un insediamento che un tempo doveva essere strategico per i traffici commerciali del territorio. Un complesso che comprende, oltre alla dimora del padrone di casa, le stalle, i magazzini, e un colonnato parzialmente conservato, segno dell’agiatezza di chi abitava nella villa. Per tutto il mese di settembre, dieci volontari provenienti da tutta la Sicilia e reclutati dall’associazione “Gaetano Messineo” hanno scavato nella zona, con la supervisione della Soprintendenza dei Beni culturali di Palermo e coordinati da Santino Ferraro. Adesso l’area degli scavi sarà ricoperta per proteggerli dal maltempo, in attesa di nuove ricerche.

I volontari al lavoro

I risultati della campagna di scavi, interamente finanziata da un privato, saranno presentati a Petralia Soprana il 23 novembre, ma già trapelano nuove scoperte che confermano l’importanza storica del sito. “Abbiamo rinvenuto sul lato sinistro dell’edificio alcune stanze, con le soglie e i relativi cardini, un tempo probabilmente destinate a magazzino – racconta a Le Vie dei Tesori News Carmela Burgio, presidente dell’associazione Gaetano Messineo – poi abbiamo fatto altri saggi e ritrovato anche diversi frammenti, tra cui reperti di vetro, materiale molto prezioso in quell’epoca, posseduto soltanto dalla classi più agiate. Data la grandezza dell’insediamento, non siamo ancora riusciti ad arrivare al limite del prospetto, ma vorremmo riprendere gli scavi già il prossimo maggio, con la speranza di trovare qualcuno disposto a finanziarli”.

L’area della villa romana

Tra gli altri ritrovamenti, poi, una pinzetta in bronzo per la cura del corpo, due tombe di epoca medioevale, dischi fittili e vari frammenti di ceramica. Ma sono tante ancora le domande senza risposta che ruotano attorno all’antica villa, di certo importante per l’economia della zona. Non è chiaro, infatti, il motivo per cui tra i reperti non siano stati rinvenuti finora oggetti integri, ma soltanto frammenti. Neanche perché nell’edificio siano presenti in più punti elementi che farebbero pensare a dei crolli. “Non sappiamo se per un terremoto oppure a causa di saccheggi – spiega ancora Carmela Burgio – la villa sembrerebbe sia stata abbandonata e poi riutilizzata in epoca bizantina, come si evince da alcuni ritrovamenti più superificiali fatti negli ultimi anni”.

L’area archeologica di Santa Marina

Ma la zona era abitata già nel sesto secolo avanti Cristo, come testimoniano i primi ritrovamenti effettuati da Gaetano Messineo, archeologo petralese e funzionario della Soprintendenza di Roma, scomparso nel 2010 e primo ad avere avviato la campagna di scavi alla ricerca dell’antica Petra. Adesso, l’associazione che porta il suo nome ha intenzione di proseguire il suo progetto, ma le risorse scarseggiano e senza fondi non sarà facile. “Abbiamo dovuto interrompere le ricerche sul più bello, proprio quando stavano venendo fuori elementi interessanti – conclude Burgio – . Ci auguriamo di poter continuare a scavare stavolta per un periodo un po’ più lungo”.

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