La valle dei menhir nascosta tra i monti della Sicilia

Studiosi e ricercatori si preparano a un primo rilevamento scientifico sul complesso megalitico scoperto pochi mesi fa vicino a Cerami

di Giulio Giallombardo

Un calendario di pietra nascosto nelle campagne siciliane. Presto si saprà di più sulla “valle dei menhir” a due passi da Cerami, piccolo borgo del Parco dei Nebrodi. La scoperta è stata fatta lo scorso autunno e sembra destinata a lasciare il segno sugli studi della preistoria nell’Isola. In un terreno privato, poco fuori dal centro abitato, sono stati scoperti alcuni monoliti “piantati” nella terra. Sono una ventina di pietre allungate, alte circa un metro, compatibili per costruzione e tipologia con blocchi preistorici molto simili a menhir, antichissimi megaliti risalenti solitamente al Neolitico, che avevano funzione religiosa e cultuale.

I menhir studiati dai ricercatori

In occasione dell’equinozio di primavera, archeologi e ricercatori si preparano adesso a studiare più da vicino la “piccola Stonehenge” di Cerami, considerato il primo complesso di menhir in Sicilia, la cui scoperta è stata già presentata ad un convegno di archeoastronomia a Sassari e in occasione del congresso dell’Istituto nazionale di astrofisica a Bari. Dal 20 al 22 marzo, gli studiosi dei Gruppi Archeologici d’Italia, dell’Università di Perugia, dell’Istituto nazionale di astrofisica di Catania e della Soprintendenza dei Beni culturali di Enna, eseguiranno il primo lavoro di ricognizione e di rilievo georeferenziato dell’area dove ricadono i menhir.

Uno dei menhir

“Si procederà ad un’analisi con termoluminescenza e precisamente con metodo di datazione ottica, che ci permetterà di sapere quando questi menhir sono stati sbozzati e piantati nel terreno, con un margine di errore minimo di due o tre secoli”, spiega Alberto Scuderi, vicedirettore nazionale dei Gruppi archeologici d’Italia, che sta studiando il sito insieme agli archeologi Ferdinando Maurici, della Soprintendenza del Mare e Andrea Polcaro, dell’università di Perugia, e con Alfio Maurizio Bonanno dell’Istituto nazionale di astrofisica di Catania. Sono loro gli esperti che avranno il compito di fare luce sul sito scoperto casualmente da alcuni soci dell’associazione culturale Acers di Cerami, che sono anche proprietari del terreno dove si trovano i monoliti e che adesso si stanno impegnando attivamente per promuovere la prosecuzione delle ricerche.

Uno scorcio di Cerami (foto Wikipedia)

Sono tanti, infatti, gli elementi che meritano un approfondimento. A partire dal numero esatto dei monoliti, ancora in fase di definizione. Dalle due pietre trovate per caso e segnalate agli studiosi, si è arrivati già a 28 menhir, allineati in doppi fila e orientati all’equinozio e al solstizio. Alcuni presentano anche dei fori passanti ad anello, utilizzati probabilmente per legare gli animali destinati al sacrificio. “La disposizione suggerisce una chiara volontà di allineamento – scrive l’astrofisico Alfio Maurizio Bonanno nella relazione preliminare – . In particolare i menhir sono disposti su due file, anche se purtroppo la seconda fila appare parzialmente crollata. Le posizioni dei menhir della seconda fila appaiono chiaramente al suolo, e sono speculari ai corrispondenti menhir della prima fila. Il dato interessante è la precisa disposizione di due coppie dei menhir della seconda fila in corrispondenza del meridiano. La fila principale di menhir sembra invece suggerire due orientamenti privilegiati, molto probabilmente indicanti alba solstizio invernale ed equinozio”.

La rocca con i ruderi del castello

Ma ci sono altri elementi che contribuiscono a fare di Cerami, luogo nevralgico per l’archeoastronomia siciliana. Nell’area rocciosa che sovrasta il borgo, dove si trovano i ruderi del castello medievale, si trovano alcune cavità artificiali con due grandi fori che – affermano gli studiosi – indicano le albe e i tramonti solstiziali ed equinoziali. La prima è una specie di porta alta due metri con asse orientato a 90-270 gradi, l’azimut del sole rispettivamente all’alba e al tramonto. “L’apertura è stata osservata all’alba dell’equinozio d’autunno 2019 e il sole nascente vi è penetrato con effetto spettacolare – scrivono in una relazione Ferdinando Maurici e Alberto Scuderi – . Nella zona più alta della rupe, invece, si trova una sorta di finestra ovoidale orientata a 120-300 gradi, rispettivamente l’azimut del solstizio d’inverno e del tramonto del solstizio d’estate”.

Due dei menhir di Cerami

Infine, su Monte Mersi, proprio sopra il complesso di menhir, si trovava un antico insediamento dove sono stati ritrovati frammenti di ceramica databili a partire almeno dall’età eneolitica, tombe a pozzo e grotticella dello stesso periodo e altre più tarde, risalenti presumibilmente all’età del Bronzo. “Solo future ricerche archeologiche – concludono gli studiosi – potranno portare maggiori elementi circa la datazione e i rapporti dei due siti. Resta acquisito fin d’ora il fatto che a Cerami esiste un articolato complesso di menhir con evidenti orientamenti astronomici, il primo e finora l’unico in Sicilia”.

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2 Comments

  1. Interessantissimo, da investigare in tutti i suoi aspetti, identificare il villaggio, e promuovere scavi archeologici.

  2. Se da sempre sono state emerse, strano che gli archeologi ce ne siano accorti adesso e facciano ora le analisi alla composizione …Non vi pare

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