La tessitrice di Alicudi e quelle trame ispirate dal mare

Nella piccola isola delle Eolie, Paola Costanzo ha trascorso l’inverno lavorando nella sua bottega. Dopo la pandemia, guiderà un laboratorio con le donne del carcere di Messina

di Maria Laura Crescimanno

La parte più dura della pandemia, questo secondo lunghissimo inverno, Paola Costanzo ha scelto di trascorrerlo nella più selvaggia e remota delle Eolie, lavorando al telaio. Da luglio scorso, in compagnia dei suoi dieci telai, vive in una grande casa accogliente aperta sul mare blu di Alicudi, la più marginale delle isole, settanta abitanti, nemmeno un porto per ripararsi dalle burrasche. Un’isoletta tutta scale e terrazzamenti, dove è tornato fondamentale l’ausilio degli asini. Da cinque anni lei, lipariota di nascita, ha scelto la solitudine vera sull’isola, non quella tutta moderna e forse più gravosa delle città, dei luoghi affollati oggi colpiti dal virus.

Paola Costanzo

Ad Alicudi, per tutto l’inverno ha lavorato da sola alle sue creazioni di tessitura, ore ed ore tra filati ed attrezzi tradizionali, ad inventare nuovi disegni, pattern personalissimi, che ormai, tra i social ed internet, vengono apprezzati in tutta Italia. Presto i suoi lavori, dalla bottega eoliana, saranno trasferiti ed esposti anche nelle vetrine dei grandi magazzini di Palermo.  Una passione ereditata forse dalla nonna, che poco ha da vedere con il suo passato di marketing manager.

Uno dei telai

Dopo la laurea in economia a Bologna ed il master in marketing turistico a Milano, alcuni anni di vita intensa e cittadina, Paola capisce che le sue Eolie la chiamano verso casa. Siciliana di scoglio, sente forte il richiamo dell’insularità dell’animo, ritorna a Lipari e ricomincia tutto daccapo, scegliendo di mettere qui le sue radici. “La mia idea di artigianato, di tessitura – spiega – non è solo legata ad un progetto di recupero delle antiche tradizioni, ma è anche improntata sul desiderio di divulgare questa arte come pratica che abbia una valenza terapeutica, sociale e culturale e trasformarla in un’occasione di lavoro per i soggetti fragili, per chi sta ai margini della società”.

La bottega di Paola Costanzo

Da qui nasce il progetto “maGAZZIno Tessile”, che ripartirà dopo la pandemia, un laboratorio artigiano e creativo per donne ristrette nella libertà, donne di cui poco si parla e poco si sa e che rappresentano, una minoranza dell’universo carcerario. Il progetto è stato accolto dal carcere di Messina “Gazzi” e realizzato anche grazie – aggiunge Paola – “al supporto dell’associazione Anymore Onlus che mi ha aiutato a coprire le spese, e Kano sartoria sociale, che ha invece confezionato delle borse con i tessuti realizzati dalle detenute. Il ricavato derivante dalla vendita delle borse è stato interamente devoluto alla sezione femminile del carcere di Messina”.

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