La storia di piazza Sett’Angeli e dei martiri di Palermo

Dalla scoperta di un affresco che riaccese un culto dimenticato alla celebrazione dell’eccidio di innocenti durante la Seconda guerra mondiale

di Emanuele Drago*

Nel cuore di Palermo, in via Simone da Bologna, a ridosso dello storico liceo Vittorio Emanuele II, e proprio di fronte al prospetto dell’absidale della Cattedrale, si trova piazzetta Sett’Angeli. Prende il nome dall’omonima Badia, con annessa chiesa normanna (chiamata anche dell’Angelo) che fino al XIII secolo si trovava in quella piazza. Si racconta anche che nello stesso luogo sorgessero le case natie delle sante Oliva e Ninfa. A partire dal 1516 la chiesa divenne famosa in quanto vi fu scoperto un affresco in cui erano dipinti i nomi dei sette arcangeli con i relativi attributi iconografici.

Il dipinto di Santa Maria dei Sette Arcangeli custodito nella Cattedrale

Si trattò di una scoperta straordinaria che riaccese il culto dei sette angeli, per secoli celati in quanto avevano dato vita a riti che la chiesa ritenne estranei all’ortodossia. Così, ai già noti Gabriele, Michele e Raffaele, si aggiunsero i nomi di Uriele, Gaudiele, Sealtiele e Barachiele. In seguito a quella scoperta, il culto dei sette angeli riprese a diffondersi in tutta Italia, anche grazie a padre Antonio Lo Duca, cappellano cefaludese che era stato a capo della chiesa di origini normanne. In seguito, il prelato, dopo essere giunto a Roma e aver avuto diverse visioni in cui venivano indicate le terme di Diocleziano come luogo in cui sarebbe dovuta sorgere la chiesa dei Sette Angeli Supremi, grazie all’intercessione dell’allora Papa Pio IV, riuscì a ottenerne finalmente l’edificazione. Va detto, tra l’altro, che al progetto che portò alla nascita della chiesa di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri di Roma, partecipò il grande Michelangelo Buonarroti, oltre a un nipote dello stesso Lo Duca.

La Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma

La stranezza di questa storia sta nel fatto che, dopo alterne vicende, anche il luogo in cui si trovava la chiesa dei Sette Angeli di Palermo ebbe, anche se quattro secoli dopo, i suoi martiri. Infatti, sebbene di essa si fossero perse le tracce (era stata inglobata insieme ad altre chiese nel grande convento realizzato alla fine del Cinquecento dal viceré Pignatelli) ne rimaneva ancora vivo il nome, anche quando, dopo i moti garibaldini del 1860, il distrutto monastero edificato dal Pignatelli venne sostituito dal nuovo liceo dedicato alla poetessa Giuseppina Turrisi Colonna.

Piazza Sett’Angeli durante i bombarbamenti

Per uno strano scherzo del destino, dopo il bombardamento del 18 aprile del 1943 la piazza dedicata ai sette angeli di Palermo divenne, come quella di Roma, anche dei martiri. E i martiri furono tutti quei poveri innocenti che avevano trovavano rifugio nell’ospedale, che fungeva anche da rifugio sotterraneo, che si trovava nella piazza e che venne colpito dalle bombe delle fortezze volanti americane. I morti furono centinaia e tra essi vi fu anche Giuseppe Schiera, irriverente poeta popolare che amava satireggiare, come il romano Pasquino, contro l’allora regime fascista. Oggi quel martirio di civili viene ricordato ogni anno davanti alla colonnina che si trova al centro della piazza. Mentre parte dell’originario affresco della chiesa degli Angeli si trova riprodotto in un quadro che si trova all’interno della vicina Cattedrale, in una delle cappelle.

*Docente e scrittore

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