La Sicilia? Ve la cucina un milanese

Da giornalista a chef, la sfida di Diego Landi

di Chiara Dino

Ha scelto di reinventarsi una nuova vita sulle montagne delle Madonie, dopo una vita di impegno politico e nella carta stampata. Per ripartire dal cibo e dai bisogni primari della gente

La vita nuova di Diego Landi è iniziata 7 anni fa a Petralia Soprana, anzi a Cipampini, frazione di un paese arroccato sulle montagne della Madonie. 70 anni, milanese, la sua parabola è emblematica perché racconta quella,  politica, di vecchi quadri del vecchio Pci che negli anni hanno virato su una scelta dal sapore individuale. Oggi fa lo chef nella sua Locanda di Calì: “Cerco antiche ricette del territorio e le propongo ai miei ospiti – racconta – ho iniziato questa avventura con la mia nuova compagna, conosciuta quando anni fa mi avevano chiamato a Palermo per dirigere L’Ora, allora si parlava di far rinascere quella testata. Poi non se ne fece più niente e per qualche tempo ho diretto Il Mediterraneo”. E qui occorre fare un passo indietro. Landi nella vita precedente era un giornalista. “Ho iniziato alla fine degli anni ’60. Nei primi anni ’70 ero capo redattore all’Unità a Bologna.  Erano incarichi politici. E di fatto a quei tempi ero qualcosa a metà tra un giornalista e un dirigente del partito. Poi sappiamo com’è andata a finire. Dopo la morte di Berlinguer e la fine del Pci, dopo i cambiamenti dell’89 e Tangentopoli, quel tipo di impegno politico non aveva più senso. L’Italia virava verso un tessuto sociale che dimenticava la dialettica accesa tra tute blu e tute bianche e diventava un indistinto coacervo di partite Iva e di individui”. È a questo punto che l’ex giornalista diventa consulente di un mucchio di multinazionali. Dalla Procter and Gamble alla Saatchi and Saatchi. Fa marketing, pubblicità, comunicazione. Al giornalismo tornerà anni dopo, per dirigere il Mediterraneo, prima, e L’Indipendente dopo. “Ho aspettato di andare in pensione con uno stipendio alto – ci racconta –  a quel punto ho scelto di ritirarmi tra queste montagne”. Via dalla pazza folla, è ripartito dal cibo, dai bisogni primari della gente, ma con un tocco più ricercato. E soprattutto dai suoi di bisogni. “Vivere altrove, divertirmi. Cucinare. In fondo non c’è tanta differenza tra il fare la cucina di un giornale – viene definito così in gergo il lavoro di chi impagina, pensa, dirige una testata – e stare in una cucina vera”. Ha avuto fiuto. Anche il ministero della Cultura, questo 2018, lo dedicherà alla promozione del food. E farsi trovare già rodati  in Sicilia, terra non ancora invasa da sciami di turisti, può essere un buon affare.

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Da giornalista a chef, la sfida di Diego Landi

di Chiara Dino

Ha scelto di reinventarsi una nuova vita sulle montagne delle Madonie, dopo una vita di impegno politico e nella carta stampata. Per ripartire dal cibo e dai bisogni primari della gente

La vita nuova di Diego Landi è iniziata 7 anni fa a Petralia Soprana, anzi a Cipampini, frazione di un paese arroccato sulle montagne della Madonie. 70 anni, milanese, la sua parabola è emblematica perché racconta quella,  politica, di vecchi quadri del vecchio Pci che negli anni hanno virato su una scelta dal sapore individuale. Oggi fa lo chef nella sua Locanda di Calì: “Cerco antiche ricette del territorio e le propongo ai miei ospiti – racconta – ho iniziato questa avventura con la mia nuova compagna, conosciuta quando anni fa mi avevano chiamato a Palermo per dirigere L’Ora, allora si parlava di far rinascere quella testata. Poi non se ne fece più niente e per qualche tempo ho diretto Il Mediterraneo”. E qui occorre fare un passo indietro. Landi nella vita precedente era un giornalista. “Ho iniziato alla fine degli anni ’60. Nei primi anni ’70 ero capo redattore all’Unità a Bologna.  Erano incarichi politici. E di fatto a quei tempi ero qualcosa a metà tra un giornalista e un dirigente del partito. Poi sappiamo com’è andata a finire. Dopo la morte di Berlinguer e la fine del Pci, dopo i cambiamenti dell’89 e Tangentopoli, quel tipo di impegno politico non aveva più senso. L’Italia virava verso un tessuto sociale che dimenticava la dialettica accesa tra tute blu e tute bianche e diventava un indistinto coacervo di partite Iva e di individui”. È a questo punto che l’ex giornalista diventa consulente di un mucchio di multinazionali. Dalla Procter and Gamble alla Saatchi and Saatchi. Fa marketing, pubblicità, comunicazione. Al giornalismo tornerà anni dopo, per dirigere il Mediterraneo, prima, e L’Indipendente dopo. “Ho aspettato di andare in pensione con uno stipendio alto – ci racconta –  a quel punto ho scelto di ritirarmi tra queste montagne”. Via dalla pazza folla, è ripartito dal cibo, dai bisogni primari della gente, ma con un tocco più ricercato. E soprattutto dai suoi di bisogni. “Vivere altrove, divertirmi. Cucinare. In fondo non c’è tanta differenza tra il fare la cucina di un giornale – viene definito così in gergo il lavoro di chi impagina, pensa, dirige una testata – e stare in una cucina vera”. Ha avuto fiuto. Anche il ministero della Cultura, questo 2018, lo dedicherà alla promozione del food. E farsi trovare già rodati  in Sicilia, terra non ancora invasa da sciami di turisti, può essere un buon affare.

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