Satira e virus, un sorriso per sfidare la pandemia

Il disegnatore Franco Donarelli ha realizzato alcune vignette che raccontano questi giorni difficili con leggerezza e umorismo

di Giulio Giallombardo

Il nemico invisibile esce allo scoperto. Si manifesta come una bizzarra creatura che si fa beffe del mondo, nel frattempo sconquassato dal suo contagio cieco. Non è più un organismo percepibile soltanto al microscopio, ma la sua forma sferica – diventata ormai familiare – costellata di punte come una corona, si fa gigante e visibile a tutti. Con la consueta ironia, Franco Donarelli, disegnatore e illustratore che in trent’anni ha sviscerato con sarcasmo le vicende siciliane tra politica e mafia, dice la sua sulla pandemia che sta cambiando le nostre vite. Lo fa con l’estro di sempre, inanellando una vignetta dopo l’altra che strappano un sorriso amaro, con uno sguardo pungente che dalla Sicilia si allarga fino al resto d’Italia e ne varca i confini.

Così, se da un lato, la Penisola si è trasformata in un assembramento di tanti piccoli Covid, dall’altro, un uomo con mascherina sventola la bandiera dell’Unione europea con le dodici stelle che, nel frattempo, sono mutate in virus. Ci sono, poi, due uomini delle forze dell’ordine che hanno ammanettato un altro beffardo Covid “beccato senza autocertificazione”, mentre una nonnina che fa la calza ne schiaccia altri con una paletta come fossero zanzare. Donarelli non risparmia il premier britannico Boris Johnson, che – ritratto come una pecora – si domanda “dov’è il resto del gregge”, oppure visto come un virus dal ciuffo biondo gira la manovella di un gigantesco tritacarne dove precipitano gli anziani. Sono proprio loro, i più fragili, che ritornano spesso nelle vignette del disegnatore: “È una condizione in cui mi trovo anch’io e in cui mi immedesimo molto”, ammette.

 

Ingegnere, ex dirigente delle Ferrovie dello Stato, nato a Sora, in provincia di Frosinone, ma palermitano d’adozione, Donarelli è un disegnatore di lungo corso. La sua carriera artistica comincia negli anni Ottanta, con l’inserto satirico all’interno del mensile “I Siciliani” di Giuseppe Fava. Da allora sono seguite collaborazioni su riviste e importanti quotidiani, come L’Ora e la Repubblica, fino alle sue vignette per l’agenda Smemoranda. Spesso va in giro per l’Italia come giurato nei concorsi nazionali di umorismo e pochi anni fa è stato premiato anche alla seconda edizione dei World Humor Awards di Salsomaggiore, considerato uno dei nuovi concorsi di grafica umoristica più importanti. Adesso, in cantiere, c’è una mostra di suoi lavori a Palazzo Gulì, per il “No mafia memorial” del Centro Impastato.

“Il disegno mi ha sempre accompagnato anche quando credevo di averlo dimenticato – racconta Donarelli – . Mi piacevano le nostre lingue morte ma anche altre, le lingue semitiche, con quelle volute così armoniose. Non associavo queste sinfonie calligrafiche al disegno. Compresi che linguaggio, gesto, segno e disegno hanno un legame stretto, per via dei simboli dappertutto disseminati e presenti, benché a volte nascosti, e intuii che andavo inoltrandomi sempre più nei labirinti della comunicazione”.

Così, alla passione per il disegno, si associa un’irrefrenabile carica umoristica con cui il disegnatore esorcizza anche i momenti difficili, come quello che il mondo sta attraversando. “Quando ci troviamo davanti a un evento così tragico come quello che stiamo vivendo – osserva Donarelli – cambia il nostro rapporto con la società. Non ne usciremo presto, ma non sono pessimista, ne verremo fuori trasformati, con un modo diverso di relazionarci. In questo contesto, però gli spunti per le mie vignette sono tantissimi, spesso legati ai paradossi in cui ci ritroviamo a vivere. Alla fine è un modo per ridere di noi stessi e delle nostre fragilità”.

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