La cultura dopo il virus: idee per superare la crisi

Nasce “Resilienza Italiae”, documento elaborato da una task force di operatori culturali, che hanno messo nero su bianco proposte strategiche per rilanciare il settore

di Ruggero Altavilla

Una “cassetta degli attrezzi” costruita dai professionisti della cultura per riparare i danni della pandemia. È il piano strategico messo a punto da Cultura Italiae, associazione indipendente e plurale che riunisce una comunità di operatori culturali, pubblici e privati di tutta Italia, ed esponenti del mondo delle imprese e dell’innovazione. Si chiama “Resilienza Italiae” ed è stato elaborato da una task force di esperti, che hanno messo nero su bianco idee e proposte strategiche da sottoporre all’attenzione delle istituzioni, per far ripartire prima possibile il mondo della cultura, quando l’emergenza sanitaria sarà finita.

I tetti della Cattedrale di Palermo

Il documento parte da una premessa fondamentale: il settore culturale e creativo è uno dei comparti economici maggiormente colpiti dalla crisi. Ma il suo ruolo sarà fondamentale, nell’ambito delle più ampie strategie di rilancio dell’Italia nel post-crisi. “È ormai assodato – si legge nel documento – che il moltiplicatore culturale sia uno dei fattori decisivi di sviluppo e resilienza dei sistemi economici ad alta intensità di capitale creativo”. Tanto che, come ricorda il rapporto Symbola-Unioncamere, “per ogni euro prodotto da settori quali architettura, comunicazione o tutela dei nostri monumenti, se ne generano 1,8 in altri settori. La produzione culturale ha un effetto di moltiplicatore per altri settori economici e diventa, in alcuni casi, una componente fondamentale per crescita e occupazione”. Così, se l’intera filiera culturale arriva a produrre ben 250 miliardi, pari al 16,7 per cento del Pil nazionale, diventa fondamentale preservare e rilanciare con un impegno senza precedenti il settore delle imprese culturali e creative.

Turisti davanti alla Cattedrale di Catania

La task force di Cultura Italiae ha, così, elaborato una proposta che verte su quattro aree d’intervento. La prima riguarda strategie e risorse da attuare per alleggerire il più possibile gli effetti della crisi, che ha azzerato per mesi i ricavi di gran parte del comparto (come mostre e musei, spettacoli dal vivo, festival, librerie, sale e produzioni cinematografiche). Quello che serve – osservano gli esperti – è un “piano strategico della cultura, che veda lavorare in sinergia, in maniera concreta e operativa, non solo il Mibact, ma anche il Miur, il Mise, il Mef, il Mae, il Mis e i rappresentanti dell’economia culturale e creativa. Ciò per varare misure immediate, che mettano in sicurezza e sostengano il settore nei prossimi mesi, limitando al minimo il fallimento degli operatori”. Nel documento è proposta anche la creazione di una mappatura del sistema culturale e creativo italiano, un Atlante dinamico delle industrie e risorse culturali e creative (patrimoni materiali, immateriali e aziende) che diventi la “bussola” per la programmazione e i nuovi sistemi di governance.

Una mostra al Museo Salinas di Palermo

Seconda area d’intervento riguarda finanza e credito, con la creazione della Banca italiana della Creatività, sostenuta ante litteram da Cultura Italiae, “così come quella di un Fondo d’investimento strategico per la cultura, – si legge del documento – col coinvolgimento delle banche statali e dei principali attori di sistema, incluse le fondazioni d’origine bancaria, capace di attirare anche gli investitori privati e accompagnare i top performer in percorsi di quotazione azionaria”. A questo si aggiunge anche l’estensione del fondo di garanzia di medio credito centrale a tutte le imprese culturali e creative, inclusi spettacolo dal vivo, artigianato artistico e arti visive. Da auspicare e sostenere – osservano ancora da Cultura Italiae – anche l’estensione alle imprese culturali e creative del credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo.

Concerto al Teatro Massimo di Palermo

Dopo il lockdown – e questo è il terzo punto – si dovrà puntare sulla semplificazione, con la creazione di distretti culturali a burocrazia zero, per integrare e coordinare su base territoriale l’offerta culturale e le strategie di promozione, creare reti coerenti, aumentare le economie di scala attraverso le sinergie, limitare gli sprechi di denaro pubblico e sperimentare nuove modalità di partnership tra pubblico e privato. La quarta e ultima area d’intervento riguarda le operazioni di supporto al mercato, con l’organizzazione di un piano nazionale per il consumo culturale e defiscalizzazione. “L’Iva al 4 per cento sui prodotti e servizi culturali e sul ciclo attivo e passivo delle imprese di settore – si legge nel documento – è certamente una misura necessaria, per rendere il comparto più attraente per consumatori e banche, oltre che sostenibile finanziariamente. Ma non basta. È necessario un piano per il sostegno alla lettura e al consumo culturale, che preveda sia voucher per giovani e famiglie, sia e soprattutto la detraibilità al 90 per cento di ogni forma d’investimento culturale a ogni titolo e scopo, dall’acquisto di un abbonamento al cinema o al teatro, ai libri, fino alla sponsorizzazione di festival e mostre”.

Angelo Argento (foto Facebook)

Infine, l’associazione Cultura Italiae propone di moltiplicare le capitali italiane della cultura nel 2022, con la selezione di una “capitale” per ogni regione e una dotazione di almeno 2,5 milioni per ogni città, prima leva pubblica per finanziare progetti culturali e di marketing territoriale, rigenerare spazi pubblici, sostenere artisti e creativi, attrarre investitori privati e partner internazionali. “È necessario usare questa crisi come un’opportunità – ha detto ad AgCult il presidente di Cultura Italiae, Angelo Argento – . Tutte le iniziative messe in campo a sostegno del settore devono trovare una realizzazione in uno strumento unico come la Banca della Creatività per sostenere l’asse più importante dell’Italia. D’altronde come ha ricordato il ministro Franceschini, il Mibact è il ministero economico più importante d’Italia”.

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