La Regione acquisirà la casa del giudice Livatino a Canicattì

L’abitazione di famiglia del magistrato ucciso dalla mafia nel 1990 sarà inserita nella Rete delle Case-museo dei siciliani illustri

di Redazione

La casa in cui visse il giudice Rosario Livatino, a Canicattì, sarà acquisita dalla Regione Siciliana. Lo ha stabilito la giunta regionale allo scopo di inserire l’immobile di particolare interesse storico-culturale nella Rete delle Case Museo. L’intento – fanno sapere dalla Regione – è di valorizzare la casa dove il magistrato, assassinato dalla mafia nel 1990 e proclamato Beato il 9 maggio dello scorso anno, ha trascorso la propria vita: qui, è, infatti, possibile rinvenire e apprezzare importanti testimonianze del vissuto quotidiano di questo servitore dello Stato e fedele cattolico, fino all’estremo sacrificio.

La casa del giudice Livatino a Canicattì

Con la delibera si è dato mandato al Dipartimento regionale dei Beni Culturali di compiere gli atti necessari e al Dipartimento regionale Tecnico di determinare il valore dell’immobile.  “La casa del giudice Livatino – sottolinea l’assessore ai Beni Culturali, Alberto Samonà – è un luogo dal fortissimo significato simbolico. Da quando, quasi un anno fa, è stato confermato il vincolo di tutela culturale della Soprintendenza, abbiamo lavorato con gli uffici per arrivare a un risultato che possa rendere fruibile la casa in modo permanente. L’immobile, una volta acquisito, entrerà a far parte a pieno titolo della Rete regionale delle case-museo, istituita dal governo regionale per mettere in collegamento i luoghi rappresentativi dei personaggi illustri della Sicilia”.

La casa di Canicattì è il principale luogo della memoria del giudice Rosario Livatino. Dal 21 settembre 1990 ad oggi la sua casa è rimasta immutata per volere dei genitori e successivamente della nuova proprietaria che ha ricevuto da Vincenzo Livatino, padre del giudice, l’eredità del bene fisico e l’eredità morale di custodirlo. Ubicata in via Regina Margherita, al civico 166, costituisce una tessera del mosaico dell’antica Canicattì. Nella dimora della famiglia Livatino – fanno sapere dall’Associazione Casa Giudice Livatino – è possibile ammirare i vari libri, codici, riviste e film in Vhs che hanno accompagnato la crescita del piccolo Rosario.

Rosario Livatino

Nel 2015 la Soprintendenza ai beni Culturali di Agrigento ha decretato che l’immobile esaminato e i beni mobili in esso custoditi sono dichiarati d’interesse storico, artistico, architettonico ed etnoantropologico di particolare importanza, in quanto connubio tra valenza architettonica e preziosa testimonianza di memoria storica e di avvenimenti socio politici caratterizzanti il territorio di Agrigento e della sua provincia. Dal settembre del 2020 Casa Giudice Livatino entra a far parte dell’Associazione Nazionale Case della Memoria che riunisce le case dove vissero personaggi illustri in ogni campo del sapere, dell’arte, della letteratura, della storia e che si propone di far conoscere e valorizzare queste significative dimore storiche.

“Oggi grazie al privato proprietario che porta avanti la ‘missione’ affidatagli da Vincenzo Livatino – si legge sul sito internet dell’associazione – la casa è amorevolmente custodita per rendere onore alla memoria del giudice assassinato. Casa Livatino è divenuta luogo simbolo di legalità vissuta e di fede autentica. Grazie alla disponibilità e alla dedizione dei membri dell’Associazione, la Casa Museo è fruibile al pubblico divenendo così la casa di tutti coloro i quali credono nei principi e nei valori che hanno ispirato l’esistenza del Beato Rosario Angelo Livatino e in essa possono ritrovare i segni tangibili della sua vita”.

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