La nuova vita dei palazzi storici da salvare

Approvata dall’Ars una norma della Finanziaria, che prevede il recupero del patrimonio immobiliare grazie a partnership tra pubblico e privato

di Giulio Giallombardo

Una collaborazione tra pubblico e privato per il rilancio del patrimonio immobiliare storico. Questa la sintesi di una norma contenuta nella Finanziaria regionale, approvata ieri dall’Assemblea regionale siciliana. L’idea è quella di dare la possibilità ai privati di recuperare, anche con l’aiuto di contributi pubblici, beni di valore che versano in cattive condizioni, garantendone al contempo la fruizione, pur rimanendo coerenti con la loro destinazione d’uso. L’elenco dei beni, dunque, è eterogeneo: si va dalle semplici abitazioni private, alle sedi di attività commerciali e ricettive o di enti come banche o fondazioni.

L’articolo 15 della manovra “Recupero e valorizzazione del patrimonio culturale immobiliare”, prevede esattamente che l’assessorato regionale dei Beni culturali, nonché gli enti preposti alla gestione dei siti che fanno capo a quelli previsti dal Codice dei beni culturali, “possono autonomamente attivare tutti gli strumenti di partenariato pubblico privato previsti dalla legislazione vigente”, compreso il project financing, “al fine di assicurare gli interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale immobiliare direttamente gestito e, in tale contesto, garantire l’apposito di risorse aggiuntive per la fruizione pubblica e l’utilizzo degli immobili, anche a scopo ricettivo”.

Sebastiano Tusa

Quest’ultimo riferimento alla destinazione ricettiva degli immobili è però stato soppresso da un emendamento presentato dall’opposizione, ma ciò non toglie che tra gli immobili beneficiari della norma possano esserci anche alberghi o altre strutture ricettive. L’idea era quella dei “paradores” spagnoli, ovvero non classici hotel, ma edifici di grande valore artistico, in cui poter soggiornare, all’insegna di un turismo lontano dagli stereotipi. In altri termini – come prevede il project financing, ovvero “finanza di progetto” – i privati si fanno carico dei lavori per un’opera pubblica ed in cambio l’ente pubblico garantisce la gestione, con i conseguenti ricavi, della struttura per un determinato numero di anni, permettendo così al privato di rientrare dall’investimento fatto.

“La norma dispone ciò che in parte è già prevede il Codice dei Beni culturali – spiega l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa a Le Vie dei Tesori News – cioè la possibilità che gli edifici storici di proprietà privata possano diventare oggetto di visita e di attenzione da parte del pubblico, ovviamente continuando la loro funzione, che può essere quella abitativa, ricettiva, o di attività commerciali, sede di fondazioni o banche. L’attenzione da parte della Regione è per quegli edifici storici bisognosi di recupero, che in questo modo possono ricevere contribuzioni, non solo regionali, ma anche europee, di privati, o elargizioni varie, rafforzando la possibilità da parte dei privati di continuare a esercitare le loro attività, ma al contempo garantire la fruibilità del bene”.

Approvata dall’Ars una norma della Finanziaria, che prevede il recupero del patrimonio immobiliare grazie a partnership tra pubblico e privato

di Giulio Giallombardo

Una collaborazione tra pubblico e privato per il rilancio del patrimonio immobiliare storico. Questa la sintesi di una norma contenuta nella Finanziaria regionale, approvata ieri dall’Assemblea regionale siciliana. L’idea è quella di dare la possibilità ai privati di recuperare, anche con l’aiuto di contributi pubblici, beni di valore che versano in cattive condizioni, garantendone al contempo la fruizione, pur rimanendo coerenti con la loro destinazione d’uso. L’elenco dei beni, dunque, è eterogeneo: si va dalle semplici abitazioni private, alle sedi di attività commerciali e ricettive o di enti come banche o fondazioni.

L’articolo 15 della manovra “Recupero e valorizzazione del patrimonio culturale immobiliare”, prevede esattamente che l’assessorato regionale dei Beni culturali, nonché gli enti preposti alla gestione dei siti che fanno capo a quelli previsti dal Codice dei beni culturali, “possono autonomamente attivare tutti gli strumenti di partenariato pubblico privato previsti dalla legislazione vigente”, compreso il project financing, “al fine di assicurare gli interventi di recupero e valorizzazione del patrimonio culturale immobiliare direttamente gestito e, in tale contesto, garantire l’apposito di risorse aggiuntive per la fruizione pubblica e l’utilizzo degli immobili, anche a scopo ricettivo”.

Sebastiano Tusa

Quest’ultimo riferimento alla destinazione ricettiva degli immobili è però stato soppresso da un emendamento presentato dall’opposizione, ma ciò non toglie che tra gli immobili beneficiari della norma possano esserci anche alberghi o altre strutture ricettive. L’idea era quella dei “paradores” spagnoli, ovvero non classici hotel, ma edifici di grande valore artistico, in cui poter soggiornare, all’insegna di un turismo lontano dagli stereotipi. In altri termini – come prevede il project financing, ovvero “finanza di progetto” – i privati si fanno carico dei lavori per un’opera pubblica ed in cambio l’ente pubblico garantisce la gestione, con i conseguenti ricavi, della struttura per un determinato numero di anni, permettendo così al privato di rientrare dall’investimento fatto.

“La norma dispone ciò che in parte è già prevede il Codice dei Beni culturali – spiega l’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa a Le Vie dei Tesori News – cioè la possibilità che gli edifici storici di proprietà privata possano diventare oggetto di visita e di attenzione da parte del pubblico, ovviamente continuando la loro funzione, che può essere quella abitativa, ricettiva, o di attività commerciali, sede di fondazioni o banche. L’attenzione da parte della Regione è per quegli edifici storici bisognosi di recupero, che in questo modo possono ricevere contribuzioni, non solo regionali, ma anche europee, di privati, o elargizioni varie, rafforzando la possibilità da parte dei privati di continuare a esercitare le loro attività, ma al contempo garantire la fruibilità del bene”.

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3 Comments

  1. Soluzione eccezionale! Come capire se un immobile o casa rientra nel progetto.. C’è una data di referenza ( esempio: costruiti prima del 1930…?)
    Perché non obbligare i proprietari di finire/ completare esternamente tutti gli immobili..? Vivo a Gioiosa Marea (Me) un paese sul mare, una volta un gioiello, diventato un obbrobrio urbanistico, scheletri non completati da 30 anni o più!

  2. Ho diffuso l’articolo a tanti amici proprietari di bellissime case storiche. E’ una bellissima iniziativa!

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