La nube nera degli incendi che soffoca la Sicilia

Fiamme alte e vegetazione in fumo, le proposte di ambientalisti e agricoltori per prevenire un flagello che si ripete ogni anno con l’arrivo del caldo

di Marco Russo

Ettari di verde in fumo. Lo scirocco è sempre presagio di sventure per la Sicilia. Da giorni l’Isola brucia sferzata dal vento africano. Le fiamme fanno paura, lambiscono le case, divorano i campi, distruggono gli alberi. La colonna sonora del disastro è il rombo dei canadair che volano bassi sui tetti delle città. Da Palermo a Messina, neanche la pandemia questa volta ha fermato i piromani, che evidentemente, approfittando degli allentamenti della “fase due”, hanno agito indisturbati appiccando roghi ovunque.

Incendio su Monte Cuccio, a Palermo (foto Giulio Giallombardo)

Mentre i vigili del fuoco sono impegnati senza sosta a spegnere le fiamme, con un’emergenza dopo l’altra, ci si interroga su come prevenire questo flagello che si presenta puntuale ogni anno con l’arrivo del caldo. A parlare senza mezzi termini di “organizzazione criminale” è il Wwf Sicilia, che ha lanciato un appello alla Regione Siciliana per riunire tutte le forze in campo contro gli incendi. “A minacciare i boschi, ci sono senza dubbio interessi e convenienze che vedono negli incendi comunque un tornaconto – si legge in una nota dell’associazione ambientalista – immediato attraverso il riutilizzo del territorio per il pascolo fresco o per la caccia facilitata da un terreno ‘pulito’ (e desertificato), meno immediato ma più subdolo, perché alimenta la speranza di potere alla lunga riutilizzare i terreni ex boschivi attraverso cambi di destinazione d’uso. Esiste anche il fenomeno dei piromani e qualche caso sarà imputabile anche a loro, ma la puntualità perfettamente in fase con gli eventi atmosferici avversi, la contemporaneità degli incendi e la scelta oculata dei luoghi fanno più pensare ad un’organizzazione, ad una ‘professionalità’ criminale”.

Canadair in azione (foto Vincenzo Russo)

Le proposte del Wwf Sicilia riguardano il piano della prevenzione, quello della repressione attraverso la ricerca degli autori degli atti criminali, ma soprattutto la gestione successiva dei terreni bruciati. Tra i provvedimenti strutturali a lungo termine, il Wwf chiede alla Regione di aumentare il parco mezzi e uomini del servizio antincendio regionale, auspicando una maggiore presenza sul territorio e con aggiornamenti tempestivi del catasto degli incendi.

Canadair su Monte Cuccio (foto Vincenzo Russo)

Tra i provvedimenti d’urgenza, inoltre, il Wwf Sicilia chiede, inoltre, alla Regione di attivare una rete permanente di emergenza di centri di “coordinamento antincendio” che coinvolga le prefetture, l’assessorato regionale Agricoltura e Foreste, l’assessorato al Territorio Ambiente, la Protezione civile, e i comuni che garantiscano in modo permanente il controllo stretto del territorio. Per questo – secondo l’associazione ambientalista – occorrerebbe una capillare presenza delle forze dell’ordine nel territorio, anche con l’ausilio di pattuglie militari, per sorvegliare, anche con l’uso di elicotteri, droni, telecamere e sensori, le zone sensibili e a più alto rischio, come riserve naturali, parchi e aree demaniali.

Canadair in volo su Palermo (foto Giulio Giallombardo)

Ma sono anche gli agricoltori a lanciare l’allarme, in un 2020 che si classifica come il più bollente dal 1800, con temperature superiori di 1,52 gradi rispetto alla media. La Sicilia è stata investita da una ondata di calore senza precedenti che ha causato la caduta dei frutti di mandorle, pere e susine, ancora troppo piccoli per resistere al caldo con temperature oltre i 40 gradi. “Non possiamo permetterci di passare un’altra stagione come le estati scorse quando il fuoco ha devastato migliaia di ettari – ha commentato il presidente Coldiretti Sicilia, Francesco Ferreri – . Occorre immediatamente avviare un piano di prevenzione con la pulizia straordinaria delle aree boschive e no. Lo scirocco sta provocando danni anche nelle campagne – aggiunge – dove i 40 gradi registrati in alcune zone, impongono irrigazioni di soccorso immediate. Danni anche al grano. La situazione è continuamente monitorata ma la preoccupazione è tantissima”.

(La foto grande in alto è di Vincenzo Russo)

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