La necropoli sicana nascosta in un bosco a due passi da Palermo

Tra Montelepre e Carini si trovano le sepolture dell’antica Hykkara, predate negli anni dai tombaroli della zona. Un sito da riscoprire su cui ancora non è stata fatta piena luce

di Giulio Giallombardo

Due città sepolte ancora tutte da esplorare. Lì vicino una necropoli, con centinaia di tombe scavate nella roccia. È il patrimonio archeologico di Hykkara, il nucleo antichissimo di Carini, terra d’incontro tra sicani e greci. Oggi di quell’insediamento sicano, citato da Tucidide, che si trovava sui rilievi di Monte d’Oro, a Montelepre, poi spostato più giù in epoca romana in contrada San Nicola, a Carini, rimangono visibili poche tombe di una grande necropoli.

Tre sepolture

Piccole sepolture a grotticella, tipiche dell’epoca arcaica pre-greca, affiorano all’ombra del bosco di Santa Venera, appena all’ingresso dell’area demaniale di Montagna Longa. La località precisa è Manico di Quarara, toponimo in cui riecheggiano echi di antichi tesori trovati dentro grossi vasi con manici (da qui l’origine del nome) di cui la necropoli era piena. Monete d’oro e altri preziosi corredi funebri predati negli anni dai tombaroli che hanno saccheggiato la zona. Oggi le tombe visibili, risalenti al sesto secolo avanti Cristo, sono appena sei. Altre, almeno una dozzina, sono state scavate e poi ricoperte durante le ultime campagne di ricerca, che risalgono agli anni ’60 e ’80 del secolo scorso. Ma, secondo gli studiosi, le tombe ancora inesplorate potrebbero essere almeno un centinaio.

L’interno di una tomba

La necropoli fu scoperta per caso negli anni ’60, quando la Regione Siciliana acquistò l’area per ricreare lo storico bosco di Santa Venera, distrutto nel Settecento. Durante la piantumazione dei pini, furono scoperte le prime tombe a grotticella, inizialmente studiate dall’archeologo Giovanni Mannino. Da allora, per almeno un decennio, i tombaroli della zona hanno messo le mani su una miniera di reperti preziosissimi, alcuni dei quali fortunatamente si sono salvati e si possono ammirare al museo Salinas di Palermo e, in piccola parte, nella Torre Ventimiglia di Montelepre, acquistata dal Comune e trasformata in piccolo museo.

 

Sono gran parte dei reperti lasciati in alcuni scatoloni davanti all’abitazione di un cittadino di Montelepre e recuperati poi dai carabinieri nel 2015. “Si tratta di un notevole gruppo di reperti databili tra l’età arcaica e l’età ellenistica – si legge in una pubblicazione dell’archeologa Rosa Maria Cucco, nel Notiziario archeologico della Soprintendenza di Palermo – . Il buono stato di conservazione sembra indiziare la loro pertinenza a corredi di tombe e in particolare una provenienza dalla località di Manico di Quarara, dov’era situata la necropoli del centro indigeno di Monte d’Oro, da decenni deturpata da scavi clandestini. I reperti consegnati, in prevalenza di medie e piccole dimensioni (coppe, skyphoi, lucerne, lekythoi, gutti, brocche), comprendono vasi di produzione attica a vernice nera e a figure rosse e probabilmente di produzione coloniale; ceramica comune e vasi di produzione indigena, tra cui spicca un’hydria con motivo decorativo dipinto a bande e spirali”.

Radici degli alberi sopra una tomba

Quella dell’antica Carini è un’area archeologica dalla stratificazione complessa su cui ancora non è stata fatta piena luce. Nella necropoli, non solo predata dai tombaroli, ma danneggiata dalle radici degli alberi piantati mezzo secolo fa, non si scava da quarant’anni. Dove prima si trovava parte dell’abitato dell’antica Hykkara sicana c’è adesso una cava e nell’area di Monte d’Oro non sono mai state condotte vere e proprie campagne di ricerca in profondità. In contrada San Nicola, nel sito della Hyccara tardoantica e altomedievale, invece, lavorano da tempi gli archeologi della cooperativa Archeofficina, un progetto portato avanti con la Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo e con il Comune di Carini. Durante le attività di scavo sono state rinvenute strutture murarie antiche, ceramiche e mosaici.

Panorama dal sentiero

“Sarebbe bello riuscire a musealizzare le tombe già scavate, che sono state reinterrate per sicurezza”, spiega l’archeologa Daniela Raia di Archeofficina, nel corso di un’escursione di archeotrekking condotta insieme a Ambrogio Conigliaro, guida ambientale escursionistica. “Purtroppo, l’attività dei tombaroli è ancora in corso – prosegue Raia – . Nella necropoli ci sono ancora tombe inesplorate e fino all’estate scorsa alcuni tombaroli hanno saccheggiato un’altra sepoltura. Se non si fa un lavoro di ricerca, ma soprattutto di tutela, con una custodia e un presidio sul posto, questa zona continuerà a essere saccheggiata”.

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