La “magica” abbazia di San Giorgio, tra storia e leggenda

Restauro in vista per i ruderi della chiesa, a pochi chilometri dal centro abitato di Gratteri. Fu uno dei più importanti centri monastici normanni in Sicilia

di Giulio Giallombardo

Potrebbe sembrare, a prima vista, un rudere come tanti, ma è una pietra miliare della dominazione normanna in Sicilia. Circondati dai boschi di Gratteri, sulle Madonie, sorgono gli imponenti resti dell’abbazia di San Giorgio, un luogo magico, intriso di leggende che si intrecciano alla storia. Oggi l’abbazia fa parte del patrimonio del Comune di Gratteri, che si prepara al restauro del monumento, grazie a un finanziamento stanziato dal Cipe, con l’obiettivo ambizioso di portare il bene all’interno del sito Unesco arabo-normanno.

Ruderi dell’abbazia di San Giorgio (foto: Vacuamoenia)

È di pochi giorni fa il bando per un’indagine di mercato, con cui il Comune vuole acquisire manifestazioni d’interesse da parte di operatori economici a cui affidare il restauro, la riqualificazione ambientale e anche alcune indagini archeologiche nell’abbazia. I lavori, per cui l’importo a base d’asta ammonta a poco meno di 600mila euro, comprendono – si legge nel bando – la demolizione delle superfetazioni edilizie esistenti, interventi di consolidamento e restauro dell’abbazia e delle superfici parietali, indagini archeologiche e la sistemazione della stradella di accesso al complesso monumentale.

L’interno dell’abbazia (foto: Vacuamoenia)

Un passo in avanti verso il progressivo recupero del monumento, dopo i precedenti interventi di restauro del Comune, che hanno sottratto in parte i ruderi dell’abbazia al degrado in cui erano finiti. Protagonisti della rinascita dell’abbazia anche gli studenti del plesso “Gratteri” dell’istituto comprensivo “Nicola Botta” di Cefalù, che hanno “adottato” il monumento, aggiudicandosi la medaglia d’oro, nell’anno scolastico 2017-2018, tra le scuole secondarie di primo grado del concorso nazionale indetto dal Miur sui monumenti adottati.

L’abside (foto: Vacuamoenia)

Le origini dell’abbazia sono antichissime e ancora, in parte, da decifrare, con la fondazione che viene attribuita a papa Innocenzo II intorno al 1140. Secondo altre fonti storiche, invece, la chiesa sembrerebbe essere esistente già qualche anno prima, se ad essa si riferisce una bolla del 1115, in cui il re Guglielmo I concede “alla venerabile e sacra mansione di San Giorgio dei Crateri” alcune terre di Petralia. C’è chi sostiene che si tratti della prima fondazione cistercense nel regno di Sicilia, poiché fu affidata da Ruggero II ai monaci premostratensi, agostiniani riformati provenienti dalla Normandia, che ne fecero il loro unico monastero in Sicilia e uno dei tre in Europa. L’affidamento si inserisce nell’ambito dell’appoggio che i normanni diedero in Sicilia al monachesimo occidentale, in opposizione a quello orientale, che si era diffuso con la dominazione bizantina.

L’arco che sormonta l’ingresso (foto: Vacuamoenia)

Ma già agli inizi del 1300, l’abbazia iniziò il suo lento declino: la canonica fu eliminata e i frati espulsi. Viene in seguito citata una “commenda” definitivamente abbandonata nel 1645 e alla metà del XIX secolo l’abate Vito Amico cita la chiesa, ancora aperta al culto, come appartenente all’ordine dei cavalieri di Malta. L’edificio, caduto in rovina, fu poi riutilizzato dai contadini come stalla e deposito di fieno. Secondo alcune credenze popolari, i monaci, prima di andare via, avrebbero nascosto un tesoro vicino all’abbazia, lanciando un sortilegio: se lo sarebbe assicurato chi, giunto sul luogo esatto apparso in sogno, sarebbe riuscito a mangiare una focaccia senza far cadere le briciole. Leggende a parte, l’unico tesoro vero è oggi ciò che resta dell’abbazia, considerata una delle espressioni più alte dell’architettura romanica in Sicilia.

(Foto: Vacuamoenia)

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