La luce risplende nell’arte al Museo Riso

A Palermo giornate di studi, spettacoli, incontri e mostre con protagonisti Christian Boltanski, Shay Frisch e Laura Panno

di Guido Fiorito

L’arte contemporanea dialoga con la tradizione delle icone nel nome della luce. Il museo Riso riapre la sua ala settentrionale e riempie il piano nobile del palazzo con una serie di iniziative che nelle diaspore e nei confronti-scontri tra le religioni e tra queste e il mondo laico cercano punti in comune, linguaggi ponte. “Luce da luce” è il titolo che raggruppa mostre (aperte fino al 29 novembre, ingressi contingentati per norme anti Covid) e tre giornate di studi interdisciplinari (si parla di sufismo, codici, pittura, teologia…) con spettacoli teatrali nei primi giorni di esposizione. “Un’occasione importante per il museo – dice il direttore Luigi Biondo – con gli artisti a confrontarsi nel nome della luce tra arte e realtà”.

Shay Frisch, Campo

Luce come energia e quindi materia immateriale, luce come illuminazione del divino. Il percorso può iniziare dai pannelli di Shay Frisch, artista israeliano già protagonista a Palermo Capitale della cultura 2018 con una istallazione ispirata alle geometrie della Zisa. Adesso le sue opere sono giganteschi pannelli neri o bianchi con illuminazioni minimali e geometriche. Quando ti avvicini ti accorgi che i pannelli sono formati da migliaia di adattatori elettrici, volgarmente spine con più ingressi, uno attaccato all’altro. “Il mio interesse – dice l’artista – è diffondere l’energia che crea campi elettromagnetici”. Qui siamo nel mondo della luce fredda e un po’ ironica. Le linee di accensione fanno riflettere sul confine tra visibile e invisibile.

Christian Boltanski, Cappotti neri

Ritorna poi il mondo di Christian Boltanski, artista francese tra i più noti, con radici profonde nella storia europea, ebree e ucraine. Si tratta di opere di proprietà del museo Riso, che adesso vengono di nuovo esposte. In Boltanski foto e oggetti di persone comuni vengono trasfigurati in parti della memoria collettiva. Così una grande foto ne contiene nascoste e poco visibili tante più piccole. Le luci di lampadine fredde blu incorniciano e segnano il passaggio degli oggetti a un valore iconico. Ma su tutto domina il tempo che annerisce ogni cosa. E l’ombra di una maschera d’oro diventa un teschio proiettato dalla luce sul muro di una camera segreta che è uno dei punti di maggiore emozione della esposizione.

Laura Panno, Luce da luce

Alla Cappella dell’Incoronata, la terza mostra di Laura Panno, artista veneta. Al piano della chiesa, la luce è negli sguardi di una serie di ritratti pittorici, ma in fondo, guardando in basso si vede un gigantesco occhio dalla pupilla blu scuro. Scendendo la scala a chiocciola che porta nella sala sottostante (probabilmente parte dell’antica moschea, Palermo è città di strati culturali) gli occhi si moltiplicano. L’artista spiega come si tratti di vetro soffiato nella fornace Signoretto a Murano e che il blu, come nel periodo blu di Picasso, sia un simbolo di melanconia e di morte. La Cappella dell’Incoronata, inoltre, fa parte dei luoghi del Festival Le Vie dei Tesori che dal 3 ottobre ritorna a Palermo e la mostra si può visitare con i coupon della manifestazione.

Un’opera di Rachid Koraïchi

Ritornando nell’ala settentrionale del museo, ecco “La teofania della bellezza”, ovvero opere calligrafiche e iconiche di Rachid Koraichi e Vasileios Koutsouras, ma anche di Stefania Stanojkovic, Efrem Augello, ovvero il dialogo tra la cultura islamica e quella bizantina. Una istallazione confronta un rito del sufismo con la preghiera dei monaci del monte Athos. “L’idea – dice Alberto Samonà, assessore regionale ai Beni culturali – è di utilizzare la luce in molteplici linguaggi, dall’arte contemporanea alla tradizione bizantina, provenienti da aree geografiche diverse. Per scoprire un sacro non dogmatico che non è esclusivo di un credo religioso, che può essere anche nella visione di un laico. Diverse spiritualità unite da una sensibilità comune”.

Infine, una istallazione fotografica sulla Cattolica di Stilo, chiesa bizantina in Calabria. “Per scoprire – dice Luigi Biondo – che vi sono protagonisti siciliani, come Sant’Elia di Enna, fondatore in Calabria di una comunità monastica, o San Filarete che era nato a Palermo”.

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