La chiesetta settecentesca che guarda Palermo dall’alto

Nascosta tra le campagne di contrada Inserra, la piccola Santa Croce è stata meta di pellegrinaggi interrotti a causa della pandemia. Sorge in una posizione panoramica sulla città

di Giulio Giallombardo

Domina Palermo, nascosta nel verde di monte Billiemi. Circondata da mandrie al pascolo e ulivi, la piccolissima chiesa di Santa Croce è il cuore religioso di Inserra, contrada arrampicata appena sopra la città, tra antichi bagli, torri e abbeveratoi. Si raggiunge con facilità, salendo da via Falzone, strada che si inerpica alle pendici del Billiemi, da viale Regione Siciliana. La settecentesca chiesetta, consacrata all’Addolorata, è stata per anni meta di un pellegrinaggio dei devoti del quartiere Cruillas, che si svolgeva il 15 settembre di ogni anno. Ma con l’avvento della pandemia, la tradizione si è interrotta e la chiesa è rimasta chiusa.

Le Case di Santa Croce con Palermo sullo sfondo

A ricostruire la sua storia è stato Fabrizio Giuffrè, giovane architetto palermitano, nato e cresciuto a Cruillas, esperto conoscitore del suo quartiere e autore del libro “Cruillas: storia e memorie di una antica borgata”. La chiesa appartiene al complesso delle Case di Santa Croce, che risale al 1776, quando la nobildonna Girolama Oneto, vedova di Giovanbattista IV Celestri, marchese di Santa Croce, fece edificare il caseggiato con l’annessa chiesetta, dove veniva quotidianamente celebrata la messa per gli abitanti e i pastori della borgata. “Ma la notevole distanza dall’abitato – scrive Giuffrè – l’inadempienza dei fedeli tanto che, nel 1863, la marchesa fu costretta ad inviare una supplica all’arcivescovo di Palermo affinché accordasse la celebrazione di almeno una messa festiva per i 120 abitanti del luogo”.

 

Stemma sul prospetto della chiesa

Santa Croce, con la sua semplice facciata decorata da stucchi e sormontata da una piccola campana, ha tutto l’aspetto di una chiesetta di campagna. Ma quello che sorprende è la sua posizione panoramica, da cui si abbraccia con lo sguardo la sagoma di monte Pellegrino e gran parte della città, fino al golfo. Sopra il prospetto – si legge ancora nel libro –  spicca uno scudo suddiviso in quattro parti con lo stemma delle famiglie Oneto (un albero sradicato con ai lati due leoni rampanti), Celestri (la luna crescente), Monreale (i due castelli e le croci accantonate da quattro crocette) e Valguarnera (le due fasce parallele). All’interno, oltre a un piccolo Ecce Homo ligneo, c’è l’altare settecentesco con decorazioni floreali sormontato da una tela che raffigura l’Addolorata con ornamenti in argento ed ex voto.

Il piccolo campanile di Santa Croce

L’edificio accanto, adesso di proprietà privata come la chiesa, conservava un tempo affreschi e alcuni sovrapporta di carattere paesaggistico, che riproducevano probabilmente particolari dei luoghi circostanti. “Siamo in una zona della città molto ricca di storia, ma anche di leggende – spiega l’architetto – come quella che vorrebbe la marchesa Oneto sepolta da qualche parte nella zona, o quella che aleggia attorno alle vicine Case del Monaco, baglio cinquecentesco adesso abbandonato, dove si dice sia nascosto un tesoro appartenuto all’antico proprietario”.

Torre di Bifalà

Ma nella zona c’è anche la torre di Bifalà, un tempo grande masseria appartenuta ai conti Naselli di Gela, adesso ridotta quasi a un rudere, adiacente all’Ambassador Park, vecchio ristorante abbandonato. Lì davanti c’è ancora un antico abbeveratoio in pietra, ricordato da storici e poeti, per la sua acqua un tempo freschissima. “È una contrada tutta da scoprire – conclude Giuffrè – ci auguriamo, intanto, che dall’anno prossimo possa riprendere la processione a Santa Croce, una tradizione devozionale di cui è importante conservare la memoria”.

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