La chiesetta del santo eremita che nasconde un gioiello d’arte bizantina

Annessa al monastero di Santa Maria del Rogato, ad Alcara Li Fusi, sui Nebrodi, custodisce un prezioso ciclo di affreschi, capolavoro della pittura medievale siciliana

di Ornella Reitano

Custodisce uno dei più preziosi affreschi bizantini della Sicilia, dall’importante valore artistico e simbolico. In contrada Carbuncolo, ad Alcara Li Fusi, borgo incastonato nei Nebrodi, si trova una chiesetta, di grande valenza storica, nella quale si intrecciano momenti della vita del santo patrono Nicolò Politi con l’assunzione di Maria Vergine al cielo. È la chiesetta di Santa Maria del Rogato, annessa a un antico monastero basiliano, utilizzata dai monaci del comprensorio del Val Dèmone. Non vi è una data certa riguardante la costruzione, ma risulta esistente già nel 1105 come indicato nel testamento spirituale del 1116 dell’abate Gregorio di Fragalà, rettore del monastero di San Filippo di Fragalà a Frazzanò.

La chiesetta di Santa Maria del Rogato

Nicolò Politi, attuale patrono di Alcara Li Fusi, arrivò in paese nel 1137. Aveva conosciuto nel monastero di Maniace, Lorenzo Ravì, un sacerdote basiliano attuale patrono del Comune di Frazzanò. Fu dietro indicazione di quest’ultimo che decise di incamminarsi lungo i sentieri dell’Etna per arrivare sui monti Nebrodi. Oggi, questo percorso è diventato il Trekking del Santo, un cammino lungo circa 100 chilometri che parte dalle pendici dell’Etna e, attraversando il Parco dei Nebrodi, tocca i luoghi relativi alla vita, alla preghiera e ai miracoli del santo.

Pavimento di maioliche

Ad Alcara Nicolò Politi visse da eremita, ma era sua abitudine recarsi nella piccola chiesa del Rogato ogni sabato per confessarsi e comunicarsi. Quando lo trovarono morto (nel 1167) nella grotta in cui viveva, le sue spoglie furono portate proprio nella chiesa del Rogato e vi rimasero fino al 1507, anno in cui il pontefice Giulio II concesse la traslazione del corpo alla Chiesa madre della cittadina riconoscendo lo stato di santità di Nicolò Politi.

L’affresco raffigurante la Koimesis

Un elemento di pregio della chiesa del Rogato è l’affresco bizantino (risalente secondo gli studiosi tra il 1196 e il 1291) che gli ultimi restauri del 2014 hanno riportato fruibile. È la Koimesis (Dormitio Virginis), Dormizione della Santissima Madre di Dio. È questo l’unico affresco leggibile e meglio conservato tra i quattro presenti che si trovano ai due lati delle pareti dell’unica navata della chiesa. Di manifattura nasitana è iI pavimento di maioliche seicentesche.

L’interno della chiesa

A differenza di altri esempi che riguardano la koimesis (ovvero l’Assunzione nella visione orientale), come il mosaico della chiesa della Martorana a Palermo o l’immagine classica presente nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, qui, nella chiesa del Rogato il capo della Madonna è rivolto a destra e non a sinistra perché la Vergine guarda verso oriente dove sorge il sole. È un legame simbolico tra il sorgere del sole, la rinascita, la nuova vita, la resurrezione e l’assunzione di Maria. L’affresco Dormitio Virginis rappresenta proprio il momento in cui la Madonna si addormenta per essere poi assunta in cielo.

Nell’affresco ci sono altri personaggi degni di nota come l’ebreo profanatore che cerca di far cadere il corpo della Vergine afferrando e tirando il suo catafalco. Ma interviene San Michele Arcangelo che taglia in un sol colpo le mani dell’ebreo che, recise, rimangono aggrappate al drappo. È chiara ed evidente l’iscrizione in greco “IC” “XC” riferita a Gesù Cristo e in alto “HKOIMHCIC” che sta per Koimesis.

Alcara Li Fusi

Ma la vera particolarità di questo affresco bizantino è la Madonna bambina che rappresenta la sua stessa anima ed è tenuta tra le braccia da suo figlio Gesù mentre la offre agli angeli che la porteranno in cielo sotto lo sguardo degli apostoli che ne sono testimoni. Non a caso la chiesa di Santa Maria del Rogato viene aperta in occasione dell’assunzione di Maria Vergine al cielo (15 agosto) che coincide anche con l’ultima visita che fece Nicolò Politi prima della sua morte.

Di recente la chiesa è stata aperta al pubblico durante la giornata dedicata alle chiese italo-greche nei comuni della provincia di Messina. Sarà aperta anche nelle date del 21 giugno, 21 luglio, 21 agosto e 21 settembre in occasione dell’evento Notti d’Estate nelle Chiese Italo-Greche insieme ad altre chiese dello stesso tipo diffuse nei comuni parte della Città Metropolitana di Messina. Accanto alla chiesetta c’è anche una piccola cappella dedicata al miracolo della pioggia che Dio, per intercessione di San Nicolò Politi, concesse agli abitanti di Alcara Li Fusi durante un periodo di forte siccità.

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