La chiesa di San Matteo e il mistero dei Beati Paoli

Il gioiello del barocco palermitano che si affaccia sul Cassaro è uno scrigno d’arte, tra tombe di personaggi illustri e passaggi segreti

di Emanuele Drago*

Se c’è a Palermo una chiesa la cui sontuosa facciata sembra essere sacrificata all’assenza di una adeguata prospettiva, questa è indubbiamente la chiesa di San Matteo al Cassaro. La facciata fu realizzata da Mariano Smiriglio e presenta sulle nicchie laterali, oltre alla statua di San Matteo, anche quella dedicata a San Mattia. Va detto che in origine questa chiesa si trovava sul lato opposto della strada, accanto alla Salita dei Musici, ed era proprietà del convento di Santa Caterina d’Alessandria. Tuttavia, a partire dal Seicento, grazie alla raccolta di donativi ed elemosine fatte all’ordine dei Miserenimi, che si prefiggeva la salvezza delle anime del Purgatorio, a partire dal 1633 venne ricostruita in forme più maestose.

La cripta di San Matteo

All’interno della chiesa, oltre a un bel bassorilievo in stucco realizzato da Giacomo Serpotta, e agli eleganti medaglioni con cui Bartolomeo Sanseverino decorò la navata centrale, meritano una particolare attenzione le quattro statue che raffiguravano la Giustizia, la Fede, la Speranza e la Carità, poste sui pilastri del transetto, e soprattutto la bella volta del soffitto in cui si può ammirare un’Apoteosi di San Matteo e Mattia e una Liberazione delle anime purganti realizzata dal pittore palermitano Vito D’Anna.

La porticina segreta

Ma, oltre che per le sue opere, la chiesa è ricordata come uno dei luoghi in cui gli adepti di una sedicente setta, conosciuta come Beati Paoli (di cui vennero narrate le vicende nell’omonimo romanzo d’appendice scritto da Luigi Natoli) per mezzo di una porticina segreta presente dietro il genuflessorio della sacrestia, dopo aver attraversato gli stretti cunicoli del centro storico, come fantasmi si dileguavano per poi ricomparire indisturbati in altri luoghi della città. Ma la chiesa è anche il luogo in cui un tempo, dentro fosse comuni, vennero sepolti due grandi artisti palermitani: lo scultore Giacomo Serpotta, il più grande stuccatore di tutti i tempi e il pittore Vito D’Anna, il più raffinato interprete del Rococò palermitano.

La tomba dell’abate Vella

Ma le storie che custodisce la chiesa di San Matteo non finiscono certo qui; ad esempio, vicino l’ingresso, sulla navata sinistra è possibile ammirare il monumento funerario dedicato a Rosario Gregorio, l’importante storiografo che contribuì a smascherare quella che gli storici chiamarono “arabica impostura” o “minzogna saracina”. Una vicenda di cui parlò lungamemente, in un noto romanzo dal titolo “Il Consiglio D’Egitto”, lo scrittore Leonardo Sciascia. Una vicenda che si colloca nel 1782, quando era viceré di Sicilia l’illuminato Domenico Caracciolo e che vide come protagonista monsignor Giuseppe Vella. Il prelato maltese millantò di aver tradotto un testo arabo, presente nell’abbazia di San Martino delle Scale, che rivelava l’assoluta autonomia della monarchia e del diritto siciliano.

La tomba di Rosario Gregorio

Ma il falso storico venne svelato da Rosario Gregorio e dall’arabista viennese Joseph Hager. I due scoprirono che i codici tradotti dal Vella (Il Consiglio di Sicilia e Il Consiglio d’Egitto) in realtà erano stati palesemente contraffatti; addirittura, nel caso del primo manoscritto, più che della storia della Sicilia, si trattava della manomissione della storia del profeta Maometto. Così, il Vella, dopo uno storico processo, fu condannato a quindici anni di prigionia e venne rinchiuso presso un casolare vicino a Monreale. Oggi, per un beffardo gioco del destino, il suo corpo si trova sepolto in questa chiesa, proprio di fronte alla lapide di Rosario Gregorio, ovvero colui che lo smascherò. Ci auguriamo che al più presto, visto il potenziale storico, oltre che artistico che la chiesa custodisce, si possa mettere mano a un completo restauro.

*Docente e scrittore

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