La battaglia di Himera e quei reperti senza un museo

A Palazzo Ajutamicristo si è fatto il punto sulle recenti scoperte legate allo storico scontro tra greci di Sicilia e cartaginesi che avvenne nella piana di Buonfornello

di Guido Fiorito

Gli scheletri dei soldati e dei cavalli, le punte delle lance e delle frecce, pezzi delle armature protettive, le sepolture comuni dei morti sul campo. La battaglia di Himera del 480 avanti Cristo è viva davanti a noi. Nelle foto dei ritrovamenti, l’epica e la violenza, l’esaltazione dei vincitori, la tragedia degli sconfitti. Migliaia e migliaia di reperti conservati tra Himera e l’Albergo delle Povere. “C’è materiale da studiare per secoli”, sintetizza Stefano Vassallo, l’archeologo che ha ritrovato e scavato fino al 2011 le necropoli della città, facendo emergere alla luce del sole i resti della battaglia, sepolti sotto tre-quattro metri di terra. Adesso è il tempo delle ricerche. Per fare un esempio, vengono studiati con la tecnica degli isotopi, con invii in laboratori sparsi per il mondo, le ossa ritrovate, per cui si è scoperto come l’alimentazione del 480 avanti Cristo fosse diversa da quella del 409 quando Himera fu distrutta, definitivamente dall’esercito cartaginese.

Fosse comuni a Himera

La prima battaglia, invece, fu vinta da Gelone di Siracusa che si era unito a Terone di Akragas contro i cartaginesi di Amilcare I, che con una grande flotta e un esercito erano venuti a conquistare la Sicilia. La battaglia avvenne nell’ultimo avamposto greco prima dei territori occidentali in mano ai punici.

L’incontro su “La battaglia di Himera sulla base degli scavi archeologici”, che ha chiuso la stagione degli appuntamenti della Soprintendenza ai Beni culturali di Palermo a Palazzo Ajutamicristo, è stata occasione per fare il punto sulle straordinarie scoperte. Che dobbiamo alla passione degli archeologi e alla circostanza del raddoppio dei binari della ferrovia Palermo-Messina. Gli scavi delle necropoli, infatti, furono finanziati dalle Ferrovie dello Stato e poi, chiusa l’esplorazione e salvati i resti trovati nelle necropoli, sono stati costruiti i binari in un punto esterno alle mura di Himera.

Ricostruzione del Tempio della Vittoria

Della battaglia ormai sappiamo tanto, come, dopo l’introduzione della sovrintendente Lina Bellanca, hanno raccontato Stefano Vassallo e Francesca Spatafora, di recente nominata direttore del parco Himera, Solunto e Monte Jato, ma che molti studiosi vorrebbero ancora alla guida del museo Salinas. L’accampamento cartaginese, dopo lo sbarco a Panormus, si era istallato alla destra del fiume Torto. Lo scontro avvenne nella piana di Buonfornello in direzione di Himera che sorgeva alla sinistra del fiume Imera settentrionale, divisa in città bassa in pianura e alta sull’altopiano.

“Sul campo di battaglia abbiamo trovato – ha detto Vassallo – tracce di frecce e armi sul piano di campagna antico. I caduti furono sepolti in fosse comuni, a quattro-cinque metri di distanza una dall’altra, dove abbiamo trovato scheletri appartenenti tutti a maschi da 18 a 32 anni. Li abbiamo identificati come i soldati caduti in battaglia: a parte la datazione stratigrafica, vi erano su crani e ossa le tracce di terribili ferite da armi da taglio, punte di frecce e di lancia. Abbiamo ricostruito in che punto erano stati colpiti a morte. Di quell’epoca esistono pochissimi altri esempi di fosse comuni, una è a Olinto in Grecia. Un’altra scoperta sensazionale è quella di trenta tombe di cavalli, poco comuni. Studiando dei resti di morsi abbiamo concluso che erano di tipo iberico, probabilmente appartenuti a mercenari”.

I resti del Tempio della Vittoria

“La zona industriale oggi in crisi, la costruzione di villaggi turistici e la cementificazione delle sponde del fiume Imera hanno contribuito a svalutare questa zona – ha detto Francesca Spatafora – . Eppure il parco contiene due musei di alto valore. Abbiamo chiesto di assegnarci uno dei padiglioni dismessi della zona industriale ma non è stato finora possibile”. Eppure un museo della battaglia di Himera unirebbe il fascino dell’archeologia a quello di una battaglia con le storie e i resti degli uomini che furono protagonisti. Vassallo ha chiuso citando Bob Dylan: “Quante morti ci vorranno perché egli sappia che troppe persone sono morte?/ La risposta, amico mio, soffia nel vento/La risposta soffia nel vento”. Se qualcuno pigliasse iniziative, nel 2020 saranno 2500 anni tondi…

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend