In trincea fra cimeli, armi e divise: viaggio nel nuovo Museo della guerra

In occasione del festival Le Vie dei Tesori, ha aperto per la prima volta al pubblico uno spazio espositivo all’interno della caserma Ruggero Settimo

di Guido Fiorito

La vita di trincea, il letto da campo, le stoviglie, le armi. Una immersione nella vita quotidiana dei soldati durante la guerra. Alla caserma Ruggero Settimo di piazza San Francesco di Paola, a Palermo, il festival Le Vie dei Tesori ha aperto al pubblico per la prima volta gli spazi dove sono stati raccolti cimeli militari dal Risorgimento ai nostri giorni. La visita è inserita nella sezione esperienze del Festival (tutti i sabato e domenica fino al 31 ottobre, qui per prenotare) e si tratta davvero di rivivere emozioni che sono nelle storie di gran parte delle famiglie siciliane.

Medaglie della prima guerra mondiale

Lo stesso Giuseppe Nasta, un collezionista palermitano che ha ricostruito una trincea all’interno di una sala e ha contribuito alla mostra con propri cimeli, mostra con commozione il tascapane che il nonno portò sulle spalle durante i tre anni in cui fu impegnato nella prima guerra mondiale. “La mia passione per il mondo militare e i suoi oggetti – spiega –  è nata lì. Il tascapane, come le stesse divise, erano costruite con tela olona. Un tessuto ruvido come carta vetrata ma molto resistente. Nella prima guerra mondiale morirono circa 50.000 siciliani, un quinto di loro dispersi. Spesso le piastrine di ferro che contenevano i nomi dei soldati venivamo distrutte dalla scoppio delle granate. E non si poteva più sapere il loro nome. Molti erano contadini o pescatori e in gran parte  non comprendevano la lingua italiana parlata dagli ufficiali, in gran parte del Nord”.

La trincea occupa l’intero lato di una sala. È in scala 1 a 1 ed è stata costruita con legno di risulta, il fondo con cartapesta ottenuta da vecchi giornali, sacchi di sabbia militari, filo spinato. A destra il buio del camminamento. Attorno divise, fotografie e giornali d’epoca, elmetti, baionette, il sacco con gruccia dove gli ufficiali tenevano i loro vestiti, armi, il montone rovesciato comprato in qualche paese prealpino per difendersi dal freddo sulle cime innevate. C’è una maschera antigas efficace di produzione inglese che fu data ai soldati italiani soltanto nel 1918.

 

Un’altra sala riguarda la seconda guerra mondiale. Qui sono più numerose le armi con qualche curiosità, come un lanciafiamme Steyer, fucili mitragliatori della Repubblica sociale, un fucile Thompson con caricatore a cilindro. Poi un’intera vetrina di baionette, le divise coloniali usate in Africa, le pentole e le gavette delle cucine da campo. Una raccolta frutto della collaborazione tra Esercito, veterani e collezionisti. Molti oggetti, anche scrivanie e armadi antichi, provengono dalle stesse caserme cittadine. Tante le testimonianze  dei bersaglieri e le trombe argentate.

Cappello coloniale dei bersaglieri della seconda guerra mondiale

“L’attacco nelle trincee della prima guerra mondiale veniva comandato dagli ufficiali con tre o quattro colpi di fischietto – racconta Nasta -. Il primo serviva a convocare i soldati, il secondo ad innestare le baionette, poi si lanciava l’attacco. Chi non saltava fuori spesso era fucilato sul posto per codardia”. Oltre il muro il nemico è l’ignoto. Sul muro del camminamento della trincea c’è una frase segnata in gesso che riproduce quella scritta con bella calligrafia, in una cartolina alla famiglia, da un ufficiale di nome Romolo: “La guerra affogò la mia anima nel sangue e nel fuoco”.

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1 Comment

  1. Queste belle attività dovrebbero essere mostrate agli studenti delle scuole medie di I e II grado.
    I giovani dovrebbero apprendere che, in tempi passati, molti giovani come loro affrontarono sacrifici inenarrabili. Molti costretti, molti perchè infervorati da un’idea. E per queste morirono. E tutti amavano la vita.

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