In Sicilia non c’è Natale senza il buccellato

Tutte le varianti di uno dei dolci tipici delle festività, da quello grande e rotondo di Palermo alle quattro versioni che si preparano a Caltagirone, passando per Cefalù, Gratteri, Buscemi, Noto e Piana degli Albanesi

Marcella Croce

Poco prima di Natale nelle vetrine di Erice fanno la loro comparsa i grandi cuori ripieni di cedrata con il Bambino Gesù al centro: Maria Grammatico è l’unica a saperli ancora confezionare. Moltissimi altri paesi e città siciliani hanno specialità dolciarie legate alle ricorrenze natalizie.

Il dolce natalizio siciliano più noto è il buccellato (o cucciddatu) dal latino tardo buccellatum che, secondo la definizione di un vocabolario, si riferiva a “pane adatto a diventare un boccone per la sua morbidezza”. I buccellati comuni a Palermo sono grandi e rotondi ad anello, ripieni di conserva di mandorle e fichi secchi, un prodotto quasi “industriale” rispetto ai buccellatini casalinghi esistenti in quasi tutti i paesi siciliani, che hanno grande varietà di sapori, presentano forme che variano da paese a paese, e sono di solito ricoperti dall’allastrata (glassa di albume, zucchero e limone).

A Piana degli Albanesi i buccellatini vengono riempiti con mandorle o con conserva di melone bianco, a Montelepre di mele, o di fichi, o di melone e cioccolato bianco, e così via dicendo. Anche il nome può variare all’infinito: cosi chini (cose piene) a Castelbuono, catobbisi a Cefalù, corna a Gratteri, saschiteddi (sacchettini) a Buscemi, ciascuna (sacconi) a Palazzolo Acreide e a Noto, dove hanno forma a esse, impanatigghi (dallo spagnolo empanadillas) a Ciminna dove sono ripieni di mandorle e mele.

A Caltagirone sono proposti in quattro versioni: pistacchi, mandorle, vin cotto (“mosto”) e miele, e con ardito e interessante “italianismo” il termine cucciddata viene con molta nonchalanche tradotto in colorelle. “Se si parte dalle mandorle sgusciate – spiega il pasticcere Giuseppe Cusumano – le nostre colorelle sono bianche, ma sono migliori quelle più scure, fatte con mandorle abbrustolite con il guscio. Sia bianche che scure sono sempre decorate, cioè ‘pizzicate’, con una particolare pinzetta, noi le facciamo velocemente perché per Natale ce le ordinano a centinaia, ma a Caltagirone c’è ancora chi le fa a casa, e sono dei veri capolavori”.

Tutte le varianti di uno dei dolci tipici delle festività, da quello grande e rotondo di Palermo alle quattro versioni che si preparano a Caltagirone, passando per Cefalù, Gratteri, Buscemi, Noto e Piana degli Albanesi

Marcella Croce

Poco prima di Natale nelle vetrine di Erice fanno la loro comparsa i grandi cuori ripieni di cedrata con il Bambino Gesù al centro: Maria Grammatico è l’unica a saperli ancora confezionare. Moltissimi altri paesi e città siciliani hanno specialità dolciarie legate alle ricorrenze natalizie.

Il dolce natalizio siciliano più noto è il buccellato (o cucciddatu) dal latino tardo buccellatum che, secondo la definizione di un vocabolario, si riferiva a “pane adatto a diventare un boccone per la sua morbidezza”. I buccellati comuni a Palermo sono grandi e rotondi ad anello, ripieni di conserva di mandorle e fichi secchi, un prodotto quasi “industriale” rispetto ai buccellatini casalinghi esistenti in quasi tutti i paesi siciliani, che hanno grande varietà di sapori, presentano forme che variano da paese a paese, e sono di solito ricoperti dall’allastrata (glassa di albume, zucchero e limone).

A Piana degli Albanesi i buccellatini vengono riempiti con mandorle o con conserva di melone bianco, a Montelepre di mele, o di fichi, o di melone e cioccolato bianco, e così via dicendo. Anche il nome può variare all’infinito: cosi chini (cose piene) a Castelbuono, catobbisi a Cefalù, corna a Gratteri, saschiteddi (sacchettini) a Buscemi, ciascuna (sacconi) a Palazzolo Acreide e a Noto, dove hanno forma a esse, impanatigghi (dallo spagnolo empanadillas) a Ciminna dove sono ripieni di mandorle e mele.

A Caltagirone sono proposti in quattro versioni: pistacchi, mandorle, vin cotto (“mosto”) e miele, e con ardito e interessante “italianismo” il termine cucciddata viene con molta nonchalanche tradotto in colorelle. “Se si parte dalle mandorle sgusciate – spiega il pasticcere Giuseppe Cusumano – le nostre colorelle sono bianche, ma sono migliori quelle più scure, fatte con mandorle abbrustolite con il guscio. Sia bianche che scure sono sempre decorate, cioè ‘pizzicate’, con una particolare pinzetta, noi le facciamo velocemente perché per Natale ce le ordinano a centinaia, ma a Caltagirone c’è ancora chi le fa a casa, e sono dei veri capolavori”.

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