Il violoncello di Giovanni Sollima duetta con la natura

Concerto registrato all’Orto Botanico di Palermo e trasmesso online. In programma la sesta Suite di Bach e due brani inediti del compositore

di Redazione

Le note di Bach tra i tesori verdi dell’Orto Botanico di Palermo, eseguite dal violoncello di Giovanni Sollima. Un concerto dell’eclettico musicista, registrato nello storico giardino palermitano, sarà trasmesso sabato 17 aprile alle 10, sul sito web dell’Associazione Siciliana Amici della Musica (questo il link) e sui suoi canali social. Il violoncellista eseguirà la sesta Suite di Bach e due suoi inediti, in cui i suoni dello strumento e della natura si fonderanno diventando un tutt’uno.

L’Aquarium dell’Orto botanico

Si comincia con l’inedito “Song”. Lungo i viali dell’Orto, tra piante, fiori e alberi rari e Sollima, con il suo violoncello, eseguirà la versione strumentale di un’aria che fa parte di “Acqua Profonda”, opera composta ad aprile scorso. Un lungo e travagliato lavoro di ricerca che il musicista ha avuto modo di intraprendere durante i mesi di lockdown. A seguire la Suite 6 in re maggiore, Bwv 1012 di Bach, eseguita nella serra Carolina. Il concerto si chiuderà con un altro inedito, Jook-ru-pa, un brano pensato qualche anno fa da Sollima in Australia, scritto poi nel 2019.

La serra Carolina

“Sembra un paradosso, ma solo il lockdown poteva darmi la possibilità di fare qualcosa che da anni tentavo senza alcuna speranza di successo – racconta Sollima -. Andare a fondo, esplorando molto lentamente il manoscritto attribuito ad Anna Magdalena delle Suites per violoncello di Bach, è un’impresa difficile, se non impossibile, che richiede tanta lentezza. Non si è mai pronti con Bach, cambia ogni giorno, senti di scoprire qualcosa che ti era sfuggito, ti accorgi che tutto ciò che in quel manoscritto può sembrare una svista, mancante o illogico, è invece frutto dell’ingegno, concetto di variazione continua. Percepire la sesta suite in un luogo come l’Orto Botanico – riprende Sollima – spazio reale ma che sembra irreale, mentale, è un’esperienza unica. Trovo di forte significato, simbolico e oltre, suonare in un luogo dove la natura del pianeta ci raccolta la sua storia, ci costringe ad ascoltarla. Le suites, e quel manoscritto, parlano lo stesso linguaggio e vivono in una dimensione intima”.

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