Il viaggio nella nuova stagione del Teatro Massimo

Si aprirà il 19 gennaio con una Turandot ambientata nella Cina che verrà, tra futuro, matriarcato e fake news. Nel cartellone 10 opere, 3 balletti, 6 nuove produzioni, 10 concerti e 6 recital. E per gli abbonati via al “balzello” sul diritto di prelazione

di Antonella Lombardi

Il futuro inaugura la nuova stagione del Teatro Massimo di Palermo con una Turandot di Puccini ambientata in una Pechino del 2070 dove trionfano matriarcato e femminismo e fanno capolino anche le Fake news, per un teatro sempre più attento al racconto dell’attualità e delle sue periferie. Il viaggio, la migrazione, l’equilibrio tra tradizione e innovazione è il filo rosso che lega il cartellone che si aprirà il 19 gennaio e che è stato presentato oggi dal sovrintendente del Massimo, Francesco Giambrone, insieme al sindaco Orlando, presidente della fondazione del teatro, alla dirigente regionale del Turismo, Lucia Di Fatta, al direttore musicale Gabriele Ferro e al soprano Tatiana Melnychenko.

Dieci opere (“Una in più del passato”, ha detto Giambrone) 3 balletti (“Esempio di resistenza in un Paese in cui i corpi di ballo sono a rischio estinzione mentre noi scommettiamo in senso opposto”, ha proseguito) 6 nuove produzioni, 10 concerti sinfonici e 6 recital di canto con coproduzioni in Italia e in Europa e una tournée in Oman, ma non solo: a febbraio orchestra e coro della fondazione tornano per la seconda volta alla Royal opera house di Muscat per tre recite della Traviata che vedranno Placido Domingo, in scena, certo, ma anche sul podio come direttore nell’ultima recita.

Stiamo lavorando per fare tornare Domingo su questo palcoscenico – ha detto il sovrintendente Giambrone, rivendicando una scelta precisa per questa stagione – abbiamo deciso di puntare su pagine fondamentali del repertorio che sono inspiegabilmente poco frequentate e che mai sono state eseguite in questo teatro, come La Favorite di Donizetti nella versione francese, o Idomeneo di Mozart o Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi”. Accanto a queste, la prima assoluta di Winter journey, di Ludovico Einaudi con la regia di Roberto Andò, in coproduzione con il San Carlo di Napoli e che racconta il difficile viaggio di un uomo in fuga dalla sua città natale straziata dalla guerra o, ancora il contemporaneo del musical My fair lady e della danza Pink Floyd/Carmen suite, due titoli per il corpo di ballo del Massimo che si cimenterà con la musica di Atom Heart Mother dei Pink Floyd e con la coreografia di Alberto Alonso per Carmen suite. E poi tre titoli molto amati dal pubblico della lirica: La traviata, Pagliacci, Il barbiere di Siviglia fino a un grande classico del balletto a natale, Lo schiaccianoci

Ma è nella stagione sinfonica che il “fare rete” del teatro Massimo è più evidente, con un repertorio eterogeneo nei contenuti (dalla musica barocca della Santa Rosalia di Bonaventura Aliotti) al jazz, con le collaborazioni con il Brass group e con il conservatorio di Palermo, ora intitolato al palermitano Scarlatti, artista ritrovato dalla città che, stando a quanto annunciato oggi, vedrà presto un lavoro su di lui “in coproduzione con L’Opera di Parigi”.

Il viaggio e l’esilio sono presenti anche nei concerti come quello “Alle vittime senza nome” in ricordo di tutti i profughi morti in mare sognando le coste europee, incrociando un tema sul quale il Massimo ha l’ambizione di porsi tra quelle istituzioni culturali che si interrogano su questa urgenza, come il racconto delle periferie, sempre più coinvolte, come vi abbiamo raccontato qui: “Noi da Danisinni non andremo via, anzi, abbiamo avviato un percorso professionale con un coro di amatori formidabile che continuerà fino ad aprile, quando ci rivedremo”. Non a caso, dietro la visione contemporanea della Turandot c’è lo stesso regista dell’elisir di Danisinni, Fabio Cherstich, insieme ai videoartisti russi del collettivo AES+F. Un’apertura alle periferie che sembra fare da apripista ad altre, come quelle sollecitate da chi dal pubblico chiede se in cantiere ci sono progetti nel quartiere di Brancaccio e il castello di Maredolce.

“Speriamo di poter abbattere il muro tra centro e periferie anche con il teatro – ha detto il sindaco che ha sottolineato l’entrata in fondazione di numerosi sponsor privati – ultimo l’imprenditore Dragotto con un intervento che lo pone tra i primi partner. Finalmente non abbiamo un affanno quotidiano nel far quadrare il bilancio, visto che i conti sono in ordine e possiamo pensare a una programmazione triennale in cui tutti abbiamo creduto”. “Contiamo oltre 6000 abbonati e una sala con un tasso medio di occupazione dell’82% – ha concluso il sovrintendente – ma il nostro orgoglio personale sono gli oltre 200 bambini dai 6 ai 15 anni che compongono un’orchestra e due cori”.

Grande riserbo sull’allestimento della Turandot, per la quale il maestro Gabriele Ferro, dato il finale incompiuto poi completato da Franco Alfano, ha garantito un testo “approvato per l’80% da Puccini, al quale siamo arrivati con una ricerca quasi filologica di Dario Oliveri. Stiamo pensando a degli accorgimenti da adottare in scena per far notare al pubblico delle piccole modifiche nelle parti mancanti, magari con dei cambiamenti di luce”.

Tra le novità di questa stagione l’eliminazione del diritto di prelazione per gli abbonati che mantengono il diritto di confermare il proprio posto senza dover più pagare il 10% del prezzo di abbonamento per le opere e i balletti.

Si aprirà il 19 gennaio con una Turandot ambientata nella Cina che verrà, tra futuro, matriarcato e fake news. Nel cartellone 10 opere, 3 balletti, 6 nuove produzioni, 10 concerti e 6 recital. E per gli abbonati via al “balzello” sul diritto di prelazione

di Antonella Lombardi

Il futuro inaugura la nuova stagione del Teatro Massimo di Palermo con una Turandot di Puccini ambientata in una Pechino del 2070 dove trionfano matriarcato e femminismo e fanno capolino anche le Fake news, per un teatro sempre più attento al racconto dell’attualità e delle sue periferie. Il viaggio, la migrazione, l’equilibrio tra tradizione e innovazione è il filo rosso che lega il cartellone che si aprirà il 19 gennaio e che è stato presentato oggi dal sovrintendente del Massimo, Francesco Giambrone, insieme al sindaco Orlando, presidente della fondazione del teatro, alla dirigente regionale del Turismo, Lucia Di Fatta, al direttore musicale Gabriele Ferro e al soprano Tatiana Melnychenko.

Dieci opere (“Una in più del passato”, ha detto Giambrone) 3 balletti (“Esempio di resistenza in un Paese in cui i corpi di ballo sono a rischio estinzione mentre noi scommettiamo in senso opposto”, ha proseguito) 6 nuove produzioni, 10 concerti sinfonici e 6 recital di canto con coproduzioni in Italia e in Europa e una tournée in Oman, ma non solo: a febbraio orchestra e coro della fondazione tornano per la seconda volta alla Royal opera house di Muscat per tre recite della Traviata che vedranno Placido Domingo, in scena, certo, ma anche sul podio come direttore nell’ultima recita.

Stiamo lavorando per fare tornare Domingo su questo palcoscenico – ha detto il sovrintendente Giambrone, rivendicando una scelta precisa per questa stagione – abbiamo deciso di puntare su pagine fondamentali del repertorio che sono inspiegabilmente poco frequentate e che mai sono state eseguite in questo teatro, come La Favorite di Donizetti nella versione francese, o Idomeneo di Mozart o Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi”. Accanto a queste, la prima assoluta di Winter journey, di Ludovico Einaudi con la regia di Roberto Andò, in coproduzione con il San Carlo di Napoli e che racconta il difficile viaggio di un uomo in fuga dalla sua città natale straziata dalla guerra o, ancora il contemporaneo del musical My fair lady e della danza Pink Floyd/Carmen suite, due titoli per il corpo di ballo del Massimo che si cimenterà con la musica di Atom Heart Mother dei Pink Floyd e con la coreografia di Alberto Alonso per Carmen suite. E poi tre titoli molto amati dal pubblico della lirica: La traviata, Pagliacci, Il barbiere di Siviglia fino a un grande classico del balletto a natale, Lo schiaccianoci

Ma è nella stagione sinfonica che il “fare rete” del teatro Massimo è più evidente, con un repertorio eterogeneo nei contenuti (dalla musica barocca della Santa Rosalia di Bonaventura Aliotti) al jazz, con le collaborazioni con il Brass group e con il conservatorio di Palermo, ora intitolato al palermitano Scarlatti, artista ritrovato dalla città che, stando a quanto annunciato oggi, vedrà presto un lavoro su di lui “in coproduzione con L’Opera di Parigi”.

Il viaggio e l’esilio sono presenti anche nei concerti come quello “Alle vittime senza nome” in ricordo di tutti i profughi morti in mare sognando le coste europee, incrociando un tema sul quale il Massimo ha l’ambizione di porsi tra quelle istituzioni culturali che si interrogano su questa urgenza, come il racconto delle periferie, sempre più coinvolte, come vi abbiamo raccontato qui: “Noi da Danisinni non andremo via, anzi, abbiamo avviato un percorso professionale con un coro di amatori formidabile che continuerà fino ad aprile, quando ci rivedremo”. Non a caso, dietro la visione contemporanea della Turandot c’è lo stesso regista dell’elisir di Danisinni, Fabio Cherstich, insieme ai videoartisti russi del collettivo AES+F. Un’apertura alle periferie che sembra fare da apripista ad altre, come quelle sollecitate da chi dal pubblico chiede se in cantiere ci sono progetti nel quartiere di Brancaccio e il castello di Maredolce.

“Speriamo di poter abbattere il muro tra centro e periferie anche con il teatro – ha detto il sindaco che ha sottolineato l’entrata in fondazione di numerosi sponsor privati – ultimo l’imprenditore Dragotto con un intervento che lo pone tra i primi partner. Finalmente non abbiamo un affanno quotidiano nel far quadrare il bilancio, visto che i conti sono in ordine e possiamo pensare a una programmazione triennale in cui tutti abbiamo creduto”. “Contiamo oltre 6000 abbonati e una sala con un tasso medio di occupazione dell’82% – ha concluso il sovrintendente – ma il nostro orgoglio personale sono gli oltre 200 bambini dai 6 ai 15 anni che compongono un’orchestra e due cori”.

Grande riserbo sull’allestimento della Turandot, per la quale il maestro Gabriele Ferro, dato il finale incompiuto poi completato da Franco Alfano, ha garantito un testo “approvato per l’80% da Puccini, al quale siamo arrivati con una ricerca quasi filologica di Dario Oliveri. Stiamo pensando a degli accorgimenti da adottare in scena per far notare al pubblico delle piccole modifiche nelle parti mancanti, magari con dei cambiamenti di luce”.

Tra le novità di questa stagione l’eliminazione del diritto di prelazione per gli abbonati che mantengono il diritto di confermare il proprio posto senza dover più pagare il 10% del prezzo di abbonamento per le opere e i balletti.

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