Il teatro “inutile” e necessario del Piccolo Patafisico

Nel segno dissacrante di Ben Vautier, si inaugura la nona stagione con tredici spettacoli in cartellone, in scena tanti artisti e gli immancabili appuntamenti con i festival, da “Sorsicorti” al “Minimo”

di Giulio Giallombardo

Provocatorio e ironico come il suo padre spirituale. Il Piccolo Teatro Patafisico, nato quasi dieci anni fa nel segno di Alfred Jarry, in un’ex stalla dietro la Cattedrale di Palermo, per poi traslocare in un padiglione dell’ex manicomio di via La Loggia, conferma la sua anima trasversale e resistente. Lo fa con la nona stagione teatrale presentata questa mattina nella sala riunioni del Teatro Biondo: trasversale per l’eterogeneità della proposta culturale, resistente perché è stato capace di costruire un’identità sempre più riconoscibile, nonostante le strade dell’arte siano spesso in salita.

Margherita Ortolani, Laura Scavuzzo e Rossella Pizzuto

Non a caso, la frase dissacrante che accompagna la nuova stagione – diretta come sempre da Laura Scavuzzo e Rossella Pizzuto, fondatrici del Patafisico – parafrasando il performer francese Ben Vautier, “il teatro è inutile, tornate alle vostre case”, la dice lunga su quanto il Patafisico, in questi anni, abbia puntato su un’idea di teatro che non sia solo estetica, ma che recuperi anche il suo ruolo sociale e collettivo.

Dando uno sguardo agli spettacoli in cartellone, quest’anno saranno 13, tra cui tre produzioni nuove di zecca. Tra i palermitani in cartellone: Rosario Palazzolo, Dario Muratore, Claudia Puglisi e Margherita Ortolani. Sarà proprio quest’ultima ad inaugurare, domani sera alle 21 (con repliche sabato e domenica), la stagione con lo spettacolo “… Amezzaluna (Il cielo è così crudele e non è semplice)”, prodotto dal Patafisico con la compagnia Blitz. Ispirato al Visconte Dimezzato di Italo Calvino, lo spettacolo porta in scena due “strampalate creature ed un viaggio verso una Luna di cartapesta” e si collega a un lungo percorso di formazione per attori che Blitz porta avanti da anni. In scena, con Marta Cannuscio, Sara Esposito e la stessa Ortolani, ci sarà anche Ibrahima Darre, un giovane migrante, che ha partecipato al progetto “Diverse Visioni”, nato per l’inclusione sociale dei ragazzi rifugiati e richiedenti asilo.

Spazio anche al terzo capitolo di “A cena con gli Ubu”, altra produzione del Patafisico, con gli attori del teatro e la chef Cinzia Ciprì, con debutto il 9 novembre. Diventato ormai un plot, le cene a casa di Ubu sono una riflessione sul contemporaneo che non perde l’occasione per ridicolizzare il potere nella tradizione inaugurata da “Ubu re” di Jarry.

Poi c’è anche Dario Muratore, terza e ultima produzione del teatro di via La Loggia, che porta in scena “Tripolis”, il 13, 14 e 15 dicembre, in collaborazione con la dimora Macciangrosso, residenza artistica, e il Progetto Epop Teatri, che scava alle radici del rapporti con l’ex colonia libica per rispondere alle domande “chi è lo straniero? ”, “chi è l’artista?”.

E ancora, il reading teatrale di Claudio Morici “46 tentativi di lettera a mio figlio” (23 novembre); “Ciò che accadde all’improvviso”, il primo testo teatrale di Rosario Palazzolo che torna in scena dopo diversi anni (19 e 20 gennaio); “I sette contro Tebe” della compagnia I Clandestini, spettacolo nato nel centro salute mentale “Casa del sole” (25 e 26 gennaio); il teatro-canzone di Ivan Talarico in scena con “Autobiografia del mio amico immaginario” (9 e 10 febbraio); “Apuleio in love” della Compagnia Teatro degli Spiriti (14 febbraio); “The Addams Family in Palermo” di Claudia Puglisi (1, 2 e 3 marzo); “Carillon” della Compagnia Tedacà (16 e 17 marzo) e “Uomo maturo” di Steve Cable (13 e 14 aprile).

Torna anche quest’anno Poetry Slam (cinque serate al mese, da gennaio a maggio), la gara di poesia creata da Francesco Giordano, in cui gli autori leggono sul palco i propri versi e competono tra loro, valutati da una giuria composta estraendo a sorte cinque componenti del pubblico. Poi gli altri appuntamenti fissi con il festival di corti teatrali Minimo Teatro Festival (29, 30 e 31 marzo) e Sorsicorti, l’appuntamento con i corti cinematografici e il buon vino, quest’anno all’insegna del “cinema liquido”.

Parallela alla stagione per adulti, non può mancare quella per bambini, che ha già preso il via il 21 ottobre con lo spettacolo “Baoko, la burattina che divenne luna” della Compagnia Teatro degli Spiriti. Seguiranno altri undici spettacoli da novembre a maggio, quasi tutti messi in scena dalla stessa compagnia teatrale.

Laura Scavuzzo

“L’intenzione è quella di fare rete il più possibile, – ha detto Laura Scavuzzo nel corso della presentazione al Biondo – anche con le altre realtà teatrali siciliane con le quali spesso è difficile dialogare, ma anche con associazioni non strettamente teatrali”. L’intenzione – aggiungono le due direttrici artistiche – “è sempre quella di scegliere lo spettacolo giusto, le storie che valgano la pena di essere raccontate, coinvolgere il pubblico adatto, co-progettare con i partner più d’ispirazione, trovare il motivo e il senso di ogni singola scelta e poi a volte si scopre che le cose più ‘inutili’ erano quelle più necessarie”.

Nel segno dissacrante di Ben Vautier, si inaugura la nona stagione con tredici spettacoli in cartellone, in scena tanti artisti e gli immancabili appuntamenti con i festival, da “Sorsicorti” al “Minimo”

di Giulio Giallombardo

Provocatorio e ironico come il suo padre spirituale. Il Piccolo Teatro Patafisico, nato quasi dieci anni fa nel segno di Alfred Jarry, in un’ex stalla dietro la Cattedrale di Palermo, per poi traslocare in un padiglione dell’ex manicomio di via La Loggia, conferma la sua anima trasversale e resistente. Lo fa con la nona stagione teatrale presentata questa mattina nella sala riunioni del Teatro Biondo: trasversale per l’eterogeneità della proposta culturale, resistente perché è stato capace di costruire un’identità sempre più riconoscibile, nonostante le strade dell’arte siano spesso in salita.

Margherita Ortolani, Laura Scavuzzo e Rossella Pizzuto

Non a caso, la frase dissacrante che accompagna la nuova stagione – diretta come sempre da Laura Scavuzzo e Rossella Pizzuto, fondatrici del Patafisico – parafrasando il performer francese Ben Vautier, “il teatro è inutile, tornate alle vostre case”, la dice lunga su quanto il Patafisico, in questi anni, abbia puntato su un’idea di teatro che non sia solo estetica, ma che recuperi anche il suo ruolo sociale e collettivo.

Dando uno sguardo agli spettacoli in cartellone, quest’anno saranno 13, tra cui tre produzioni nuove di zecca. Tra i palermitani in cartellone: Rosario Palazzolo, Dario Muratore, Claudia Puglisi e Margherita Ortolani. Sarà proprio quest’ultima ad inaugurare, domani sera alle 21 (con repliche sabato e domenica), la stagione con lo spettacolo “… Amezzaluna (Il cielo è così crudele e non è semplice)”, prodotto dal Patafisico con la compagnia Blitz. Ispirato al Visconte Dimezzato di Italo Calvino, lo spettacolo porta in scena due “strampalate creature ed un viaggio verso una Luna di cartapesta” e si collega a un lungo percorso di formazione per attori che Blitz porta avanti da anni. In scena, con Marta Cannuscio, Sara Esposito e la stessa Ortolani, ci sarà anche Ibrahima Darre, un giovane migrante, che ha partecipato al progetto “Diverse Visioni”, nato per l’inclusione sociale dei ragazzi rifugiati e richiedenti asilo.

Spazio anche al terzo capitolo di “A cena con gli Ubu”, altra produzione del Patafisico, con gli attori del teatro e la chef Cinzia Ciprì, con debutto il 9 novembre. Diventato ormai un plot, le cene a casa di Ubu sono una riflessione sul contemporaneo che non perde l’occasione per ridicolizzare il potere nella tradizione inaugurata da “Ubu re” di Jarry.

Poi c’è anche Dario Muratore, terza e ultima produzione del teatro di via La Loggia, che porta in scena “Tripolis”, il 13, 14 e 15 dicembre, in collaborazione con la dimora Macciangrosso, residenza artistica, e il Progetto Epop Teatri, che scava alle radici del rapporti con l’ex colonia libica per rispondere alle domande “chi è lo straniero? ”, “chi è l’artista?”.

E ancora, il reading teatrale di Claudio Morici “46 tentativi di lettera a mio figlio” (23 novembre); “Ciò che accadde all’improvviso”, il primo testo teatrale di Rosario Palazzolo che torna in scena dopo diversi anni (19 e 20 gennaio); “I sette contro Tebe” della compagnia I Clandestini, spettacolo nato nel centro salute mentale “Casa del sole” (25 e 26 gennaio); il teatro-canzone di Ivan Talarico in scena con “Autobiografia del mio amico immaginario” (9 e 10 febbraio); “Apuleio in love” della Compagnia Teatro degli Spiriti (14 febbraio); “The Addams Family in Palermo” di Claudia Puglisi (1, 2 e 3 marzo); “Carillon” della Compagnia Tedacà (16 e 17 marzo) e “Uomo maturo” di Steve Cable (13 e 14 aprile).

Torna anche quest’anno Poetry Slam (cinque serate al mese, da gennaio a maggio), la gara di poesia creata da Francesco Giordano, in cui gli autori leggono sul palco i propri versi e competono tra loro, valutati da una giuria composta estraendo a sorte cinque componenti del pubblico. Poi gli altri appuntamenti fissi con il festival di corti teatrali Minimo Teatro Festival (29, 30 e 31 marzo) e Sorsicorti, l’appuntamento con i corti cinematografici e il buon vino, quest’anno all’insegna del “cinema liquido”.

Parallela alla stagione per adulti, non può mancare quella per bambini, che ha già preso il via il 21 ottobre con lo spettacolo “Baoko, la burattina che divenne luna” della Compagnia Teatro degli Spiriti. Seguiranno altri undici spettacoli da novembre a maggio, quasi tutti messi in scena dalla stessa compagnia teatrale.

Laura Scavuzzo

“L’intenzione è quella di fare rete il più possibile, – ha detto Laura Scavuzzo nel corso della presentazione al Biondo – anche con le altre realtà teatrali siciliane con le quali spesso è difficile dialogare, ma anche con associazioni non strettamente teatrali”. L’intenzione – aggiungono le due direttrici artistiche – “è sempre quella di scegliere lo spettacolo giusto, le storie che valgano la pena di essere raccontate, coinvolgere il pubblico adatto, co-progettare con i partner più d’ispirazione, trovare il motivo e il senso di ogni singola scelta e poi a volte si scopre che le cose più ‘inutili’ erano quelle più necessarie”.

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