Il teatro di Eraclea sarà liberato da tubi e pannelli

Annunciato un concorso di idee per il restauro del monumento, con l’ipotesi di rimozione della copertura “provvisoria” installata negli anni ’90

di Marco Russo

Riflettori accesi sul teatro greco di Eraclea Minoa. Si torna a parlare del rilancio del monumento nell’area archeologica agrigentina, con un concorso internazionale di idee per il restauro e, soprattutto, con l’ipotesi di rimozione della copertura installata negli anni ’90 del secolo scorso. Una struttura che doveva essere “provvisoria”, in sostituzione della precedente copertura realizzata negli anni ’60 dall’archistar Franco Minissi, ma che ormai mostra i segni del tempo, rendendo di fatto invisibile il teatro.

La cavea del teatro

Se ne è discusso pochi giorni fa durante un sopralluogo fatto dal direttore del Parco della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, e dal soprintendente dei Beni culturali di Agrigento, Michele Benfari. “Alla fine del sopralluogo – si legge in una nota – si è concordato di rivedere l’attuale struttura di protezione che, ormai obsoleta e non in grado di assolvere ai compiti cui era stata demandata, necessita di uno studio ed analisi complessiva sulla conoscenza del sottosuolo, analisi micro-climatologiche e verifica dello stato di conservazione delle superfici lapidee del teatro. Successivamente sarà predisposto e pubblicato un bando per il concorso internazionale di idee finalizzato al progetto di restauro e conservazione del sito”.

L’ingresso dell’area archeologica

La tutela del fragilissimo teatro ha una storia lunga e travagliata. Negli anni ’50 un primo intervento dell’Istituto centrale del restauro, che applicò una resina speciale per rendere i gradoni impermeabili. Ma l’esperimento non riuscì, dunque nel 1960 la Soprintendenza chiamò Minissi, architetto specializzato in conservazione dei beni culturali, che ideò una protezione in plexiglas, con l’obiettivo – osservò lo stesso archistar – di una rappresentazione del modello originario.

La copertura del teatro

“La ricostruzione è perfettamente incolore e trasparente – si legge in un testo descrittivo del progetto – . Sui disegni di precisi rilievi sono state rigorosamente modellate, in lastre stampate e poi saldate, le sue forme architettoniche originali. In quest’opera sono stati adottati tutti gli accorgimenti possibili affinché le istanze di questo nuovissimo procedimento conservativo fossero adeguatamente risolte: dalla perfetta tenuta delle saldature delle lastre all’isolamento termico e alla areazione della camera d’aria risultante tra le superfici del monumento e la copertura in perspex, dai sistemi per evitare ogni infiltrazione di acqua e di vento a quelli per impedire deformazioni o rotture delle lastre in dipendenza delle variazioni climatiche, fino alla praticabilità delle gradinate da parte dei visitatori”.

Ma anche in questo caso le cose non andarono come previsto. I pannelli, in pochi anni, si rovinarono, e i gradini del teatro furono invasi da sterpaglie. Dopo un parziale smantellamento, alla fine degli anni ’90 la copertura di Minissi fu sostituita da un’altra fatta da tubi e pannelli che doveva essere provvisoria, per consentire interventi di manuntenzione della cavea, ma che non è stata mai smantellata. Adesso, dopo tanti annunci e promesse, la speranza è che si realizzino seri interventi per la salvaguardia del bene.

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