Il Talmud in italiano, cronaca di un miracolo linguistico

Presentato allo Steri di Palermo il lavoro di traduzione e digitalizzazione del testo sacro dell’ebraismo. Impegnati 70 fra traduttori, giovani universitari e esperti in formazione

di Antonio Schembri

“I fogli bruciano ma le lettere volano”. Questa frase è incisa su una targa di Campo de’ Fiori, piazza romana famosa per i roghi, come ricorda la statua di Giordano Bruno. Ciò che in questo caso richiama alla memoria è però un’altra data tragica: quella della pubblica distruzione, ordinata nel 1553 da papa Giulio III, di molte copie del Talmud, tra le opere sacre dell’ebraismo la più vasta, profonda e controversa.

Il Talmud Babilonese

A quasi 5 secoli da quello sconvolgente atto di aggressione e di controllo, due anni dopo il quale il papa successivo, Paolo IV, istituì il Ghetto sulla riva sinistra del Tevere in cui recintare gli ebrei di Roma, il Talmud, la grande guida della vita ebraica, quella che compendia le note e i commenti rabbinici sulla Mishnah (la tradizione orale), è adesso sottoposto a una accurata opera di traduzione in italiano in forma digitalizzata. Un’operazione rivoluzionaria perché questo testo enciclopedico sarà reso accessibile a tantissimi attraverso il web; scaricabile cioè a condizioni determinate, che verranno specificamente individuate e rese note solo una volta ultimata l’impresa. Ossia non prima dei prossimi 10 anni.

La presentazione allo Steri

Questo progetto, dalle dimensioni colossali quanto quelle del testo – la cui versione originaria cominciò a essere redatta in Mesopotamia tra il III e il V secolo e che in ebraico significa “studio”, insegnamento –  è stato presentato nella Sala delle Capriate dello Steri, uno dei luoghi simbolo di Palermo e sede del Rettorato dell’Università. Un’operazione che combina l’alta tecnologia degli algoritmi al “fattore umano” lo stesso che animò la ricerca di Alan Turing, il grande matematico britannico inventore di Enigma, la macchina di decrittazione di informazioni cifrate, rivelatasi decisiva per le forze alleate durante quasi tutta la seconda guerra mondiale e alla quale, con le debite differenze, tanto somiglia il sistema utilizzato in questo progetto promosso dalla comunità ebraica italiana.

Clelia Piperno

“Grazie all’Istituto di Linguistica Computazionale del Cnr, abbiamo messo a punto un software di traduzione, battezzato ‘Traduco’ che ci permette di volgere i testi del Talmud babilonese, che è anche la sua versione più ricca, dall’aramaico antico all’italiano e di far comunicare tra loro traduttori sparsi sui cinque continenti – illustra Clelia Piperno, docente di diritto costituzionale comparato dell’Università di Teramo. È lei la donna che ha fortemente voluto e oggi coordina questa complessa impresa che impegna 70 fra traduttori, giovani universitari e esperti in formazione.

Talmud

L’operazione, finanziata con 11 milioni di euro dal Miur, sufficienti però a coprire l’attività per altri due anni, è partita nel 2011, anno dell’inizio della programmazione del software. “Ma, soprattutto a partire dagli ultimi tre-quattro anni, sta movimentando un formidabile insieme di conoscenze e competenze senza risparmio di tempo e passione intellettuale – sottolinea Evelyne Aouate, presidente dell’Istituto siciliano di studi ebraici – . La traduzione italiana di questo scibile entrerà alla fine in 30 volumi digitali”. Fino ad ora ne sono stati completati 4. L’ultimo, presentato ieri, è il Qiddushin, ovvero il trattato giuridico sul matrimonio.

Tra le sue oltre 5.700 pagine, il Talmud raccoglie svariate tematiche religiose nonché un multiforme ordine di prescrizioni legali – dal diritto matrimoniale a quello immobiliare – e insegnamenti che spaziano dalla filosofia alla medicina, dalla matematicaalla fisica, passando per l’astronomiae l’agronomia. Un’opera universale, nella quale lo staff capitanato da Clelia Piperno marcia già a ritmi serrati su almeno altri tre volumi successivi.

Tefillin ebraico (Foto mig-ua, Pixabay)

“Tradurre il Talmud in digitale rappresenta una straordinaria sfida informatica, lanciata in un’attività tradizionalmente svolta con matita e gomma, per scrivere e correggere, come per esempio stanno ancora facendo i rabbini di Mosca – sottolinea Piperno. Il fatto di poter governare tale immenso sapere con questo software, orgoglio del genio italiano e con il supporto e l’assistenza dei nostri ricercatori ed esperti di ebraistica, ci consentirà di abbreviare notevolmente i tempi di lavorazione. In Francia ci sono voluti 30 anni per tradurre il Talmud, in America 40”.

“Ma quel che conta davvero però – aggiunge la studiosa – è che l’operazione che stiamo portando avanti costituisce un gesto di apertura per affermare e difendere la diffusione della conoscenza e quindi la democrazia e le relazioni pacifiche tra popoli di culture differenti in un momento molto delicato come quello che viviamo, in cui ignoranza e pregiudizio hanno ripreso la rincorsa”.

Lo Steri

Concetto espresso anche dall’arcivescovo di Palermo, Corrado Lorefice, intervenuto all’incontro allo Steri: “Le relazioni sono difficili proprio quando manca la conoscenza”. A questo riguardo Lorefice ha ricordato il messaggio di Papa Francesco durante la sua vista pastorale l’anno scorso in Lituania. Nella sua omelia a Vilnius, città famosa come la Gerusalemme del Nord per l’alta concentrazione di sinagoghe e chiese cristiane (nel cui territorio, insieme con quello della confinante Lettonia i nazisti trucidarono più di 100mila ebrei) il pontefice richiamava la necessità di salvaguardare la memoria delle sofferenze del popolo ebraico “per discernere e bloccare in tempo qualsiasi nuovo germe di quegli atteggiamenti perniciosi che atrofizzano il cuore delle generazioni, aprendole invece alla rincorsa di pericolosi ‘canti di sirena’”. Il Talmud – ha rimarcato Lorefice – “è una delle fonti principali della vita del popolo ebraico e in quanto tale uno straordinario strumento per costruire la pace”.

Clelia Piperno con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella

Non è stato un caso che il progetto promosso dalla comunità ebraica sia stato presentato allo Steri. Tra queste mura dal 1602 al 1785 la Santa Inquisizione esercitò la più violenta intolleranza. “Oggi però in questo complesso monumentale lavoriamo per un ateneo aperto e accogliente – ha detto il rettore Fabrizio Micari – . L’Università di Palermo è stata la prima in Italia a redigere un regolamento per accogliere i richiedenti asilo. In questi giorni stiamo lavorando per avviare il centro interdipartimentale di ricerca sulle migrazioni: un organismo laico, nel senso di luogo d’analisi scientifica del fenomeno, basato sui suoi aspetti statistici e di evoluzione giuridica: l’esatto contrario del farlo a mezzo di slogan e apriorismi partitici”.

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