Il sito Unesco cresce e Palermo diventa “educativa”

La città è stata inserita nel Global Network of Learning Cities, mentre si punta all’allargamento del sito arabo-normanno ad altri monumenti

di Guido Fiorito

Palermo e il patrimonio dell’Unesco, quattro anni dopo. La città è stata inserita il 28 giugno nella rete globale dell’Unesco delle città educative ovvero Gnlc, Global Network of Learning Cities. È la terza città d’Italia dopo Torino (2016) e Fermo (2018). La notizia è stata data dal sindaco Leoluca Orlando, durante un incontro a Villa Niscemi per fare il punto sull’itinerario arabo-normanno, che fa parte del patrimonio mondiale dell’Unesco dal 3 luglio 2015. È stato il direttore dell’Unesco Institute for Lifelong Learning, ovvero per l’educazione permanente, David Atchoarena, a informare il sindaco con una lettera. Lo scopo dell’educazione permanente per l’Unesco è di promuovere il dialogo e la parità tra i cittadini. “Un riconoscimento – ha detto il sindaco, che guida il comitato di pilotaggio dell’itinerario arabo-normanno – alla nostra politica dell’accoglienza e per l’integrazione. Festeggeremo in ottobre quando saranno riaperte le scuole”.

Il concerto della Cantoria del Teatro Massimo che ha chiuso l’incontro

La conferenza ha annunciato la prossima politica di Palermo per i beni Unesco che consiste nel proporre l’allargamento del riconoscimento ad altri monumenti di valore. Attualmente l’itinerario Unesco contiene Palazzo dei Normanni con la Cappella Palatina, San Giovanni degli Eremiti, la Martorana, San Cataldo, la Zisa, il ponte dell’Ammiraglio, le cattedrali di Palermo, Monreale e Cefalù. Altri beni inseriti nel dossier presentato all’Unesco non furono giudicati idonei per questioni relative alla conservazione, all’ambiente circostante e alla difficoltà di essere visitati.

Chiesa di Santa Cristina la Vetere

Adesso si punta a valorizzare altri tredici siti che sono stati uniti agli altri nove in una guida tascabile a cura di Aurelio Angelini, direttore della Fondazione Unesco Sicilia. La chiesa della Magione e i bagni di Cefalà sono considerati pronti per una nuova proposta di inserimento nei beni Unesco, altri lo saranno presto come la chiesa di Santa Maria Maddalena di corso Vittorio Emanuele, chiusa nella caserma dei carabinieri che si impegnano ad aprirla ai visitatori. Per altri ancora servono interventi come il recupero del giardino circostante alla Cuba Soprana. L’elenco è completato dal Castello a mare, la Cuba, il palazzo e il parco di Maredolce, la Cappella di Santa Maria dell’Incoronata, San Giovanni dei Lebbrosi, le chiese di Santo Spirito e di Santa Cristina la Vetere, i Qanat. “La guida – ha detto Angelini – serve come strumento per i visitatori ma anche per sollecitare le autorità a fare di più per gli interventi necessari”.

Le terme di Cefalà Diana

Anche perché come ha ricordato Patrizia Monterosso direttore della Fondazione Federico II, le nomine dell’Unesco “possono in caso di inadempienze essere anche revocate”. La soprintendente ai Beni culturali di Palermo, Lina Bellanca chiede interventi concreti: “Un obiettivo importante è la valorizzazione unitaria della Zisa, serve una manutenzione costante, resta per esempio da risolvere l’abbattimento delle barriere architettoniche per accedere alla Martorana e a San Cataldo”.

I tredici monumenti, intanto, saranno protagonisti di una serie di eventi dal 13 al 27 settembre, cui seguirà la notte bianca dei monumenti dell’Unesco nell’ultimo week-end di settembre. Se l’itinerario arabo-normanno dell’Unesco è stato fondamentale per rilanciare il turismo in città, se lo stratificarsi delle culture è un valore riconosciuto, Palermo deve continuare ad essere parte attiva di questo processo recuperando interamente il suo patrimonio di arte e di bellezza.

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