Il siciliano ai tempi di internet

L’idioma dell’Isola ha trionfato al concorso nazionale “Salva la tua lingua locale” , mentre la Regione ha da poco approvato le linee guida per introdurlo nelle scuole. Ma si parla in dialetto anche su Wikipedia e sul Mac

di Giulio Giallombardo

Il siciliano lingua da salvare. Se anche l’Unesco gli ha riconosciuto lo status di idioma a sé, insieme al napoletano, escludendolo dai gruppi dei dialetti italiani, qualcosa vorrà dire. Così, in attesa di ottenere uno status legale, che consentirebbe di usare il siciliano nelle scuole o negli uffici pubblici, per valorizzare la lingua dell’Isola, ci si affida a iniziative di associazioni o a quelle di personalità del mondo della cultura, come – un esempio per tutti – la lezione di Ignazio Buttitta.

Da sei anni c’è anche il premio nazionale “Salva la tua lingua locale”, che in questa edizione ha visto trionfare in più di una sezione diversi autori siciliani, che saranno premiati, insieme agli altri, il 14 dicembre nella sala Promoteca del Campidoglio a Roma. Uno dei vincitori è Nicolò Seminara, 76enne ex insegnante di Gangi, che si è piazzato primo nella sezione Dizionari e Vocabolari, con il suo “Vocabolario gangitano-italiano”.

Un lavoro lungo cinque anni, con cui Seminara ha voluto rendere omaggio alla sua comunità. Un libro nato tra i vicoli del paese madonita, attraverso un meticoloso confronto con modi di dire, parole e frasi usate dai cittadini gangitani. “Non è facile spiegare le differenze tra il nostro dialetto e quello degli altri paesi delle Madonie o del resto della Sicilia – spiega Seminara a Le Vie dei Tesori News – . Quello che posso dire è che il gangitano, nella pronuncia, è molto più simile all’italiano. Ad esempio, nel nostro dialetto pronunciamo la parola ‘famiglia’ come in italiano, diversamente dal resto della Sicilia”.

Un dizionario al passo con i tempi, completato da un dvd con audioguide per ascoltare la corretta pronuncia e i diversi significati delle parole. “In questo libro c’è tutto il mio paese – prosegue l’ex insegnante – con la sua storia e le sue tradizioni, non avrei potuto scriverlo senza l’aiuto e il supporto dei miei concittadini”.

Dunque, la Sicilia miete successi tra i localismi, proprio quando si torna a parlare dello studio della lingua e cultura siciliana nelle scuole dell’Isola. Le linee guida approvate lo scorso ottobre dalla giunta di Nello Musumeci, prevedono, infatti, che nelle classi, già a partire da quest’anno scolastico, vengano svolte attività per la valorizzazione dell’identità siciliana, che includano anche la “scoperta del brand Sicilia nel mondo: uomini, donne, giovani, imprese che oggi rappresentano la Sicilia oltre i confini regionali”. Di fatto, adesso, la Regione ha attuato la legge 9 del 2011 sull’insegnamento del dialetto siciliano nelle scuole.

“In una società sempre più ‘liquida’ e globale – si legge nel decreto – la valorizzazione delle identità locali è una risposta efficace al progressivo indebolimento dei punti di riferimento e delle radici storiche e culturali. Non si tratta di rispolverare anacronistici miti indipendentisti, ma di comprendere la portata dei processi di modernizzazione e di riflettere sul presente esplorando il passato”. Se si pensa, poi, che esiste un’intera sezione di Wikipedia, con oltre 26mila pagine in siciliano e che la lingua dell’Isola è, da quattro anni, tra quelle selezionabili nei sistemi operativi dei Mac, il presente, allora, sembra già proiettato in avanti.

L’idioma dell’Isola ha trionfato al concorso nazionale “Salva la tua lingua locale” , mentre la Regione ha da poco approvato le linee guida per introdurlo nelle scuole. Ma si parla in dialetto anche su Wikipedia e sul Mac

di Giulio Giallombardo

Il siciliano lingua da salvare. Se anche l’Unesco gli ha riconosciuto lo status di idioma a sé, insieme al napoletano, escludendolo dai gruppi dei dialetti italiani, qualcosa vorrà dire. Così, in attesa di ottenere uno status legale, che consentirebbe di usare il siciliano nelle scuole o negli uffici pubblici, per valorizzare la lingua dell’Isola, ci si affida a iniziative di associazioni o a quelle di personalità del mondo della cultura, come – un esempio per tutti – la lezione di Ignazio Buttitta.

Da sei anni c’è anche il premio nazionale “Salva la tua lingua locale”, che in questa edizione ha visto trionfare in più di una sezione diversi autori siciliani, che saranno premiati, insieme agli altri, il 14 dicembre nella sala Promoteca del Campidoglio a Roma. Uno dei vincitori è Nicolò Seminara, 76enne ex insegnante di Gangi, che si è piazzato primo nella sezione Dizionari e Vocabolari, con il suo “Vocabolario gangitano-italiano”.

Un lavoro lungo cinque anni, con cui Seminara ha voluto rendere omaggio alla sua comunità. Un libro nato tra i vicoli del paese madonita, attraverso un meticoloso confronto con modi di dire, parole e frasi usate dai cittadini gangitani. “Non è facile spiegare le differenze tra il nostro dialetto e quello degli altri paesi delle Madonie o del resto della Sicilia – spiega Seminara a Le Vie dei Tesori News – . Quello che posso dire è che il gangitano, nella pronuncia, è molto più simile all’italiano. Ad esempio, nel nostro dialetto pronunciamo la parola ‘famiglia’ come in italiano, diversamente dal resto della Sicilia”.

Un dizionario al passo con i tempi, completato da un dvd con audioguide per ascoltare la corretta pronuncia e i diversi significati delle parole. “In questo libro c’è tutto il mio paese – prosegue l’ex insegnante – con la sua storia e le sue tradizioni, non avrei potuto scriverlo senza l’aiuto e il supporto dei miei concittadini”.

Dunque, la Sicilia miete successi tra i localismi, proprio quando si torna a parlare dello studio della lingua e cultura siciliana nelle scuole dell’Isola. Le linee guida approvate lo scorso ottobre dalla giunta di Nello Musumeci, prevedono, infatti, che nelle classi, già a partire da quest’anno scolastico, vengano svolte attività per la valorizzazione dell’identità siciliana, che includano anche la “scoperta del brand Sicilia nel mondo: uomini, donne, giovani, imprese che oggi rappresentano la Sicilia oltre i confini regionali”. Di fatto, adesso, la Regione ha attuato la legge 9 del 2011 sull’insegnamento del dialetto siciliano nelle scuole.

“In una società sempre più ‘liquida’ e globale – si legge nel decreto – la valorizzazione delle identità locali è una risposta efficace al progressivo indebolimento dei punti di riferimento e delle radici storiche e culturali. Non si tratta di rispolverare anacronistici miti indipendentisti, ma di comprendere la portata dei processi di modernizzazione e di riflettere sul presente esplorando il passato”. Se si pensa, poi, che esiste un’intera sezione di Wikipedia, con oltre 26mila pagine in siciliano e che la lingua dell’Isola è, da quattro anni, tra quelle selezionabili nei sistemi operativi dei Mac, il presente, allora, sembra già proiettato in avanti.

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1 Comment

  1. Bella iniziativa quella della Giunta Musumeci. Rispettare le proprie radici e onorare le proprie origini significa avere rispetto per ciò che siamo stati e siamo. Il passato è il nostro presente. Noi abbiamo ereditato un ricco patrimonio culturale connotato da una forte e profonda identità, da tradizioni ,usi e costumi che rispecchiano la nostra civiltà di ieri. Ora noi abbiamo il dovere di conservare e perpetuare,come possiamo,questa straordinaria eredità,lingua compresa.

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