I primi caffè letterari della storia parlano siciliano

Due personaggi legati a Palermo, un gelatiere e un oste, hanno dato vita a locali in cui si discuteva di arte e scienza, mangiando tra i libri

di Emanuele Drago*

Nell’archivio della chiesa di San Ippolito al Capo, nel centro storico di Palermo, alcuni anni fa venne ritrovata la registrazione del documento di battesimo di un personaggio la cui vicenda, solo di recente, è stata rivalutata dalla città. Forse anche in concomitanza con Sherbeth, il festival internazionale del gelato artigianale che ormai da tre anni si svolge in autunno in città.

Francesco Procopio Cutò

Il personaggio di cui stiamo parlando è Francesco Procopio Cutò, figlio di Onofrio Cutò e Domenica Semarqua, che nacque nel quartiere del Capo il 9 febbraio del 1651 e che, utilizzando una macchina brevettata dal nonno, trasformò il “sherbet” – bevanda leggermente gelata a base di acqua, frutta e dolcificanti, inventata dagli arabi proprio in Sicilia – in un dolce freddo da mangiarsi col cucchiaio. Da ulteriori approfondite ricerche è stato appurato che Procopio Francesco Cutò, all’età di vent’anni, fosse poi emigrato in Francia, luogo in cui cominciò a lavorare come cameriere in uno dei primi caffè parigini, di proprietà di un armeno di nome Pascal.

E ciò fin quando, esattamente nel 1686, non riuscì a inaugurare, vicino alla chiesa di St-Germain-des Prés quello che sarebbe diventato il primo caffè letterario del mondo: il Cafè Glacier Le Procope. Fu così che Procopio portò la tradizione del gelato a freddo – che nasceva nelle neviere dei monti siciliani – nel paese d’Oltralpe. E proprio in virtù di ciò, oggi può essere considerato il primo ambasciatore al mondo del gelato di tradizione siciliana.

Non distante dalla chiesa in cui venne battezzato, sul luogo in cui sorgeva un altro edificio di culto distrutto durante il 1943 (la chiesa dei Gerolomitani) il 26 marzo del 2017 – nel giorno della Giornata europea del gelato artigianale – gli è stata intitolata una piazza. Ed è significativo che la memoria di Procopio ritorni proprio nello stesso momento in cui questo martoriato luogo, per anni circondato da uno squallido muro di contenimento, sia rinato grazie alla realizzazione del nuovissimo complesso Quaroni.

Cafè Le Procope a Parigi

Per comprendere la fama che raggiunse questo illustre palermitano, basterebbe almeno una volta recarsi a Parigi, e sedersi tra i tavoli di quello che è ormai considerato una sorta di monumento nazionale; appunto, il Cafè Le Procope. Eppure, un tempo, tra tavoli di marmo, poltrone di pelle, lampadari di cristallo e numerosi ritratti posti su pareti, si potevano gustare gelati di frutta, granite e sorbetti dai nomi suggestivi.

Ora, per una sorta di risarcimento storico, circa un secolo dopo la dipartita di Procopio, la nostra città accolse un forestiero che divenne l’antesignano del caffè letterario: il suo nome era Gian Maria Bassanelli. Giunto a Palermo dalla lontana Como, il Bassanelli sembra che avesse impiantato in via dei Cassari, vicino alla chiesa della Madonna del Lume, una taverna conosciuta poi come a Taverna di li Casciàri. Un luogo in cui il noto oste lombardo accoglieva occasionali avventori, intellettuali e uomini d’ingegno, i quali oltre a nutrirsi di varie prelibatezze, discorrevano di arte, scienza e filosofia, circondati dai numerosi libri che abbellivano gli scaffali dell’osteria.

Una stampa che raffigura Gian Maria Bassanelli

Purtroppo di quella taverna che sembrò anticipare il caffè letterario dei fratelli Verri, oggi non rimane più nulla, neppure una targa celebrativa. Così come non rimane più nulla della chiesa che fino al 1860 accolse le spoglie dell’illustre comasco (chiesa di San Giacomo la Marina). Recentemente la stessa sorte sembra sia toccata a un illustre bar ubicato in via Magliocco, un luogo in cui il grande Tomasi concepì gran parte del suo capolavoro letterario quale fu appunto Il Gattopardo. Speriamo che Palermo faccia presto ammenda delle proprie mancanze storiche e dei propri involontari oblii. In fondo basterebbe poco per rianimare e trasformare questi luoghi in locali di tendenza. Magari facendovi sorgere spazi ed angoli in cui le statue in bronzo di Procopio Coltelli, Gian Maria Bassanelli e Giuseppe Tomasi di Lampedusa facciano compagnia a turisti e non, mentre leggono, bevono una bibita o sorseggiano un caffè.

*Docente e scrittore

Due personaggi legati a Palermo, un gelatiere e un oste, hanno dato vita a locali in cui si discuteva di arte e scienza, mangiando tra i libri

di Emanuele Drago*

Nell’archivio della chiesa di San Ippolito al Capo, nel centro storico di Palermo, alcuni anni fa venne ritrovata la registrazione del documento di battesimo di un personaggio la cui vicenda, solo di recente, è stata rivalutata dalla città. Forse anche in concomitanza con Sherbeth, il festival internazionale del gelato artigianale che ormai da tre anni si svolge in autunno in città.

Francesco Procopio Cutò

Il personaggio di cui stiamo parlando è Francesco Procopio Cutò, figlio di Onofrio Cutò e Domenica Semarqua, che nacque nel quartiere del Capo il 9 febbraio del 1651 e che, utilizzando una macchina brevettata dal nonno, trasformò il “sherbet” – bevanda leggermente gelata a base di acqua, frutta e dolcificanti, inventata dagli arabi proprio in Sicilia – in un dolce freddo da mangiarsi col cucchiaio. Da ulteriori approfondite ricerche è stato appurato che Procopio Francesco Cutò, all’età di vent’anni, fosse poi emigrato in Francia, luogo in cui cominciò a lavorare come cameriere in uno dei primi caffè parigini, di proprietà di un armeno di nome Pascal.

E ciò fin quando, esattamente nel 1686, non riuscì a inaugurare, vicino alla chiesa di St-Germain-des Prés quello che sarebbe diventato il primo caffè letterario del mondo: il Cafè Glacier Le Procope. Fu così che Procopio portò la tradizione del gelato a freddo – che nasceva nelle neviere dei monti siciliani – nel paese d’Oltralpe. E proprio in virtù di ciò, oggi può essere considerato il primo ambasciatore al mondo del gelato di tradizione siciliana.

Cafè Le Procope a Parigi

Non distante dalla chiesa in cui venne battezzato, sul luogo in cui sorgeva un altro edificio di culto distrutto durante il 1943 (la chiesa dei Gerolomitani) il 26 marzo del 2017 – nel giorno della Giornata europea del gelato artigianale – gli è stata intitolata una piazza. Ed è significativo che la memoria di Procopio ritorni proprio nello stesso momento in cui questo martoriato luogo, per anni circondato da uno squallido muro di contenimento, sia rinato grazie alla realizzazione del nuovissimo complesso Quaroni.

Per comprendere la fama che raggiunse questo illustre palermitano, basterebbe almeno una volta recarsi a Parigi, e sedersi tra i tavoli di quello che è ormai considerato una sorta di monumento nazionale; appunto, il Cafè Le Procope. Eppure, un tempo, tra tavoli di marmo, poltrone di pelle, lampadari di cristallo e numerosi ritratti posti su pareti, si potevano gustare gelati di frutta, granite e sorbetti dai nomi suggestivi.

Una stampa che raffigura Gian Maria Bassanelli

Ora, per una sorta di risarcimento storico, circa un secolo dopo la dipartita di Procopio, la nostra città accolse un forestiero che divenne l’antesignano del caffè letterario: il suo nome era Gian Maria Bassanelli. Giunto a Palermo dalla lontana Como, il Bassanelli sembra che avesse impiantato in via dei Cassari, vicino alla chiesa della Madonna del Lume, una taverna conosciuta poi come a Taverna di li Casciàri. Un luogo in cui il noto oste lombardo accoglieva occasionali avventori, intellettuali e uomini d’ingegno, i quali oltre a nutrirsi di varie prelibatezze, discorrevano di arte, scienza e filosofia, circondati dai numerosi libri che abbellivano gli scaffali dell’osteria.

Purtroppo di quella taverna che sembrò anticipare il caffè letterario dei fratelli Verri, oggi non rimane più nulla, neppure una targa celebrativa. Così come non rimane più nulla della chiesa che fino al 1860 accolse le spoglie dell’illustre comasco (chiesa di San Giacomo la Marina). Recentemente la stessa sorte sembra sia toccata a un illustre bar ubicato in via Magliocco, un luogo in cui il grande Tomasi concepì gran parte del suo capolavoro letterario quale fu appunto Il Gattopardo. Speriamo che Palermo faccia presto ammenda delle proprie mancanze storiche e dei propri involontari oblii. In fondo basterebbe poco per rianimare e trasformare questi luoghi in locali di tendenza. Magari facendovi sorgere spazi ed angoli in cui le statue in bronzo di Procopio Coltelli, Gian Maria Bassanelli e Giuseppe Tomasi di Lampedusa facciano compagnia a turisti e non, mentre leggono, bevono una bibita o sorseggiano un caffè.

*Docente e scrittore

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1 Comment

  1. in realtà i caffè letterari nascono in Inghilterra nel seicento e sono luoghi straordinari di confronto politico e culturale in cui gli avventori valgono per quello che dicono e non per il loro ceto sociale. nei caffè/pub si trovano i giornale ed i libri offerti per la lettura. apprezzo lo sforzo di valorizzare le nostre patrie memorie però il campanilismo non aiuta ed ancor meno l’elogio acritico e parlo dell’operazione palazzinara giunta dopo oltre trentanni alla conclusione con la demolizione del san Giovannuzzo prima, poi con la rapina della chiesa parrocchiale (proprietà dello stato/comune di Palermo ed infine con il progetto Quaroni con l’aumento selvaggio della cubatura.

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