Alla scoperta del pozzo a gradini dell’Acquasanta

Si trova a Palermo nell’area dell’ottocentesca Villa Belmonte e serviva per raggiungere più facilmente le macchine idrauliche dell’ipogeo

di Giulio Giallombardo

Cento gradini che sprofondano a 25 metri sottoterra. Una lunga scalinata scavata nella roccia che si tuffa in un limpido specchio d’acqua, sotto le pendici di Monte Pellegrino. È il pozzo a gradini che si trova nell’area dell’ottocentesca Villa Belmonte, gioiello di architettura neoclassica, che domina la borgata marinara dell’Acquasanta, a Palermo. Il pozzo, che è attualmente in fase di studio, risale con molta probabilità alla fine dell’Ottocento e serviva per raggiungere più facilmente i macchinari idraulici del pozzo per gli interventi di manutenzione.

Il pozzo a gradini dell’Acquasanta (Foto Pietro Todaro)

“Le macchine di fine Ottocento erano molto ingombranti e si realizzavano queste scale accessorie che consentivano di intervenire per lavori di sostituzione o riparazione”, spiega a Le Vie dei Tesori News, Pietro Todaro, geologo tra i maggiori esperti del sottosuolo della città. “Le pompe a stantuffo erano molto grandi – prosegue – ed era impossibile intervenire calandosi dalla camera del pozzo, così gli operai scavavano questi pozzi”. Quello dell’Acquasanta, a differenza di altri pozzi della stessa tipologia presenti a Palermo, è particolarmente profondo. Conta precisamente 102 gradini scolpiti in un blocco di calcarenite, che conducono in un bacino di 16 metri quadrati pieno di acqua freatica, (chiamato “scammaratu” in siciliano), probabilmente mista ad acqua di mare, data la vicinanza con la costa.

Scorcio di Monte Pellegrino con Villa Belmonte

“Dalla fine dell’Ottocento e ancora nel Novecento – spiega Todaro in un post pubblicato su Facebook – l’acqua era pompata in superficie per irrigare le sopravvivenze dei terreni della tenuta del principe di Belmonte e si racconta anche di un tentativo di allevare anguille nello ‘scammaratu’, sfruttando la caratteristica che queste preferiscono vivere nelle fessure delle rocce, nel fango e predare nelle ore notturne”.

Villa Belmonte

In questo momento il pozzo non è visitabile, ma in futuro, con i dovuti accorgimenti di sicurezza, potrebbe essere reso fruibile. Soprattutto alla luce dei lavori di restauro di Villa Belmonte completati un anno fa dalla Regione Siciliana per il trasferimento degli uffici del Consiglio di giustizia amministrativa (ve ne abbiamo parlato qui). Il complesso monumentale, che appartiene al demanio della Regione, comprende la villa, i corpi accessori tra cui scuderia, ex cappella, ex casa del custode, parco e tempietto di Vesta. “In un prossimo futuro – immagina Todaro – messo in sicurezza e attrezzato l’ipogeo, che è in comunicazione anche con una vasta ‘pirrera’ e stalla sotterranea, il sistema potrà costituire una risorsa turistica aperta alle visite di leggero speleo-trek assistito, in grado di consentire anche osservazioni geologiche e paleontologiche sul sottosuolo della nostra città”.

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