Il Politeama Garibaldi e l’ultimo sipario di Totò

Tra le tante storie legate al monumento palermitano c’è quella del principe Antonio De Curtis che lì fu costretto a interrompere la sua carriera teatrale

di Emanuele Drago*

Una delle caratteristiche che non passa inosservata ai turisti che vengono in visita a Palermo, è la presenza, a cosi breve distanza, di due teatri così suggestivi e imponenti quali sono il Teatro Massimo e il Politeama Garibaldi. In riferimento a quest’ultimo, sarà bene ricordarne la storia. Inaugurato il 7 giugno del 1874 con “I Capuleti e i Montecchi” di Vincenzo Bellini, venne progettato all’architetto napoletano Damiani Almeyda, rifacendosi allo stile pompeiano, seppur inizialmente ancora privo di copertura.

Il Semperoper di Dresda

Il termine Politeama – dal greco polys theama, che indica un luogo in cui si svolgono molti spettacoli di varia maniera – già indica il fatto che, contrariamente al Teatro Massimo, esso fosse stato concepito affinché potesse svolgere una vera e propria funzione sociale. In buona sostanza, si trattava di un teatro del popolo, ovvero un luogo in cui la borghesia avrebbe potuto potuto assistere, dentro la grande sala a ferro di cavallo che poteva contenere fino a cinquemila spettatori, ad una varietà di manifestazioni che andavano dalle manifestazioni circensi, di danza, di musica, per arrivare finanche allo svolgimento di importanti incontri di boxe. A confermare ciò, v’era il fatto che inizialmente fosse stato progettato privo di copertura.

L’esposizione della quadriga prima di essere collocata in cima al teatro

Lo stile pompeiano, i cui colonnati semicircolari alludono al Colosseo (unico e raro esempio insieme al Semperoper di Dresda) è ulteriormente arricchito, oltre che a una sorta di arco di trionfo centrale, all’imponente copertura realizzata dalla Fonderia Oretea, considerata già allora un’opera assolutamente innovativa. Ma è indubbio che alla base del grande fascino di questo monumento (che tuttavia avrebbe bisogno di un pronto e vivace restyling, almeno all’esterno) vi sia soprattutto la grande quadriga bronzea con al centro gli dei della musica Apollo e della lirica Euterpe, opera realizzata da Mario Rutelli, con accanto agli altri due sontuosi cavalli realizzati Benedetto Civiletti. Sembra che questa quadriga attrasse così tanti curiosi e palermitani, che prima di venire collocata sopra l’arco, rimase circa un mese al centro della piazza per essere ammirata.

Tra le tante storie legate al Politeama ci piace ricordare quella del principe Antonio De Curtis, in arte Totò, (raccontata nel libro “L’ultimo sipario” di Giuseppe Bagnati) che proprio in questo teatro, dopo sei anni d’assenza dal palcoscenico, il 3 maggio del 1957 tornò sul palco con lo spettacolo “A prescindere”. Tuttavia, dopo le repliche del 4 e 5 maggio fu costretto bruscamente a interrompere la propria carriera teatrale, in quanto, durante lo spettacolo, si accorse di aver perso per sempre la vista. La vicenda di Totò, apparve a molti un segno del destino, soprattutto a tutti coloro che conoscevano la storia della madre, quella Anna Clemente – la Nannina del rione Sanità di Napoli – che era a Palermo nel 1881 e che all’età di quattordici anni s’era dovuta imbarcare per Napoli, insieme ai genitori Vincenza e Teresa Ambrosino, in cerca di fortuna.

*Docente e scrittore

Hai letto questi articoli?
Articolo PrecedenteProssimo Articolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Le vie dei Tesori News

Send this to a friend