Il Pistacchio di Raffadali nel registro delle eccellenze Dop

Il frutto coltivato nelle campagne agrigentine ha ottenuto la certificazione di qualità e adesso è pronto a rilanciarsi sul mercato

di Marco Russo

È l’oro verde siciliano, dal colore e aroma unici al mondo. Entrato ormai di diritto tra le eccellenze della tradizione gastronomica dell’Isola, il pistacchio è un frutto dalle mille qualità. In Sicilia le capitali di questo tesoro alimentare sono Bronte, alle pendici dell’Etna, e Raffadali, nell’Agrigentino. Proprio i frutti di questa località, hanno ottenuto ufficialmente la certificazione Dop e Igp, a suggellare il loro valore.

Il logo del Pistacchio di Raffadali Dop

Con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea del Regolamento numero 2021-474, il Pistacchio di Raffadali viene iscritto nel registro delle denominazioni di origine protetta e delle indicazioni geografiche protette. Una notizia attesa dal comitato promotore della Dop, composto dal presidente Calogero Frenda, Salvatore Gazziano, Carmelo Bruno e Franco Nocera. “Un grande risultato ottenuto grazie al lavoro di studio e di coinvolgimento di tutti i soggetti della filiera del pistacchio – fanno sapere dal comitato – . La Dop rappresenterà un nuovo elemento di sviluppo e di crescita dei territori coinvolti. Ci adopereremo da subito, per mettere in campo tutte le azioni per la promozione e la tutela del nostro prodotto. I mercati europei ed internazionali da oggi potranno contare su un nuovo prodotto di eccellenza certificato”.

Pianta di pistacchio

L’albero di pistacchio, originario delle zone aride dell’Asia centrale, in Sicilia venne introdotto da Lucio Vitellio nel 30 dopo Cristo. Secondo il botanico Minà Palumbo, furono gli arabi ad intraprenderne la coltivazione tra il nono e l’undicesimo secolo, diffondendola nei terreni poco profondi e calcarei piuttosto frequenti nelle aree interne collinari. La prima diffusione in Sicilia – si legge nei cenni storici del sito ufficiale del Pistacchio di Raffadali – è avvenuta nei territori di Agrigento e Caltanissetta, caratterizzati dai quei substrati calcarei a cui si riferiva Minà Palumbo, a differenza di quelli etnei tipicamente di origine vulcanica. I numerosi terreni agricoli censiti nei comuni limitrofi, sono coltivati da agricoltori di Raffadali, ragion per cui i loro prodotti vengono assimilati come prodotti raffadalesi.

Pistacchio di Raffadali

La storia del pistacchio agrigentino si intreccia inevitabilmente con quella del duca Giovanni Antonio Colonna, allora ministro delle Poste e Telecomunicazioni, botanico per passione, che fece aggiungere centinaia di piante di pistacchio alle piantagioni già esistenti nei suoi territori di Raffadali e nei comuni limitrofi di Contrada Cinti, da cui si ottenevano dolci che venivano portati a Palermo per allietare le serate della nobiltà palermitana. Già nel 1942 il botanico Bonifacio nella sua monografia sul pistacchio scriveva che “presso Raffadali esistono 3 esemplari giganteschi e bellissimi di pistacchio visitate come rarità botaniche e capaci di produrre circa 200 chili di frutti ciascuno”.

“Accolgo con soddisfazione la notizia che un’altra eccellenza dell’agroalimentare siciliano risulta da oggi iscritta nel Registro europeo delle Dop e Igp – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura, Toni Scilla – .  Il Pistacchio di Raffadali si conferma così prodotto di prestigio e di importante valore economico per un territorio che, con 500 ettari di pistacchieti, interessa le province di Agrigento e Caltanissetta. Non mancheranno adesso le opportunità per intercettare ed esplorare nuovi mercati e puntare quindi su una maggiore valorizzazione del brand Sicilia”.

(Foto: comitato Pistacchio di Raffadali Dop)

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