Il gioiello liberty nato tre volte: Palazzo Dato torna a splendere dopo il restauro

Terminato l’intervento sull’edificio nel “salotto” di Palermo. Il prospetto, con le sue sinuose decorazioni dal respiro europeo, ha ritrovato i colori di un tempo

di Giulio Giallombardo

Colora di nuovo le strade del centro di Palermo con il rosso e ocra del suo prospetto, tornato a risplendere dopo il restauro. È rinato tre volte Palazzo Dato, gioiello liberty dal respiro europeo che spicca tra gli edifici di via XX Settembre. La prima volta quando fu risparmiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, mentre quello accanto fu distrutto; poi quando stava per essere venduto e demolito negli anni del “sacco”; e adesso con il restauro grazie al bonus facciate, che ha restituito al suo prospetto i colori di un tempo.

Palazzo Dato prima e dopo il restauro

“Vorrei che mio padre fosse vivo per vedere il bellissimo lavoro che queste maestranze hanno fatto”. È raggiante Gianfrancesco Agnello, proprietario di uno degli appartamenti di Palazzo Dato, e pronipote del barone Dara, che acquistò il palazzo per 100 lire dell’epoca. “Mio padre. Francesco Agnello Dara, fu l’unico che si oppose alla vendita del palazzo, che sarebbe stato demolito – racconta a Le Vie dei Tesori – . Alcuni cugini volevano vendere a un costruttore che in cambio avrebbe dato loro degli appartamenti del nuovo palazzo da edificare al posto del vecchio, ma mio padre, che era nato in quell’edificio, si oppose con tutte le sue forze, scongiurando la vendita e la demolizione”.

Uno dei balconi

Agnello – cugino della scrittrice Simonetta Agnello Hornby, che ricorda il soggiorno in quel palazzo nel romanzo “Via XX Settembre” – è stato tra i promotori dell’intervento di restauro conservativo, realizzato in sette mesi dalla Edil Sacif, con i restauratori dello studio Simplex Architecture di Palermo, coordinati dalla Arcotec Engineering con la supervisione e il coordinamento dell’architetto Pietro Di Maria. Manca solo un ultimo tassello perché ai colori del prospetto si aggiungerà presto il verde delle persiane, installate per adesso soltanto all’ultimo piano.

 

Se all’esterno il palazzo è un trionfo di “linee mosse e voluttuose, in un turbinio di curve, che sopra i balconi assumono quasi sembianze antropomorfe” – ha scritto la storica dell’arte Adriana Chirco – all’interno decorazioni e affreschi sono quasi del tutto spariti. Resiste ancora qualcosa nei soffitti del pianterreno, dove adesso si trova una parruccheria. “Con i restauratori abbiamo fatto un saggio nel mio appartamento dove è stata accertata la presenza di affreschi sul soffitto – racconta Agnello – ma farli tornare alla luce è un’operazione molto delicata, spero un giorno di poterli recuperare”.

Decorazioni sul prospetto

Nato dall’estro di Vincenzo Alagna, ispirato dai suoi viaggi in Europa, Palazzo Dato fu costruito a partire dal 1893. L’ingegnere palermitano, più distaccato dal modello di Ernesto Basile, portò in città un liberty più vicino al gusto francese e belga, affascinato da suggestioni neobarocche. Un piccolo capolavoro che oggi stupisce ancora.

Particolare di uno degli affreschi
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