Il gigante di via Libertà, la città al tempo degli elefanti

Al Museo Gemmellaro sono esposti diversi reperti, tra cui molari, mandibole e altre ossa. Ma oggi nuove scoperte potrebbero riscrivere la storia di questa specie

di Giulio Giallombardo

Un gigante sepolto sotto via Libertà. Dove oggi si trova il salotto di Palermo, 400mila anni fa passeggiavano gli elefanti. In realtà, questa specie popolava diverse zone della Sicilia, ma i resti trovati all’altezza del Giardino Inglese, quasi un secolo fa, appartenevano a uno dei più grandi esemplari di elefante rinvenuto in Sicilia, alto circa tre metri, la cui specie è considerata la progenitrice di tutte le forme ridotte e nane di elefanti siciliani. Oggi quei fossili sono custoditi al Museo geologico Gemmellaro, che in questi giorni di quarantena sta raccontando con una serie di post sulla fanpage di Facebook molte storie dedicate ai suoi tesori nascosti.

La mandibola dell’elefante di via Libertà

Quella dell’elefante di via Libertà è una di queste. Tutto ha inizio nel 1932, quando nel corso degli scavi per la costruzione del canale Passo di Rigano, furono scoperti resti fossili che Ramiro Fabiani, allora direttore del Museo Gemmellaro, attribuì alla più grande taglia di elefante mai trovata in Sicilia. Successivamente, nel 1968 – spiegano gli esperti del Gemmellaro – lo studioso spagnolo Emiliano Aguirre, analizzando i resti di elefante provenienti dal sottosuolo di Palermo e custoditi al Museo paleontologico di Ferrara, istituì la sottospecie Elephas antiquus leonardii, per sottolineare che l’elefante siciliano era più piccolo della stessa specie rinvenuta nei giacimenti italiani. Questa specie è considerata, dunque, la progenitrice di tutte le forme più piccole di elefanti siciliani.

Le tre taglie di elefanti siciliani

Oggi la maggior parte di questi fossili si trova nella Sala degli elefanti del museo palermitano, dedicata agli animali che popolarono la Sicilia durante il Pleistocene medio-superiore, tra 500mila e 150mila anni fa. “Il sottosuolo di Palermo è pieno di reperti del genere – spiega a Le Vie dei Tesori News Carolina Di Patti, paleontologa del Gemmellaro – ne sono stati trovati anche in altre zone, come via Tommaso Gargallo, sotto il Teatro Massimo e in alcuni tratti del Cassaro. Si tratta di diversi molari, ma abbiamo anche una bella mandibola e un omero in condizioni perfette”.

La Sala degli elefanti del Gemmellaro

Tutti gli elefanti siciliani giunsero per lo più dalla Calabria quando, durante le glaciazioni, il livello del mare oscillava creando dei ponti occasionali che consentivano il passaggio di questi animali. “Anche se sembra incredibile, tutte le isole del Mediterraneo furono popolate da elefanti, da Cipro a Creta, fino a Malta e ad alcune isole dei nostri arcipelaghi – prosegue la paleontologa – . Durante il periodo interglaciale, gli animali restavano isolati, non c’era uno scambio genetico, e di conseguenza sopravvivevano quelli che si adattavano meglio, portando al gigantismo di alcune specie e al nanismo di altre”.

Una specie, quella degli elefanti, che sparì dalla Sicilia circa 150mila anni fa, anche se nuove scoperte potrebbero riscrivere la storia. “Recentemente – rivela la studiosa – abbiamo trovato a Favignana un molare datato intorno a 30mila anni fa. Questo riapre ulteriori interrogativi sulla necessità di proseguire gli studi in questo campo, anche con nuovi scavi”.

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