Il Giardino botanico di Agrigento e i suoi tunnel nella roccia

Nell’area verde sono presenti circa 20mila piante di oltre 300 colture diverse, un erbario, ipogei, reperti fossili e caverne naturali visitabili

di Beniamino Biondi

Francesco Lojacono, considerato il più importante paesaggista dell’Ottocento siciliano, è stato tra i primi pittori ad utilizzare la fotografia come riferimento per realizzare le sue opere, alla ricerca di una resa pittorica più aderente della realtà. Tra i suoi quadri – custoditi per buona parte a Villa Malfitano e nella Galleria d’Arte Moderna di Palermo, e al Museo dei Padri Filippini di Agrigento come parte della collezione Sinatra – ce n’è uno, bellissimo, dal titolo “Orto botanico di Palermo, Viale delle Palme”. Declinato sul rapporto del minimo passaggio fra incantevoli cromatismi verdi, in una irrequieta tensione impressionista, laddove il pallore di certe pennellate cede il passo a un’intensità stentorea, sul dipinto campeggia un’ordinata fila di vasi che segna l’incrocio tra due vialetti, e, sul fondo, esplodono come un fuoco d’artificio le foglie di una palma che copre in parte un ampio varco colonnato immerso a più cupi ceppi frondosi.

L’ingresso del Giardino botanico

È l’Orto botanico di Palermo, straordinario, ma potrebbe essere l’immagine dello stesso luogo situata ad Agrigento, dove più che un orto – che storicamente ha una funzione di produzione di sostanze medicamentose – esiste un meraviglioso Giardino botanico, cioè un ambiente naturale ricreato artificialmente che raccoglie una grande varietà di piante categorizzate per scopi scientifici. Situato dentro la città, a poca distanza dalla Valle dei Templi, vicino al Cimitero monumentale, per qualche strano motivo questo luogo è meno conosciuto di quel che dovrebbe; gli si passa a fianco, in una strada di grande traffico, e lo si scorge dai grandi cancelli in ferro battuto che si aprono su un lungo muro di cinta che ha il colore tipico dell’arenaria.

Rocce calcarenitiche

E tuttavia le soste sono sporadiche, come se patisse di non essere né centro storico, né area archeologica; un’anomalia, insomma, che ha finito per rendersi nascosta lasciando che si ignorasse un luogo che non ha eguali per bellezza di paesaggio e per condizione di armonia spirituale con la natura. Chi preferisce l’inferno quotidiano a questo piccolo Eden irrelato dal tempo storico, non sa che qui sono presenti circa ventimila piante riferibili a oltre 300 colture ed essenze diverse, espressioni tipiche della macchia mediterranea, e che sono presenti pregevoli testimonianze archeologiche, quali ipogei e caverne naturali visitabili, reperti fossili, e fenomeni calcarenitici di suggestiva bellezza.

Panorama sulla Valle

All’interno del giardino sono presenti, inoltre, una serie di “terrazze” che sorgono su banchi in tufo, offrendo ai visitatori un’ineguagliabile vista su tutta la Valle dei Templi, un “erbario” con diverse centinaia di essenze erbacee essiccate e catalogate, di cui alcune risalenti al XIX secolo, e una fitta rete di sentieri che si intersecano a varie differenze di quota con una disposizione vagamente dedalea. Gli edifici e i percorsi turistici coprono circa due ettari, dando forma a un vero e proprio museo a cielo aperto, che, al di là delle bellezze presenti in superficie, percepibili con l’immediatezza di uno sguardo, nasconde all’interno del sottosuolo spunti di notevole interesse storico e speleologico.

Piazzale del giardino

“Agrigento Sotterranea”, l’associazione che si occupa del tentativo di riscoperta della città speculare, non disgiungendo dai suoi propositi anche l’esito rigoroso degli studi, ha effettuato una ricerca all’interno dell’area, per una precisa e puntuale catalogazione degli imbocchi delle cavità presenti, tracciando un quadro puntuale delle emergenze speleologiche presenti. In particolare, l’area del Giardino botanico è caratterizzata dalla componente calcarenitico-sabbiosa della “Formazione di Agrigento” che, lungo le pareti che delimitano il settore settentrionale della struttura, è ampiamente rappresentata dai fronti risparmiati dalla notevole attività di cava che in questa zona era fortemente presente in periodi precedenti a quello attuale.

Scalinata

Tale contesto geologico ha determinato la possibilità di potere realizzare, in epoche passate, strutture cunicolari – gli ipogei – per il reperimento delle acque in falda, come nel caso dell’Ipogeo di Bonamorone, che proprio all’interno della porzione più orientale del Giardino botanico presenta un pozzo di aerazione. L’area del giardino ha delle peculiarità morfologiche legate all’attività che l’uomo, per lunghi periodi, ha portato avanti attraverso lo sfruttamento sia degli affioramenti di roccia per l’estrazione dei conci di calcarenite sia, in un periodo successivo, della colonia agricola dell’ex Ospedale Psichiatrico; la presenza di un elevato numero di pozzi per l’emungimento delle acque dal sottosuolo viene ricondotto alle notevoli pratiche agricole portate avanti all’interno di quest’area.

Uno dei viali del giardino

Le cavità artificiali censite durante i rilievi sono state diverse, e, in particolare, sono state classificate secondo due tipologie, ovvero “opere idrauliche” e “cavità stanziali”. Nelle prime rientrano tutte le cavità realizzate per il reperimento e l’emungimento delle acque, siano esse superficiali che sotterranee; mentre nelle seconde rientrano tutte le strutture ipogeiche realizzate come abitazioni, stalle o magazzini e adibite, in periodi differenti, ad usi diversi. Le dimensioni e le forme delle stesse cavità variano in funzione di quelli che erano gli usi per cui erano state realizzate: nella quasi totalità dei casi le stesse si presentano sub-orizzontali o con dislivelli minimi. In tutto le cavità censite sono risultate essere sedici, di cui nove cavità stanziali e sette opere idrauliche: queste ultime sono rappresentate essenzialmente da pozzi ad andamento verticale in cui le profondità rinvenute oscillano da dieci a più di venti metri.

Palme cycas

Insomma, un patrimonio enorme, come tutta quella rete sotterranea che ha una sua vita sotto il centro storico di Agrigento e che attende la sua rigenerazione; e se lì, però, le cavità talvolta sfiorano slarghi angusti e occasionali, mortificati dal cemento o da certe forme di imbarazzante disarmonia urbana, al Giardino botanico accade il miracolo di una perfezione sensibile, nella luce di un bel sole che spegne i suoi raggi fra cavità e anfratti, mentre al di là dei suoi cancelli il mondo si priva dell’immaginazione.

(Foto: Libero Consorzio Comunale di Agrigento)

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