Il Gattopardo e l’ultimo sguardo su Palermo

L’elegante palazzo in via Butera fu la residenza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e conserva ancora preziosi cimeli legati allo scrittore

di Emanuele Drago*

C’è un palazzo a Palermo dalla particolarissima facciata color ocra, le cui dieci aperture si spalancano sul lungomare. È un edificio imponente, la cui maestosità è tuttavia messa un po’ in ombra dalla quella dell’adiacente palazzo Butera Valsecchi. Parliamo di Palazzo Lanza Tomasi, l’ultima residenza che, all’indomani della Seconda Guerra mondiale, venne acquistata e in cui abitò lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il luogo che avrebbe dovuto far dimenticare l’ormai distrutta casa natia, ubicata nella non distante via Lampedusa.

Sala da pranzo

Il palazzo, edificato tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento sulle casematte militari retrostanti le mura cinquecentesche della città, per un periodo era stato anche adibito dai padri teatini a collegio imperiale per l’educazione dei nobili. Poi nel 1768 il collegio fu chiuso e la dimora venne acquistata da Giuseppe Amato, principe di Galati. Ma il definitivo passaggio di proprietà avvenne novant’anni dopo, quando appunto fu acquistato dal principe Giulio Fabrizio di Lampedusa, astronomo dilettante, con l’indennizzo versatogli dalla corona per l’espropriazione dell’isola di Lampedusa.

E fu proprio lui il personaggio a cui si ispirerà il pronipote, appunto Giuseppe Tomasi di Lampedusa, per dar vita alla figura del principe di Salina, il protagonista del suo celebre romanzo “Il Gattopardo”. Chi ha avuto il privilegio di visitare il palazzo – oggi residenza del musicologo Giacchino Lanza Tomasi e della consorte – non può che esserne rimasto stupito. E non tanto per bellezze che custodisce – che pure ci sono e sono tante – ma soprattutto per quell’atmosfera letteraria che si respira e trasuda da ogni angolo. A partire già dall’ingresso, luogo in cui, nel ballatoio in fondo alla scala è possibile ammirare il quadro in cui è ritratta suor Maria Crocifissa, la beata Colbera più volte citata da Giuseppe Tomasi e che fu anche al centro di visioni ed estasi. In una di queste sembra fosse stata tentata dal demonio a tal punto da scrivere sotto dettatura una lettera in una lingua indecifrabile che è ancora oggi al centro di numerosi studi.

La biblioteca dello scrittore

Poi dal ballatoio è possibile salire ai piani superiori per mezzo di una elegante scala in marmo che un tempo si trovava nel convento delle Stimmate. A quanto pare, dopo l’abbattimento del convento, a seguito della costruzione del Teatro Massimo, lo scalone venne acquistato e riutilizzato per abbellire il palazzo. Il piano nobile dell’edificio costituisce per gran parte la casa museo dello scrittore. In esso si trova la biblioteca storica di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, rimasta intatta dall’epoca della sua morte. Dentro le teche di vetro è possibile ammirare il manoscritto completo del Gattopardo – contenente tra l’altro una pagina che non comparve nella pubblicazione – il dattiloscritto, i manoscritti delle lezioni di Letteratura francese e inglese e dei racconti, oltre alla prima stesura dello uno straordinario racconto dal titolo “La Sirena”.

Uno dei saloni

Certamente il fascino del palazzo è anche legato al grande terrazzo che si propende sulle Mura delle Cattive, e che dà sulla grande villa a mare dedicata allo stesso Tomasi. Da questo terrazzo molto della città appare più chiaro. Ad esempio, perché Goethe, che era alloggiato non distante, nel vicino Hotel Benso, avesse definito il monte Pellegrino come il più bel promontorio del mondo. Ed appare altrettanto chiaro l’intento catartico che volle dargli lo stesso Tomasi, quando decise di ambientare la morte del principe di Salina nell’adiacente Hotel Trinacria. Perché fu proprio da questa affascinante prospettiva che il principe si spense, di ritorno dal suo viaggio da Napoli. Era un lunedì di fine luglio e, intorno a mezzogiorno, morì, mentre un mare oleoso e inerte si era reso come invisibile.

*Docente e scrittore

L’elegante palazzo in via Butera fu la residenza di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e conserva ancora preziosi cimeli legati allo scrittore

di Emanuele Drago*

C’è un palazzo a Palermo dalla particolarissima facciata color ocra, le cui dieci aperture si spalancano sul lungomare. È un edificio imponente, la cui maestosità è tuttavia messa un po’ in ombra dalla quella dell’adiacente palazzo Butera Valsecchi. Parliamo di Palazzo Lanza Tomasi, l’ultima residenza che, all’indomani della Seconda Guerra mondiale, venne acquistata e in cui abitò lo scrittore Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il luogo che avrebbe dovuto far dimenticare l’ormai distrutta casa natia, ubicata nella non distante via Lampedusa.

Sala da pranzo

Il palazzo, edificato tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento sulle casematte militari retrostanti le mura cinquecentesche della città, per un periodo era stato anche adibito dai padri teatini a collegio imperiale per l’educazione dei nobili. Poi nel 1768 il collegio fu chiuso e la dimora venne acquistata da Giuseppe Amato, principe di Galati. Ma il definitivo passaggio di proprietà avvenne novant’anni dopo, quando appunto fu acquistato dal principe Giulio Fabrizio di Lampedusa, astronomo dilettante, con l’indennizzo versatogli dalla corona per l’espropriazione dell’isola di Lampedusa.

E fu proprio lui il personaggio a cui si ispirerà il pronipote, appunto Giuseppe Tomasi di Lampedusa, per dar vita alla figura del principe di Salina, il protagonista del suo celebre romanzo “Il Gattopardo”. Chi ha avuto il privilegio di visitare il palazzo – oggi residenza del musicologo Giacchino Lanza Tomasi e della consorte – non può che esserne rimasto stupito. E non tanto per bellezze che custodisce – che pure ci sono e sono tante – ma soprattutto per quell’atmosfera letteraria che si respira e trasuda da ogni angolo. A partire già dall’ingresso, luogo in cui, nel ballatoio in fondo alla scala è possibile ammirare il quadro in cui è ritratta suor Maria Crocifissa, la beata Colbera più volte citata da Giuseppe Tomasi e che fu anche al centro di visioni ed estasi. In una di queste sembra fosse stata tentata dal demonio a tal punto da scrivere sotto dettatura una lettera in una lingua indecifrabile che è ancora oggi al centro di numerosi studi.

La biblioteca dello scrittore

Poi dal ballatoio è possibile salire ai piani superiori per mezzo di una elegante scala in marmo che un tempo si trovava nel convento delle Stimmate. A quanto pare, dopo l’abbattimento del convento, a seguito della costruzione del Teatro Massimo, lo scalone venne acquistato e riutilizzato per abbellire il palazzo. Il piano nobile dell’edificio costituisce per gran parte la casa museo dello scrittore. In esso si trova la biblioteca storica di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, rimasta intatta dall’epoca della sua morte. Dentro le teche di vetro è possibile ammirare il manoscritto completo del Gattopardo – contenente tra l’altro una pagina che non comparve nella pubblicazione – il dattiloscritto, i manoscritti delle lezioni di Letteratura francese e inglese e dei racconti, oltre alla prima stesura dello uno straordinario racconto dal titolo “La Sirena”.

Uno dei saloni

Certamente il fascino del palazzo è anche legato al grande terrazzo che si propende sulle Mura delle Cattive, e che dà sulla grande villa a mare dedicata allo stesso Tomasi. Da questo terrazzo molto della città appare più chiaro. Ad esempio, perché Goethe, che era alloggiato non distante, nel vicino Hotel Benso, avesse definito il monte Pellegrino come il più bel promontorio del mondo. Ed appare altrettanto chiaro l’intento catartico che volle dargli lo stesso Tomasi, quando decise di ambientare la morte del principe di Salina nell’adiacente Hotel Trinacria. Perché fu proprio da questa affascinante prospettiva che il principe si spense, di ritorno dal suo viaggio da Napoli. Era un lunedì di fine luglio e, intorno a mezzogiorno, morì, mentre un mare oleoso e inerte si era reso come invisibile.

*Docente e scrittore

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1 Comment

  1. Bellissimo articolo ci si sente ospiti del Lampedusa! Grazie che con le parole riesce a creare questo sogno!

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