Il fuoco divora Monte Cofano, riserva in fiamme

Un rogo ha distrutto il patrimonio naturalistico dell’area protetta trapanese, che custodisce delicati ecosistemi tipici della macchia mediterranea

di Giulio Giallombardo

Visto da lontano sembra un vulcano nel pieno di un’eruzione. Eppure, quei solchi rossi che avvolgono Monte Cofano non sono fiumi di lava, ma altissime fiamme che hanno divorato un pezzo di macchia mediterranea. Un incendio è divampato ieri sera nella piccola ma preziosa riserva naturale tra San Vito Lo Capo e Trapani. Gli interventi degli operatori forestali e dei vigili del fuoco hanno cercato di contenere il propagarsi delle fiamme, spegnendo all’alba gli ultimi focolai, ma i danni al patrimonio ambientale rischiano di essere irreparabili.

Monte Cofano in fiamme (foto Lorenzo Tondo)

L’incendio – fanno sapere dal Comune di Custonaci, in cui ricade la riserva – è partito dalla cinquecentesca torre della Tonnara di Cofano, ma ha rapidamente raggiunto la cima della montagna. Sul posto hanno lavorato anche squadre di volontari della Protezione civile siciliana dotate di modulo antincendio e un’auto medica, a supporto delle squadre d’emergenza della forestale e dei vigili del fuoco. Secondo il sindaco Giuseppe Morfino si è trattato di “un’ennesima azione criminale perpetrata ai danni del nostro patrimonio ambientale. Vedere bruciare la riserva di Monte Cofano – ha proseguito il primo cittadino – suscita rabbia e forte indignazione. Per i cittadini di Custonaci e dell’intero territorio trapanese scempi di tale portata sono inaccettabili”.

Monte Cofano

Gli fa eco il sindaco di San Vito Lo Capo, Giuseppe Peraino, che parla di un “gesto vile che lascia profondamente amareggiati. Un’azione criminale da condannare fermamente auspicando che il colpevole, o i colpevoli, venga individuato e punito”. Il sindaco ha lanciato, inoltre, un appello a cittadini e turisti “affinché segnalino immediatamente agli organi preposti la presenza anche solo di piccoli focolai, per consentire interventi tempestivi impedendo che fatti gravi di questa portata possano ancora ripetersi con questa violenza distruttiva”.

La riserva di Monte Cofano

Dopo quasi dieci ore, il rogo che si è allargato fino al versante nordest, sulla baia di Castelluzzo e Makari, ha distrutto ettari di verde protetto. Delicati ecosistemi mediterranei che vanno dalla prateria ad ampelodesma, ai cespugli di palma nana o euforbia arborea, fino alle tante specie botaniche che crescono all’interno della riserva, come il cavolo di roccia e lo sparviere del Monte Cofano. “Le foto di stanotte con Monte Cofano in fiamme fanno rabbrividire, ci deprimono e ci sconfortano profondamente – ha commentato il presidente di Legambiente Sicilia, Gianfranco Zanna – . Un altro, l’ennesimo, pezzo della nostra bellezza è andata in fumo. Chissà quanti anni ci vorranno per farlo rivivere. Ma chi vuole tutto questo? Chi sono questi assassini di futuro? Chi continua a seminare odio per la nostra terra, per il nostro patrimonio naturalistico? Siamo noi siciliani i colpevoli e i responsabili. Siamo noi che appicchiamo il fuoco. Lo sappiamo che sono pochi questi delinquenti, criminali, ladri di speranze, ma noi tutti non facciamo nulla per fermarli”.

La torre della Tonnara di Cofano

Preoccupato per la “puntualità” con cui nei giorni più caldi divampano gli incendi, è anche Pietro Ciulla, presidente del Wwf Sicilia Nord Occidentale. “Ormai siamo al disastro generalizzato in tutta la Regione – ha commentato – . Abbiamo da anni chiesto con forza che la manutenzione preventiva dei boschi venga fatta al tempo dovuto, che ci sia una costante e preventiva operazione di intelligence e l’organizzazione di una task force che in modo preventivo presidi i luoghi sensibili quando le condizioni climatiche diventano critiche, che tutto ciò venga fatto aggregando risorse interforze. Chiediamo, inoltre, che venga aggiornato subito il catasto degli incendi e che si applichino le norme di legge sui luoghi bruciati per disincentivare gli eventuali interessi dei piromani. Di tutto questo, tragicamente, non vediamo niente”.

(La prima foto grande in alto è di Adriano Drago)

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