Il dottore e la pittrice, storia di un ritratto da riscoprire

Nella biblioteca comunale di Calatafimi-Segesta è custodito un dipinto che ritrae Natale Maccadino, erudito medico dell’Ottocento, realizzato da Katharina Von Predl, raffinata artista tedesca che visse in Sicilia

di Sergio Alcamo

Se ne sta lì, appeso ad una parete della biblioteca comunale di Calatafimi-Segesta, da più di centocinquanta anni, protetto da sguardi indiscreti e imperturbato nella sua riservatezza: è il ritratto a olio su tela del dottore calatafimese Natale Macaddino dipinto nel 1830 dalla pittrice tedesca Katharina von Predl sposata Grassis. Due personaggi, l’effigiato e la ritrattista, entrambi assai celebri alla loro epoca che a un certo momento si sono incontrati; ambedue con storie personali assai singolari di cui il tempo ha cancellato in parte il ricordo e che invece è doveroso riportare all’attenzione. E non per raccontare di chissà quale romantica vicenda sentimentale o torbida tresca amorosa; piuttosto dell’incontro di due anime belle, pure e virtuose, due talenti versati in altrettanti differenti discipline: l’arte medica e quella pittorica.

Ritratto del dottor Macaddino

Natale Maria Macaddino, nato a Calatafimi nel 1788 e morto a Palermo nel 1846, era nato in una famiglia contadina da Lorenzo e Maria. Grazie alla benevolenza del barone Don Vincenzo Stabile di Calatafimi, che oltre a battezzarlo seppe coglierne l’inclinazione allo studio, fu iscritto al Seminario Vescovile di Mazara dove studiò lettere, retorica, filosofia e teologia; morto il suo benefattore e rimasto senza mezzi dovette ritornare al paese natio, rinunciando ad una promettente carriera ecclesiastica. Nel 1806, favorito dalla presenza a Calatafimi del re Ferdinando I di Borbone, ottenne la disponibilità economica per proseguire gli studi e avviarsi all’arte sanitaria; terminati i corsi all’Università di Palermo fissò la sua dimora nella capitale del Regno. Qui visse sempre “in larga e cordiale ospitalità” nella casa del Principe di Resuttana, Don Giuseppe di Napoli Barresi e Naselli. “Fu tanta la sua virtù nel sapere, lo spirito di sacrifizio e il senso di pietà che egli ebbe nell’esercizio dell’arte salutare, di cui la fama ne spandeva larghissimo il grido, che divenne il medico ordinario delle più cospicue famiglie della città e ricercato anche fuori”.

Celibe e senza figli “lasciò le sue scarse sostanze ai parenti e alla madre desolata” e nel testamento “legò la sua ricca e sceltissima biblioteca al comune di Calatafimi a pubblico uso”. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria di Gesù a Palermo e l’elogio funebre fu scritto e letto dal caro amico e collega dottor Nicolò Cervello nell’Accademia Reale di scienze mediche di Palermo, di cui il Macaddino era stato socio e vice presidente.

Con queste parole ne espose il profilo biografico il farmacista, nonché giornalista, pittore dilettante e soprattutto Ispettore onorario ai monumenti dei Calatafimi, Nicolò Mazzara, altro concittadino noto per l’elevato spessore culturale, in un suo volume pubblicato postumo sulla storia e l’arte del paese natale, riportando in parte brani della citata orazione funebre del dottor Cervello. Dalle parole di quest’ultimo emerge l’amore smisurato del Macaddino per i libri intesi come strumento di aggiornamento della propria professione medica al punto che, pur di acquistare le più recenti pubblicazioni – anche e soprattutto quelle di autori stranieri -, limitava addirittura le spese per il cibo.

Dettaglio con firma della pittrice e data

Grazie allo studio costante e infaticabile nelle più disparate discipline (oltre ad anatomia, storia naturale, fisica e chimica anche economia agraria, botanica e scienze morali) egli sperimentava nuove cure e trattamenti utili per i propri pazienti e per questo motivo era talvolta deriso e dileggiato dai molti invidiosi detrattori. La sua salute ne risentì tanto da ammalarsi e morire prima di raggiungere la vecchiaia. Non sappiamo esattamente in che occasione il Macaddino, che visse e lavorò sempre a Palermo, incontrò per la prima volta Katharina von Predl, la bella artista tedesca che nel 1830 lo ritrasse. Dal profilo steso dal collega palermitano la sua personalità appare schiva e per nulla vanitosa o esuberante da immaginarlo a posare per un ritratto.

Credo sia molto probabile che fu la stessa pittrice, all’epoca quarantenne, a voler omaggiare il professionista più vecchio di lei di due anni per qualche consulenza ricevuta. A ben guardare la firma apposta nel quadro sulla finta lettera in primo piano in basso a sinistra recita “Grassis de Predl À Monsieur Macaddine son Médecin Palerme le J. de 1830”.In effetti il beve periodo che lei e il marito Louis François trascorsero in Sicilia (tra il 1828 e il 1830) non fu dei più felici. Ma facciamo un passo indietro.

Sebbene oggi non sia molto nota al grande pubblico né a quello degli specialisti, Katharina von Predl fu una pittrice piuttosto celebre e apprezzata in vita e autrice di numerosissimi dipinti (più di un centinaio quelli documentati tra ritratti, pale d’altare, composizioni storiche, copie dai grandi maestri) molti dei quali sono oggi in collezioni private, altri in collezioni pubbliche (dal Palazzo Reale di Torino al Castello Ducale di Agliè, dalla Chiesa di Nostra Signora e dal Castello dei Duchi a Chambery alla Chiesa di San Giovanni Battista de Megève, al Palazzo Nazionale di Ajuda di Lisbona, ecc.) e tanti altri ancora da rintracciare.

Katharina von Predl – Autoritratto (1824)

Figlia dell’avvocato Ignatz von Predl e della moglie Veronika von Kärner, ebbe come fratello minore Franz Xaver von Predl, che divenne un noto ufficiale. Appartenente ad una famiglia elevata alla nobiltà per i suoi servizi alla comunità, all’età di dieci anni fu inviata al convento delle Miss Inglesi a Monaco, dove ricevette un’istruzione completa, imparando l’italiano e il francese, per passare ai quattordici anni al Royal Bavarian Ladies’ Convent. Nel 1816, grazie alla protezione della regina Carolina di Baviera, fu la seconda donna ad essere ammessa all’Accademia d’arte di Monaco; vi studiò fino al 1821 e nella primavera dello stesso anno si recò a Roma dove visse con l’artista Marie Ellenrieder in una casa in Piazza di Spagna.

Nella Città Eterna studiò con il pittore classicista Vincenzo Camuccini. Da allora la sua vita è stata contrassegnata da continui viaggi: dapprima si spostò a Firenze e poi a Londra, dove partecipò ad una mostra alla Royal Academy of Arts e nel viaggio di ritorno toccò varie città come Rotterdam, Colonia e Francoforte sul Meno fino a Monaco. Quindi fu a Vienna, dove espose le sue opere nelle stanze private dell’imperatrice Karoline Auguste. Seguirono ulteriori soggiorni a Dresda e Venezia prima di tornare nuovamente a Roma, dove sposò segretamente il benestante Louis François Grassis il 17 maggio 1828.

Katharina von Predl – Madonna col Bambino (1838)

Dopo le nozze i due coniugi si spostarono in Sicilia e il marito venne impiegato a Palermo dal principe di Butera come amministratore delle proprie terre. Nel 1829 ebbero un figlio, nato il 5 aprile, che fu battezzato col nome di Charles François che purtroppo morì prematuramente il 20 gennaio dell’anno successivo. La vita coniugale, iniziata sotto i migliori auspici, si rivelò presto difficile: il clima malsano dei terreni paludosi attorno ai possedimenti dei principi di Butera fece ammalare il Grassis, che fu ricoverato in ospedale; da allora la sua salute fu compromessa tanto da costringerlo a lasciare i servizi dei principi. Così Katharina prese la decisione di trasferirsi in Francia dove il clima era più temperato per cercare di trovare un rimedio per la salute del marito e un’esistenza migliore per entrambi.

Avendo vissuto principalmente in Italia e in Francia è stata ingiustamente ignorata e dimenticata dagli storici dell’arte tedeschi, e il primo catalogo ragionato delle sue opere è stato messo a punto solo qualche anno fa (2016) da Edwin Fecker sulla scorta delle preziose memorie manoscritte della figlia (che però inspiegabilmente non include il ritratto del Macaddino, a lei evidentemente ignoto così come allo studioso) e di ricerche personali presso archivi, biblioteche e musei.

Katharina von Predl – Papa Gregorio XVI celebra messa in San Pietro a Roma (1854)

Il dipinto calatafimese va così ad arricchire l’esiguo catalogo delle opere finora rintracciate.Oltre che inedito, è stato ingiustamente ignorato dalla letteratura artistica. In tempi moderni se ne parla fugacemente solo nel citato volume postumo del farmacista Mazzara. Come dicevamo non sono noti i motivi che spinsero il Macaddino a farsi immortalare dalla von Predl. Non è da escludere che ciò accadde in un’occasione poco felice, una malattia o infortunio, come parrebbe testimoniare la scritta “son Médecin”. E, come ho avuto modo di riferire, una serie di vicende funeste segnarono il soggiorno siciliano della pittrice. Probabilmente i servizi resi dal dottore a lei, al neonato figlioletto morto prematuramente o al marito infermo favorirono l’esecuzione a Palermo del ritratto che riporta la data 1830.

L’opera è a olio su tela e si presenta in condizioni abbastanza buone, con la superficie pittorica integra e priva di lacune; solo un ingiallimento diffuso della vernice originaria. Il quarantaduenne dottore è abbigliato alla moda dell’epoca, raffigurato con le braccia conserte su uno sfondo neutro e uniforme; ha viso rotondo e capelli neri un po’ scarmigliati, corporatura robusta e leggermente tarchiata; nonostante il colore scuro degli occhi lo sguardo è vivissimo e arguto e l’espressione è serena (accenna appena un sorriso); sul tavolo alla sua destra sono poggiati alcuni libri e un calamaio con una penna al suo interno.

Lo stile della von Predl è riconoscibile dalla morbidezza della pennellata, che sfuma delicatamente le tinte come una morbida carezza, e dalla capacità di cogliere l’aspetto umano del personaggio. È proprio nei ritratti più che nelle composizioni storiche o nei dipinti a tematica sacra che, a mio avviso, si individuano le caratteristiche più alte del suo fare artistico. Il ritratto del Macaddino rientra appieno nello stile romantico che proprio in Germania ebbe origine alla fine dell’Ottocento. La von Predl ha evitato in questa composizione la forma levigata di stampo accademico-neoclassico delle prime opere per rimanere ancorata ad una sorta di classicismo ispirato dai grandi maestri rinascimentali (soprattutto Raffaello) integrato però dalle mai sopite istanze romantiche.

Katharina von Predl – Adorazione del Bambino (1824)

Quel che traspare dal ritratto del Macaddino, che si staglia su uno sfondo neutro verdastro, è sicuramente l’amore instancabile per gli studi e i libri (palesato dalla presenza del calamaio e dei volumi in primo piano) ma anche il senso di gentilezza e affabilità e, al tempo stesso, una sorta di umiltà e riservatezza, qualità avvertibili dalle braccia conserte ma anche dall’accenno di quel sorriso che lo rende vivo e partecipe ma non vanitoso né altezzoso; non ultimo il sentimento di complicità con la pittrice che si dimostra con lui molto riconoscente probabilmente per i servigi ricevuti come medico; la posa infatti non è tipica di tanti ritratti dell’epoca: non ritroviamo la consueta raffigurazione a tre quarti né la visione perfettamente frontale del volto e del busto bensì un rivolgersi lentamente verso lo spettatore, quasi a voler colloquiare con lui, come per una sorta di consulto medico molto privato.

Il paese di Calatafimi e i suoi abitanti devono sentirsi molto orgogliosi di possedere questo prezioso dipinto, opera d’arte importante e significativa non solo perché è frutto del pennello di una artista donna di grande talento, oltre che moglie devota e madre affettuosa, ma soprattutto è rilevante come documento storico sulla figura del benefattore della biblioteca cittadina, che ha voluto regalare il suo tesoro più pregiato alla neonata istituzione del paese natio, dove viveva ancora l’anziana madre che sicuramente, oltre all’immenso dolore per la perdita del caro figliolo, avrà provato un sentimento di forte orgoglio per quella sua creatura che così grandi e molti talenti aveva speso per il bene altrui.

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1 Comment

  1. Non conoscevo l’opera e penso che forse non avrei mai avuto cognizione della sua esistenza. Suppongo che guardandola avrei pensato: “Che bel ritratto!”
    Sergio Alcamo mi ha preso per mano e, quasi senza che me ne accorgessi, mi ha condotto nella tela, a fare conoscenza di una persona che ha contribuito a scrivere la storia della mia terra con note delicate ma incisive. Ed accattivato dalle sue osservazioni mi andavo ritrovando esploratore guidato da mano sapiente, incuriosito ed interessato al personaggio che merita davvero di essere ricordato ed all’autrice del ritratto, che ha contribuito a conservarne la memoria.
    Grazie, Sergio Alcamo.

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