Il cioccolato di Modica alla conquista dell’Igp

Sarà l’unico prodotto dolciario italiano ad avere il riconoscimento. Un successo a lungo agognato, come racconta Ignazio Iacono, proprietario del Caffè dell’arte e custode per il Consorzio di tradizione ed esperienza. La stessa che consigliava di utilizzarlo come medicina naturale a chi era febbricitante…

di Alessandra Turrisi

Dopo undici anni di lotte, sul cioccolato di Modica sta per arrivare il marchio Igp, Indicazione geografica protetta. Un risultato che, al di là della semplice sigla, rappresenta una conquista per tutti quei produttori che hanno fatto grande nel mondo il nome di questa leccornia. Trascorsi tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea della domanda di registrazione della Igp, alla data del 7 agosto nessuna obiezione è stata sollevata dagli Stati membri dell’Ue. Dunque, via libera all’inserimento nel registro europeo.

Grande soddisfazione è stata espressa dal direttore del Consorzio tutela cioccolato di Modica, Nino Scivoletto: “Il cioccolato di Modica diventa l’unico prodotto dolciario italiano a potersi fregiare dell’Igp. Esce dai suoi confini regionali ed entra in quelli internazionali, grazie anche all’attività di promozione a cui aderiremo attraverso i fondi stanziati dal Ministero per il 2019″. Un risultato legato alla scomparsa di una donna-simbolo della lotta alla mafia e della diffusione della cultura della legalità e della bellezza della Sicilia, Rita Borsellino, europarlamentare nel 2012, quando a Strasburgo fu approvata la norma che avrebbe aperto le porte al riconoscimento Igp. “La ricorderemo con una apposita iniziativa in occasione della prossima edizione di Chocomodica in programma dal 25 al 28 ottobre” afferma Scivoletto.

Del consorzio fanno parte una ventina di aziende e tante altre chiederanno di essere inserite. Tutto passerà attraverso un’attenta valutazione dell’applicazione del disciplinare di produzione effettuata dagli organismi competenti. Ci sono regole ferree da rispettare perché quel cioccolato leggermente granuloso, aromatizzato in mille modi, venga realizzato secondo i crismi tramandati di padre in figlio. Indispensabile, per esempio, che il profumatissimo “lingotto” con misure standard pesi 100 grammi, suddiviso in sezioni da 25 grammi, che corrispondono alla quantità necessaria per preparare una tazza di cioccolata. La pasta di cacao deve essere lavorata “a freddo”, a una temperatura compresa tra i 35 e i 40°C, che consente ai cristalli di zucchero di sciogliersi solo in parte. 

Risale al 1746 il primo attestato ufficiale di produzione del cioccolato di Modica, al Palazzo Grimaldi. Gli spagnoli appresero dagli Aztechi l’arte della lavorazione delle fave di cacao, ottenendo una pasta che veniva successivamente mescolata a spezie e lavorata su una pietra ricurva chiamata “metate” con uno speciale matterello anch’esso di pietra. Quest’arte venne importata dagli spagnoli nella contea di Modica, dove furono aggiunti lo zucchero e le spezie (vaniglia e cannella) ottenendo così un prodotto nutriente, energetico, ma ricco anche di numerose proprietà medicali.

Ignazio Iacono, proprietario del Caffè dell’arte nel centro di Modica, è componente del direttivo del Consorzio e custode di tradizione ed esperienza. Un’arte appresa sin da ragazzino e poi affinata con perizia, fino a raggiungere risultati importanti, con la lavorazione e il confezionamento di circa 50 quintali di cioccolato all’anno. “Il riconoscimento Igp – afferma – servirà a dare una mossa a tutti coloro che producono il cioccolato onestamente, con competenza, dignità e nel rispetto del disciplinare”. A 75 anni si muove con grande dimestichezza tra gli attrezzi del mestiere ed è una fucina di curiosità: non tutti sanno, per esempio, che la carta che si pone sul tavolo per lavorare in maniera artigianale la materia prima, viene da sempre applicata sul petto febbricitante dei malati, a piccoli quadrati, affinché il cioccolato rimasto, sciogliendosi col calore del corpo, agisca da espettorante e liberi le vie respiratorie.

(Foto di Salvo Gravano)

Sarà l’unico prodotto dolciario italiano ad avere il riconoscimento. Un successo a lungo agognato, come racconta Ignazio Iacono, proprietario del Caffè dell’arte e custode per il Consorzio di tradizione ed esperienza. La stessa che consigliava di utilizzarlo come medicina naturale a chi era febbricitante…

di Alessandra Turrisi

Dopo undici anni di lotte, sul cioccolato di Modica sta per arrivare il marchio Igp, Indicazione geografica protetta. Un risultato che, al di là della semplice sigla, rappresenta una conquista per tutti quei produttori che hanno fatto grande nel mondo il nome di questa leccornia. Trascorsi tre mesi dalla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea della domanda di registrazione della Igp, alla data del 7 agosto nessuna obiezione è stata sollevata dagli Stati membri dell’Ue. Dunque, via libera all’inserimento nel registro europeo.

Grande soddisfazione è stata espressa dal direttore del Consorzio tutela cioccolato di Modica, Nino Scivoletto: “Il cioccolato di Modica diventa l’unico prodotto dolciario italiano a potersi fregiare dell’Igp. Esce dai suoi confini regionali ed entra in quelli internazionali, grazie anche all’attività di promozione a cui aderiremo attraverso i fondi stanziati dal Ministero per il 2019″. Un risultato legato alla scomparsa di una donna-simbolo della lotta alla mafia e della diffusione della cultura della legalità e della bellezza della Sicilia, Rita Borsellino, europarlamentare nel 2012, quando a Strasburgo fu approvata la norma che avrebbe aperto le porte al riconoscimento Igp. “La ricorderemo con una apposita iniziativa in occasione della prossima edizione di Chocomodica in programma dal 25 al 28 ottobre” afferma Scivoletto.

Del consorzio fanno parte una ventina di aziende e tante altre chiederanno di essere inserite. Tutto passerà attraverso un’attenta valutazione dell’applicazione del disciplinare di produzione effettuata dagli organismi competenti. Ci sono regole ferree da rispettare perché quel cioccolato leggermente granuloso, aromatizzato in mille modi, venga realizzato secondo i crismi tramandati di padre in figlio. Indispensabile, per esempio, che il profumatissimo “lingotto” con misure standard pesi 100 grammi, suddiviso in sezioni da 25 grammi, che corrispondono alla quantità necessaria per preparare una tazza di cioccolata. La pasta di cacao deve essere lavorata “a freddo”, a una temperatura compresa tra i 35 e i 40°C, che consente ai cristalli di zucchero di sciogliersi solo in parte. 

Risale al 1746 il primo attestato ufficiale di produzione del cioccolato di Modica, al Palazzo Grimaldi. Gli spagnoli appresero dagli Aztechi l’arte della lavorazione delle fave di cacao, ottenendo una pasta che veniva successivamente mescolata a spezie e lavorata su una pietra ricurva chiamata “metate” con uno speciale matterello anch’esso di pietra. Quest’arte venne importata dagli spagnoli nella contea di Modica, dove furono aggiunti lo zucchero e le spezie (vaniglia e cannella) ottenendo così un prodotto nutriente, energetico, ma ricco anche di numerose proprietà medicali.

Ignazio Iacono, proprietario del Caffè dell’arte nel centro di Modica, è componente del direttivo del Consorzio e custode di tradizione ed esperienza. Un’arte appresa sin da ragazzino e poi affinata con perizia, fino a raggiungere risultati importanti, con la lavorazione e il confezionamento di circa 50 quintali di cioccolato all’anno. “Il riconoscimento Igp – afferma – servirà a dare una mossa a tutti coloro che producono il cioccolato onestamente, con competenza, dignità e nel rispetto del disciplinare”. A 75 anni si muove con grande dimestichezza tra gli attrezzi del mestiere ed è una fucina di curiosità: non tutti sanno, per esempio, che la carta che si pone sul tavolo per lavorare in maniera artigianale la materia prima, viene da sempre applicata sul petto febbricitante dei malati, a piccoli quadrati, affinché il cioccolato rimasto, sciogliendosi col calore del corpo, agisca da espettorante e liberi le vie respiratorie.

 

(Foto di Salvo Gravano)

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